lunedì 20 settembre 2010

TE LO DIAMO NOI IL CUP. D'ANNA SOLLECITA UNA CLASS ACTION


Centro Unico di Prenotazione della Regione Marche (CUP Marche): alle parole della politica i cittadini (re)agiscano con i fatti.




Scuse, rimpalli, giustificazioni al nepotismo, incontri inutili e soldi spesi (male) per un servizio che non funziona e che continua a non funzionare.



Da lunedì 13 settembre (giorno dell’inaugurazione o dell’inizio del disastro!) il Centro Unico di Prenotazione (CUP) Marche continua a “mietere vittime” tra i cittadini privati della possibilità di curarsi a seguito di prestazioni mediche che non possono essere prenotate perché il servizio non funziona.



Al sit in di sabato scorso, per il rilancio del Sanata Croce e contro l’ospedale Unico, molti dei partecipanti mi hanno chiesto chiarimenti anche in merito al CUP Marche evidenziandomi esperienze personali o disagi subiti da parenti ed amici.



Ho raccolto la preoccupazione, mista a rabbia dei cittadini ed ho voluto rendermi conto personalmente di quanto mi è stato riferito sul servizio “non” reso (ma pagato) ai cittadini telefonando personalmente al numero verde del CUP. Un disastro!



Ho strutturato le iniziative di carattere politico, ma volendo dare risposta ai cittadini (contribuenti ed elettori) di ogni estrazione politica presenti all’incontro di sabato scorso ho chiesto all’Avv. Enrico Panero di Urbino, di esprimersi in ordine all’osservanza dei contenuti e dei livelli di prestazione dei servizi erogati dal Centro Unico di Prenotazione della Regione Marche (CUP Marche) approvato dalla delibera di Giunta Regionale n° 1111 del 15 ottobre 2007.



Non solo quanto è accaduto è contrario a quanto promesso dagli slogan resi pubblici all’utenza “Prenotare visite ed esami sanitari nelle Marche è semplice e gratuito” ma gli accadimenti relativi al CUP Marche comprimono i principi generali in materia di sanità pubblica secondo cui “Il Servizio sanitario nazionale (SSN) italiano è un sistema pubblico di carattere universalistico e solidaristico, cioè garantisce l’assistenza sanitaria a tutti i cittadini senza distinzioni di genere, residenza, età, reddito, lavoro. Il SSN assicura un accesso ai servizi nel rispetto dei principi della dignità della persona, dei bisogni di salute, di equità, qualità, appropriatezza delle cure e economicità nell’impiego delle risorse. I cittadini esercitano la libera scelta del luogo di cura e dei professionisti nell’ambito delle strutture pubbliche e private accreditate. [omississ]”.



Altresì risultano disattese le prescrizioni secondo cui “Le Regioni hanno la responsabilità diretta della realizzazione, del governo e [...] gestione e alla valutazione della qualità delle prestazioni sanitarie nel rispetto dei principi generali fissati dalle leggi dello Stato”.



Inoltre, pare approssimativa e superficiale la valutazione, ed il successivo inserimento nel capitolato d’appalto, delle chiamate giornaliere in entrata al CUP Marche nonché lesiva dell’efficienza e dell’efficacia dell’azione amministrativa.



Con l’introduzione anche in Italia della CLASS ACTION (o azione collettiva), è garantita una nuova forma di tutela degli interessi del cittadino nei confronti della Pubblica Amministrazione affinché possa essere ripristinato il corretto svolgimento della funzione o la corretta erogazione di un servizio di cui risultano utenti.



Pertanto, analizzata la finalità dell’istituto (CLASS ACTION), gli ambiti tutelati, i presupposti per promuovere l’azione si ravvisa la possibilità concreta di promuovere l’azione collettiva contro l’ inefficienza delle amministrazione regionale e dei concessionari del servizio pubblico (CUP) attraverso la disciplina processuale prevista. [ Diffida – Termini per adempimento – Conciliazione art. 3, commi 1-3 D.Lvo 198/2009]



Parallelamente all’azione politica (auspicabilmente trasversale in quanto il diritto alla salute non può avere connotazione partitica) i cittadini potranno agire sulla condotta sin d’ora tenuta dalla Regione Marche (Assessorato alla Sanità) per un risultato diverso dall’azione, inefficiente, dell’amministrazione sui disguidi del CUP Marche.



Potranno quindi determinare una pressione sul dirigente responsabile prevedendo anche implicazioni di responsabilità erariale, sollecitare il ripristino della erogazione del servizio pubblico contenuto nelle determinazioni dell’amministrazione regionale e favorire la trasparenza sull’attività della Regione.



Per la Costituzione della Repubblica il diritto alla Salute è “diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività”. A seguito degli ultimi avvenimenti chi si rivolge al CUP Marche ha il “dovere fondamentale di godere di buona salute nel proprio interesse”!





Giancarlo D’Anna



Vice Presidente Commissione Sanità Marche














3 commenti:

Anonimo ha detto...

A fano per il noto problema della piscina Salvalai, il pd locale ha chiesto le dimissioni dell'assessore allo sport,sarà invece il caso di chiedere le dimissino delòl'assessore alla sanità dopo il flop del cup.

giancarlo ha detto...

cotta e mangiata

Anonimo ha detto...

prima non c'era