martedì 25 marzo 2008

CONTESTATA L'ACCENSIONE DELLA TORCIA OLIMPICA

NE AVEVAMO PARLATO IN TEMPI NON SOSPETTI DI BOICOTAGGIO DELLE OLIMPIADI, IN POCHI AVEVANO CREDUTO NELLA BATTAGLIA A FAVORE DEL POPOLO TIBETANO. OGGI I FATTI CI DANNO RAGIONE E SIAMO MOLTI IN PIU', SPERIAMO ARMATI DI CONVINZIONE.
Tibetani in esilio denunciano: monaci torturati nelle prigioni di Lhasa



Olimpia, 24 Marzo 2008

Nell’antica città di Olimpia i raggi del sole, come vuole la tradizione, hanno ancora una volta acceso la fiamma olimpica. Nel corso della cerimonia ufficiale, alla quale hanno assistito il presidente del Comitato organizzatore dei Giochi di Pechino Ling Qi e il presidente del Comitato Olimpico Internazionale Jacques Rogge, tre attivisti appartenenti al gruppo Reportèrs sans Frontières sono riusciti a dispiegare, alle spalle di Ling Qi, uno striscione sul quale erano raffigurate, al posto dei cerchi olimpici, cinque manette su sfondo nero. Sono stati prontamente fermati da alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine, presenti sul posto con l’imponente spiegamento di un migliaio di poliziotti. La televisione cinese ha censurato le immagini della protesta.

“La fiamma olimpica è sacra e i diritti umani lo sono ancor di più” - ha spiegato un rappresentante di Reportèrs sans Frontières -, “non possiamo permettere che il governo cinese faccia suo questo simbolo di pace senza denunciare la drammatica situazione dei diritti umani in Cina e Tibet”. Arrestati anche alcuni tibetani con passaporto svizzero, tedesco e americano che hanno cercato di far sventolare alcuni striscioni e bandiere tibetane lungo le vie di Olimpia, nel primo tratto della marcia della fiaccola tra le strade della città.

Il presidente del CIO, Jacques Rogge, dopo aver affermato che “non è il caso” di parlare di boicottaggio dei Giochi, ha fatto sapere che il Comitato Olimpico si sta cautamente adoperando presso Pechino per una pacifica soluzione del problema tibetano.

Di tutt’altro tono la presa di posizione del presidente del Parlamento Europeo, Hans-Gert Poettering. Nel corso di un’intervista rilasciata ad un quotidiano tedesco si è dichiarato favorevole all’ipotesi del boicottaggio dei Giochi. “Pechino deve prendere una decisione ed aprire immediatamente i negoziati” - ha affermato. “In caso contrario il boicottaggio può essere giustificato. Desideriamo il pieno successo dei Giochi ma non a costo del genocidio culturale dei tibetani”.

Mentre Pechino, malgrado le proteste che da tutto il mondo si levano, non ha rinunciato ad includere il Tibet e il monte Everest dal percorso della fiaccola, il governo tibetano ha pubblicato un elenco dei primi quaranta morti accertati a seguito della repressione cinese seguita all’insurrezione di Lhasa e delle regioni limitrofe.

Tibetani in esilio denunciano: monaci torturati nelle prigioni di Lhasadi Nirmala Carvalho
Tutti i gruppi tibetani parlano di oltre 100 morti e migliaia di feriti e arrestati, di torture e continue brutalità. Pressanti appelli alla comunità internazionale perché la Cina fermi la repressione e sia disposta un’indagine. Fermata la Marcia pacifica da Dharamsala (India) al Tibet.


Dharamsala (AsiaNews) – “Ogni giorno riceviamo notizie di nuovi morti a Lhasa, monaci e suore sono torturati in modo inumano”. Urgen Tenzin, direttore del Centro tibetano per i diritti umani e la democrazia, dice ad AsiaNews che è “sconvolto per la brutalità degli omicidi”. “Per protesta i nostri seguaci si sono tosati il capo, dopo una preghiera il 20 marzo a Dharamsala. Il 22 marzo anche molti membri del Parlamento tibetano in esilio si sono tosati la testa”. Da Dharamsala (India), il governo tibetano in esilio chiede a Pechino l’immediato rilascio dei tibetani arrestati, cure mediche per le migliaia di feriti e l’accesso dei media alle zone delle violenze.

Il Comitato per la solidarietà tibetana, che raccoglie diversi dei maggiori gruppi pro-Tibet, parla di oltre 140 morti accertati e 1.100 arresti, con migliaia di morti e detenuti non conosciuti. Gli arrestati sono portati in prigioni lontane, perché quelle di Lhasa sono piene, e subiscono torture giustificate con le esigenze delle indagini. Oltre 450 feriti non ricevono le cure necessarie. In Cina in molte zone abitate da tibetani la gente si riunisce per pregare tutti insieme, come a Kardze, Chamdo e Golog il 20 e 21 marzo.

Anche Dhondup Dorjee , vicepresidente del Tibetan Youth Congress, parla ad AsiaNews di “oltre 100 tibetani morti accertati e migliaia tra feriti e arrestati. Riceviamo tante fotografie di morti a Lhasa e queste fotografie raccontano la storia di una brutalità senza limiti dei cinesi contro i tibetani”. “Questa brutale violenza del regime cinese dimostra la mancanza di legittimità della dominazione cinese in tutte le 3 province tibetane”. “Siamo grati a Sua Santità il Papa per avere ricordato il Tibet nel messaggio pasquale”.

In Cina le proteste pacifiche iniziate il 10 marzo (anniversario dell’occupazione cinese del 1959), si sono svolte in più di 20 contee, non solo in Tibet ma anche nelle parti tibetane delle province di Gansu, Sichuan e Qinghai. Ora tutti i gruppi pro Tibet invocano un intervento della Nazioni Unite e dei governi per chiedere a Pechino la fine delle violenze e il rilascio dei detenuti, l’accesso della stampa internazionale e una missione che accerti quanto è avvenuto.

Ieri a New Delhi vari gruppi tibetani durante una protesta hanno innalzato 15 bandiere nere, in ricordo dei 15 giorni di repressione. Il Comitato organizzatore della Marcia pro Tibet ne ha disposto la temporanea sospensione, accogliendo gli inviti del Dalai Lama. La marcia, che vuole portare centinaia di tibetani in esilio dall’India alla loro Patria quale richiesta di maggiore libertà, è giunta a Roper nel Punjab.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Dai Giancarlo ti conviene a parlare delle Olimpiadi che ci fai più bella figura(anche se è comunque un argomento importante).

Nell'incontro ad Apecchio ti sei dimostrato una vera delusione politica...mi hai perfino detto di tagliare il discorso visto che ti dava fastidio...Dopo che non hai avuto nemmeno l'educazione di invitarmi hai avuto anche la sfacciataggine ti chiudere il mio discorso...non l'hanno fatto quelli di Forza Italia ma l'hai fatto tu;che delusione!
Hai detto che ti sei ricreduto nel PDL ma non hai spiegato a nessuno la tua scelta, tantomento a chi si è fatto un culo come un calzetto per te...come me!

Sei una vera delusione umana, oltre che politica!


Saluti da chi ancora ci crede.

Giacomo Rossi

giancarlo ha detto...

Caro Giacomo, te ne sei voluto andare da A.N. ed hai fatto bene se credi che quella sia la scelta giusta per te.Te ne sei andato ma agisci come se fossi ancora in Alleanza Nazionale visto che ti offendi se non ti invitano alle riunioni di A.N. di cui non fai più parte e dopo che non perdi occasione di prendertela contro il tuo ex partito in modo pesante.Hai detto bene tu, ieri ad Apecchio, invece di fare delle domande come stabilito, hai iniziato "un discorso" sconslusionato che tra l'altro aveva solo l'obiettivo di fare una sterile polemica nel quale sei maestro. Risultato tutti hanno apprezzato i vari interventi meno il tuo e forse questo ti ha dato fastidio.Per questo mentre te ne andavi incazzato a casa a scrivere queste righe risentite diverse persone che si erano allontanate da A.N e dalla politica si riavvicinavano dimostrando che l'arroganza e la presunzione di avere sempre ragione si torcono contro chi le pratica. Ti ringrazio per la lezione sul comportamento e educazione, apprezzabile l'intento ma forse necessiti di qualche corso di recupero. Mi dispiace di averti deluso ma allo stesso tempo mi fa piacere di aver rivisto tanti e non solo di Apecchio che delusi da qualche altro si erano allontanati e che sono tornati ad impegnarsi politicamente, liberi da una presenza attiva ma indisponibile ad un confronto sereno, civile ed educato. Così è la vita, a volte le cose non vanno come uno crede. Infine mi dispiace che la Santanchè ti abbia fatto un bidone, l'avrei ascoltata con attenzione.Per quanto rigurda le mie e tue scelte ne abbiamo già parlato e se vuoi ne riparliamo sai come e dove contattarmi.