mercoledì 20 giugno 2012

Sanità,Marche Nord la verità a galla.


Quando nel 2009 ed esattamente il 15 settembre alle 16.27 l'Assemblea Legislativa delle Marche si apprestava a votare la costituzione dell'Azienda Ospedali Riuniti Marche Nord, all'improvviso come se fosse scattato l'allarme antincendio dei 40 consiglieri regionali presenti, ben 18 uscirono dall'aula consentendo così il voto positivo dell'assemblea ( 20 favorevoli, 2 contrari D'Anna e Bucciarelli)tutto il Pdl, escluso il sottoscritto uscì dall'aula in compagnia di tre esponenti del centrosinistra tra cui l'ex presidente del consiglio regionale Minardi.

Nei mesi precedenti la votazione, ci furono le audizioni della commissione Sanità propedeutiche la votazione in aula. Si tennero a Pesaro con l'obiettivo di ascoltare pareri e proposte dei sindaci sulla “costituenda” Azienda .Come confermano i verbali, pressoché inesistente la presenza dei Comuni invitati c'erano solo Urbino,Pesaro e Pergola il resto non si è visto ne sentito. In quella sede, e cito ancora il verbale il presidente della Commissione Lucchetti disse in modo molto chiaro che l'operazione serviva “per rafforzare lo status del San Salvatore perché non aveva i numeri e le caratteristiche dell'Azienda”

Se non si parte da qui difficilmente si capisce quello che sta avvenendo e quello che potrebbe accadere.

E' di questi giorni la notizia del rischio”commissariamento” dell'Azienda Marche Nord tanto che il Direttore Aldo Ricci, oramai più esperto di un politico scafato nel rigirare le frittate,si è esibito nel solito show delle eccellenze . In realtà la situazione è ben diversa se, l'assessore Parasecoli si dichiara a favore del ritorno di Marche Nord alla gestione Asur con relativo abbandono dello status di Azienda.

Ma il carico da 90 arriva dai dirigenti, quelli che secondo una circolare interna dovrebbero starsene buoni buoni. Ebbene costoro hanno “invitato l'assessore regionale alla sanità Almerino Mezzolani a incentivare gli investimenti in tecnologie e personale” evidentemente spinti dalla presa d'atto che alle promesse di trasformare Marche Nord in qualche cosa di completamente diverso dalla semplice unione di Pesaro e Fano si contrappone una realtà ben diversa che è quella che specifica in modo chiaro la Determina di Giunta regionale n. 62 del gennaio 2012 ove a pagina 6 dell'allegato si legge a proposito:”una unica realtà ospedaliera che concentri su di sé tutte le eccellenze attualmente esistenti”Una bella differenza dai proclami del passato nei quali si parlava di Marche Nord come di un muro per bloccare la mobilità passiva. Come di un Torrette 2. Oggi più modestamente si parla di Marche Nord e dell'Ospedale Unico come di una scelta necessaria per risparmiare..

Ma i dirigenti non ci stanno, tanto che nel loro comunicato precisano “Un ospedale che per carenza di personale non può esprimere tutte le proprie potenzialità tutto l'anno rischia di nascere male con conseguenze negative che possono diventare irreversibili.”Sante parole che in pochi hanno ostinatamente continuato a ripetere anno dopo anno specie nell'approssimarsi del periodo estivo.



Le conclusioni dei dirigenti però non convincono quando chiedono che:”il nuovo ospedale sia realizzato nel più breve tempo possibile”.Non convincono perché oltre alla determina 62 che prevede ”una unica realtà ospedaliera che concentri su di sé tutte le eccellenze attualmente esistenti”c'è il Piano Socio Sanitario ancora più chiaro quando stabilisce che che per Marche Nord si prevede:” la realizzazione di una struttura unica per la copertura del bisogno di cura e assistenza al livello minimo di area vasta”.Queste sono le “lastre “da esaminare, se si valutano quelle di altri non si riesce a curare il malato.

Ma il destino è già scritto e solo chi non si documenta o fa finta di non conoscere può continuare a sostenere il percorso intrapreso dalla regione Marche. Il destino è quello che vede risparmiare sul resto della regione ad iniziare dalla nostra provincia a vantaggio di Ancona dove il Piano Socio Sanitario prevede la concentrazione di ulteriori risorse che vanno ad aggiungersi all'attuale 70% del bilancio della sanità nel capoluogo di Regione . Il resto è alchimia, non solo politica. Se realmente si vuole incidere sulle scelte attuali e future è necessario che l'Area Vasta, le Aree Vaste, acquisiscano personalità giuridica come prevede una Proposta di Legge di cui sono primo firmatario. Senza Personalità giuridica saremo costretti a subire imposizioni dalla Regione com'è sempre accaduto e come quanto sta accanendo conferma , nero su bianco e non sulle ipotesi o fantasie.

Giancarlo D'Anna

Vice Presidente Commissione Sanità Marche

1 commento:

Antonio Colucci ha detto...

Ma è auspicabile o deleterio coltivare l'aspettativa di avere al nostro livello provinciale un ospedale che abbia come quello di Ancona le cosiddette alte specialità? E' possibile che in una regione di un milione e mezzo di abitanti ci possano essere 2 cardiochirurgia o 2 neurochirurgia o 2 centri per trapianti? Sono reparti che per essere efficienti ed efficaci devono disporre di una casistica di interventi che travalichi l'ambito provinciale. Ed è possibile illudersi di fare concorrenza in questi settori ad Ancona o alla Romagna che hanno già una consolidata esperienza? La migrazione dei pazienti verso le strutture ospedaliere fuori della nostra provincia non avviene per casi di cui si occupano le alte specialità, ma per patologie affrontate da comuni reparti di ortopedia o similari.Il problema in questo caso non è quindi dovuto al fatto di non avere un ospedale nuovo o moderno, ma di non aver rimpiazzato quelle rinomate professionalità che l'ospedale di Fano ha avuto in passato con personalità dello stesso calibro. Se l'ospedale o gli ospedali della provincia di Pesaro debbano avere come compito i livelli minimi di assistenza di area vasta questo non fa scandalo, quello che i cittadini chiedono è che questo compito venga eseguito in maniera eccellente, parola fin troppo abusata a sproposito, ma in questo caso la uso per rimarcare che eccellente può essere la cosa più umile se fatta con impegno e competenza. Il dirigente sanitario regionale Carmine Ruta invece ha sempre parlato di nuovo ospedale giustificandolo con il motivo che prevedendo sempre minori apporti economici dallo Stato bisogna razionalizzare e diminuire la spesa ed un unico ospedale serve a questo obiettivo. Quindi non arricchisce l'offerta ospedaliera, ma la snellisce rendendola mano costosa a suo dire. Il problema è che per rendere più snello l'ospedale bisogna parallelamente irrobustire le altre strutture di continuità assistenziale, cosa di cui nulla si scorge all'orizzonte. Insomma ci vuole un piano complessivo e strategico di tutta la rete di servizi provinciale di cui gli ospedali sono un tassello, sicuramente importante, ma non unico.