venerdì 29 giugno 2012

MEDICI E TERRITORI IN RIVOLTA


SANITA', I MEDICI MINACCIANO SCIOPERO I CITTADINI SI ORGANIZZANO I TERRITORI SI SOLLEVANO.


D'ANNA,ASUR E AREE VASTE SI CONTRAPPONGONO. ECCO GLI EFFETTI DEL PIANO SOCIO SANITARIO.

L'operazione è riuscita ma il malato è morto. Mai detto fu più azzeccato per rappresentare la situazione che sta vivendo la sanità nelle Marche alla luce della “cura” del Piano Socio Sanitario.

Quei suggerimenti migliorativi, di associazioni, enti, volontari, sindacati emersi dalle centinaia di audizioni della Commissione Sanità, propedeutiche alla presentazione in Consiglio regionale, e rimaste lettera morta per la caparbietà di chi aveva redatto il Piano di non modificare quanto proposto, stanno tornando prepotentemente a galla tanto che non passa giorno che non ci siano proteste, incontri, manifestazioni alle quali troppo spesso si accodano tardivamente quanti quel Piano Socio Sanitario l'hanno condiviso.

Quanti sono stati tacciati di demagogia per aver denunciato l'incapacità del tardivo Piano (è arrivato in aula con tre anni di ritardo) di risolvere i problemi del mondo sanitario, oggi hanno perso il conto di quanti si sono accorti che quella cura e sbagliata con gravissime conseguenze per il “malato”.

Tanto che, consiglieri regionali di maggioranza, che quel Piano l'hanno votato “convintamente” oggi li vediamo presentare tardive interrogazioni alla Giunta piuttosto che interrogare se stessi sul perché hanno consentito, col loro voto, un'operazione tanto avversata dalla gente e oggi anche dai medici. Ma stesso discorso si potrebbe fare nei confronti di esponenti di diversi minoranza doppiogiochisti..

Infatti tra le lacrime di coccodrillo di chi quel Piano l'ha condiviso e venduto come la panacea di tutti i mali come stella polare della sanità del futuro, quotidianamente si sollevano le grida di realtà territoriali. Da quelle che ospitano i piccoli ospedali a quelle che hanno ospedali di medie dimensioni (piccoli anche quelli secondo il sottosegretario Polillo) come pure i medici delle Marche (aderenti ad una decina di sigle sindacali)arrivati a minacciare”azioni clamorose”mettendo in discussione precarietà,primariati senza concorsi, la non copertura del turn over dei medici che vanno in pensione, con tutto quello che comporta. E qui apro una parentesi che riguarda quanto rimane dell'Ospedale di Fano. Già perché alle evidenti penalizzazioni che il nosocomio fanese ha subito e continua a subire a vantaggio di Pesaro si devono aggiungere anche le questioni legate ,nel giro di breve tempo, al pensionamento di diversi primari che lavorano al Santa Croce, ospedale che contrariamente a Pesaro ha un numero elevato di primari che si avvicinano al pensionamento ed è evidente che la mancata sostituzione di questi ultimi sposterà ancora di più su Pesaro il controllo di quello che doveva essere una equa distribuzione di competenze e ruoli tra le due città.

Ma la cura Piano è fallita in modo evidente anche sulle competenze e sui rapporti tra Asur e Aree Vaste creando lotte interne e guai all'esterno, evidente conseguenza della mancata attribuzione di personalità giuridica alle Aree Vaste richiesta a più voci, proposta con emendamenti in consiglio e poi bocciata e oggi trasformata in proposta di legge sottoscritta dal coordinamento di Azione Marche composto da D'Anna, Romagnoli, Silvetti e Marangoni.

Se poi ci caliamo nella realtà della provincia di Pu la situazione è ancora più seria.

L'Azienda Marche Nord si sta rivelando per quella che era, cioè il rafforzamento della Azienda San Salvatore a discapito non tanto e non solo di Fano, principale vittima sacrificale come accadde all'ospedale Mondolfo a suo tempo, ma di tutto l'entroterra. Se ne stanno accorgendo anche quanti erano stati sconsigliati ad aderire all'individuazione di un'area per l'ospedale unico.

Non sappiamo se quell'ospedale sarà costruito, non c'è chiarezza su dove eventualmente sorgerà. Una cosa è certa, che dal punto di vista amministrativo l'ospedale unico già esiste ed è Marche Nord e se “complice”la crisi economica si deciderà, com'è previsto, di ridurre ulteriormente i posti letto e servizi a quel punto potremmo vedere i servizi accorpati in“vecchie” strutture e l'unica “grande novità” dopo tanto discutere sarà quanto è scolpito nel Piano Sanitario e cioè “Un'unica struttura per il livello minimo si cura e assistenza su Area Vasta”. Da questo ciclo vizioso se ne esce ridiscutendo Marche Nord e assegnando la personalità giuridica alle Aree Vaste. Il territorio deve prendersi il diritto di scegliere il proprio futuro.

Giancarlo D'Anna

Vice Presidente Commissione Sanità

1 commento:

Antonio Colucci ha detto...
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