martedì 16 settembre 2008

LA PAROLA AI GIOVANI


Riceviamo e pubblichiamo
LE MARCHE COME LA CINA, FERMO COME IL TIBET
Giovedì scorso abbiamo manifestato davanti al Palazzo della Regione Marche per i diritti umani in Tibet, bloccando la visita dell’ ambasciatore in Italia della Cina, nemica della Chiesa e della libertà.
Sun Yuxi aveva programmato di visitare gli stabilimenti di alcune industrie centrali negli assetti di potere regionali, accompagnato dal presidente Spacca, profeta dell’ internazionalizzazione che permette alle imprese di ridurre i costi di produzione, chiudendo i battenti e andando a cercare manodopera altrove, senza poi reinvestire un soldo sul territorio, pur avendo usufruito dei finanziamenti regionali.
Questa politica rappresenta solo un consociativismo, identificato con la sinistra, lontano dai cittadini, che deve essere combattuto e a cui abbiamo l’ occasione di essere alternativi, con le prime elezioni provinciali del Fermano.
In tutta la nostra regione governa il partito del soldo, quel comitato d’ affari che a livello provinciale e regionale ha distrutto la piccola impresa, chiuso gli ospedali, frammentato la società civile, aggravato la crisi economica, ignorato ogni forma di sussidiarietà, negato a questo territorio la possibilità di esistere come entità visibile per non raccoglierne mai le istanze.
Ora il Popolo della libertà ha l’ occasione di liberare il territorio restituendolo alla comunità.
Noi speriamo che dal centrodestra la campagna alle porte venga letta in questa chiave, perché si capisca
l’ importanza di fare fronte comune. Se qualcuno volesse estremizzare la concorrenza per
la candidatura, trasformandola in scontro e indebolendo il fronte, potrebbe essere scambiato per un soldato dell’ esercito nemico.
Credo di parlare a nome dei giovani di tutti i giovani del Pdl se dico che quanti hanno lavorato in questi anni per costruire questa grande opportunità chiedono ora ai vertici di portare il dibattito sulle cose da fare, sui progetti, sui contenuti,
sulle visioni di una classe dirigente che vuole la vittoria.

Gualberto Vitali Rosati
Dirigente provinciale di Alleanza Nazionale e di Azione Giovani

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Vergogna a voi che state ancora al capezzale di fini e dei suoi colonnelli venduti...

http://it.youtube.com/watch?v=ztjABes858Y

Vergognatevi e basta!

Anonimo ha detto...

Lettera aperta ad ogni Italiano
Riflessioni sull' anti-fascismo
Carissimo,


non ti scrivo per riaprire il dibattito sul ventennio fascista, non credo infatti che questa debba essere la mia prima preoccupazione di eletto nelle istituzioni e di dirigente politico. Penso piuttosto che sia materia per gli storici e, da questo punto di vista, mi riconosco appieno nelle posizioni di Renzo De Felice e Gianpaolo Pansa. Penso anche che sia materia sulla quale, giustamente, si interrogano le più alte cariche istituzionali, che in questo modo cercano di portare a compimento il difficile processo di pacificazione nazionale. Ti scrivo invece a proposito del dibattito sulla necessità o meno di dirsi anti-fascisti, per condividere con te alcune riflessioni.


Circa due anni fa, non nel 1943, il più importante sito della rete antifascista italiana, Indymedia, pubblicò un articolo di commento a una iniziativa di Azione giovani di Roma e ritenne utile mettere vicino al mio nome anche il mio indirizzo di casa, con l'evidente intento di puntare l'indice contro di me e di indicarmi come bersaglio da colpire. Ho pensato: “Come potrei aderire alla cerchia dei miei aguzzini? Come potrei dichiararmi antifascista?”. Ma sono andato oltre per non farne una questione personale.


Mi sono ricordato poi che negli ultimi 5 anni, non nel 1943, almeno per una ventina di volte le nostre sedi sono state bersaglio di assalti, devastazioni, attentati incendiari, da parte di personaggi che si vantavano di essere antifascisti. Mi ci vedi a tirare le bombe molotov contro una sede di partito? Addirittura contro una sede del mio partito? Mi sono detto no, non posso essere antifascista. Poi riflettendo ho fatto autocritica e ho pensato che magari sono troppo legato a questa idea delle sedi quelle che una volta si chiamavano "sezioni". Allora sono andato avanti.


Mi sono ricordato, però, che negli ultimi cinque anni, non nel 1943, i ragazzi di Ag in tutta Italia hanno subito numerose aggressioni nel nome dell'antifascismo, aggressioni verbali e fisiche, bastonate, sprangate per capirci. Ti sembra possibile che il presidente di Azione giovani a Roma si aggiri per la sua città a sprangare i propri ragazzi? “No, non posso proprio essere antifascista”, ho pensato ancora fra me e me. Poi per non lasciare nulla di intentato ho detto magari sono troppo sentimentale, così legato a questi ragazzi con i quali condivido un percorso umano prima che politico.


Sono andato un po' indietro nel tempo fra gli anni Settanta e Ottanta, comunque non nel 1943, e mi è venuto alla mente che alcune decine di ragazzi come me, che facevano quello che faccio io oggi, sono stati uccisi dall'odio degli antifascisti e francamente a quel punto sono crollato.


Ce l’ho messa tutta per trovare un motivo valido per essere antifascista ma non l'ho proprio trovato anzi ne ho trovati molti per non esserlo.


A questo punto ti prego di capirmi e con me tutti i ragazzi di Azione Giovani. Prego Dio affinché ci dia la forza di perdonare chi in nome dell’antifascismo ha ucciso giovani vite innocenti; ma cerca di comprenderci noi non possiamo essere, non vogliamo essere e non saremo mai antifascisti.


Federico Iadicicco

(Presidente Azione Giovani Roma)

Anonimo ha detto...

L'Italia sembra condannata a rimanere inchiodata per l'eternità a polemiche catacombali . Durante il suo viaggio in Israele il sindaco di Roma Alemanno si è rifiutato di considerare, in blocco, il fascismo "il male assoluto" condannando invece, senza se e senza ma, le leggi razziali. Apriticielo. Tutte le suorine di sinistra (oltre che la comunità ebraica), sono risorte, indignate. Veltroni ha affermato: «Non è possibile scindere le sue cose» e, non contento si è dimesso dal Museo della Shoah («Mi ferisce quel tentativo di esprimere un giudizio "doppio" sul fascismo»). Un deputato Pd: «Difficile poter definire come "male assoluto" politico un'esperienza politica che per vent'anni ha soppresso le libertà». E così via.
Prima di addentrarci in ragionamenti più complessi facciamo una riflessione semplice. Il fascismo negli anni Trenta ebbe un consenso quasi plebiscitario ("Gli anni del consenso" di Renzo De Felice). È ragionevole pensare che tutti i nostri nonni o padri (non parlo del mio che fece quindici anni di esilio per fuggire al fascismo, dico in generale) fossero tutti dei mascalzoni, dei seguaci del male assoluto, e quindi "male assoluto" essi stessi; mentre noi figli o nipoti saremmo tutti migliori di loro? Ma andiamo.

Il "male assoluto" non esiste. Non nella testa di chi lo concepisce. Per Hitler il "male assoluto" erano gli ebrei. Vogliamo metterci, concettualmente, al suo livello? In realtà la categoria del "male assoluto" è una creazione recente, di derivazione americana, che ha la funzione strumentale di farci sentire - poichè ci contrapponiamo al Male - dalla parte del Bene e incapaci di fare il Male. Una divisione così manichea è puerile e, oltretutto, non aiuta a capire perché si crearono certi fenomeni storici.

Il fascismo fu una dittatura. Ma ebbe perlomeno un'idea di Stato e di Nazione che cercò di realizzare con una certa pragmatica coerenza. Ebbe una politica nient'affatto stupida in campo economico, amministrativo e sociale. L'Iri quando fu creato, nel 1933, fu un'intelligente risposta alla gravissima crisi economica che aveva scosso l'America e l'Europa dopo la crisi del '29. Nel dopoguerra democratico divenne quel baraccone spartitorio che ha sperperato centinaia di migliaia di miliardi.La burocrazia. Mussolini ebbe l'intelligenza di tenere in debito conto la burocrazia perchè si rendeva conto che nessuno Stato può reggere senza una burocrazia efficiente. E un tecnico come Beneduce ebbe carta bianca. Il fascismo sfruttò con una certa duttilità le possibilità dirigentistiche insite in un sistema dittatoriale.

Gli anni Trenta in Italia furono poi un periodo di straordinaria vivacità culturale non solo nei settori tradizionali della letteratura e della pittura ma anche in quelli più moderni dell'architettura e dell'edilizia sociale fino a discipline attualissime come il design industriale (qualcuno ricorderà, forse, la mostra milanese "Annitrenta in Italia" del 1982). Insomma il fascismo non fu solo retorica, propaganda slogan, labari e fasci. Anche se, naturalmente, tutte queste cose ci furono e umiliarono l'intelligenza, oltre che la libertà, degli italiani. In una prospettiva storica delle distinzioni vanno fatte e non si può condannare in blocco il fascismo come "male assoluto" solo perché fu una dittatura (peraltro la meno sanguinaria" del '900 anche se ebbe anch'essa i suoi crimini infami: oltre alle leggi razziali quelli compiuti fra gli altri, su Gramsci, su Gobetti, sui Rosselli).

Altrimenti dovremmo concludere che a tutta la storia dell'umanità (Cesare, Impero romano, i re medioevali di diritto divino, Napoleone) ha vissuto nel "male assoluto" fino all'avvento del Bene, la Democrazia.

Un'altra polemica catacombale è stata scatenata dalla frase del ministro La Russa, che durante le celebrazioni dell'8 settembre, presente Napolitano, ha chiesto rispetto per i militari della Rsi. Possibile che sia così difficile capire che mentre i partigiani si battevano per la libertà, altri giovani italiani andarono a morire per Salò in nome di valori, l'onore e la lealtà, che allora avevano un significato? Infine trovo grottesco celebrare l'8 settembre, il giorno del "tutti a casa", il giorno della vergogna italiana quando dopo aver confermato lealtà all'alleato (Badoglio: «La guerra continua a fianco dell'alleato tedesco») lo pugnalammo alle spalle mentre era impegnato in una lotta per la vita e per la morte. Con quell'alleato non bisognava allearsi. Ma non c'è niente di nobile, nè da celebrare, nell'aver cambiato campo, passando con i vincitori nel momento in cui si profilava la sconfitta.