venerdì 18 settembre 2009

OSPEDALI RIUNITI : OPERAZIONE TRASPARENZA

PUBBLICHIAMO IL VERBALE DELL'AUDIZIONE DELLA COMMISSIONE SANITA' DELLA REGIONE MARCHE A PESARO L'INCONTRO SI E' TENUTO IL 3O MARZO 2009 CIOE' 6 MESI PRIMA DEL VOTO DELLA LEGGE.

Assemblea legislativa delle Marche
V COMMISSIONE CONSILIARE PERMANENTE
Sicurezza sociale (Servizi sociali, Assistenza sanitaria e ospedaliera, Assistenza sociale)
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A U D I Z I O N E
Proposta di legge regionale n. 249/09
“Istituzione dell’Azienda ospedaliera Ospedali Riuniti Marche Nord”
Primo incontro …………………………………………………………… pag. 2
• Direttori generali Aziende sanitarie
• Direttori Zone territoriali dell’Asur
Secondo incontro ……………………………………………………….. pag. 14
• Conferenza dei Sindaci Asur – Zone territoriali n. 1, 2, 3
Terzo incontro …………………………………………………………….. pag. 21
• Organizzazioni sindacali regionali e provinciali
Quarto incontro …………………………………………………………… pag. 29
• Organizzazioni sindacali medici di categoria e
sanitaria professionale tecnica amministrativa regionale
Quinto incontro …………………………………………………………… pag. 34
• Associazioni di tutela
Lunedì 30 Marzo 2009
Sala Conferenza delle Autonomie “A. Bei” Pesaro
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Primo incontro
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Presidente della V Commissione
Marco Luchetti
PRESIDENTE. …(accensione tardiva del microfono)… complessiva della ree
ospedaliera regionale che scaturisce anche dagli orientamenti del Piano sanitario, quindi
per la rilevanza di questa scelta la Commissione ha ritenuto necessario approfondire con
tutti i soggetti interessati del territorio (sia di Fano che di Pesaro ma anche quello del
restante territorio provinciale) un approfondimento per capire quali possono essere i
risvolti di una scelta di questo genere, o meglio, gli sviluppi della sanità pesarese che oggi
tiene conto di un assetto che con questa scelta verrebbe in qualche modo ad essere
rivisto in maniera profonda.
Come sappiamo ogni volta che si tratta di ospedali si parla di decenni-quindicenniventenni,
quindi speriamo che le scelte che sono state fatte anche nell'accordo di
programma, firmato con il Ministero della sanità e il Ministero dell'economia e del tesoro,
dovranno metterci nelle condizioni di operare al meglio. Anche perché speriamo che per i
nuovi ospedali non si dovranno affrontare le stesse lungaggini che si sono avute per la
costruzione dei vecchi, mi auguro che l’esperienza ce lo abbia insegnato.
Lo stesso accordo di programma impone una collaborazione finanziaria da parte della
Regione e delle Aziende sanitarie, quindi oggi siamo in grado di poter parlare anche con
notevole certezza della possibilità di raggiungere questo obiettivo.
I relatori della proposta di legge in esame sono la Consigliera Mollaroli per la
maggioranza e il Consigliere Tiberi per la minoranza.
E' un testo che sicuramente andrà un po’ rivisitato, nel senso che alcuni aspetti
lasciano perplessi, pertanto potremmo affrontarli anche grazie al vostro apporto.
Questa mattina abbiamo fatto un calendario di incontri, il primo di questi è con i
Direttori generali. Abbiamo pensato di affrontare questa tematica con i soggetti più
interessati, ma i Direttori generali delle Aziende sanitarie sono quelli che sul territorio
presidiano di più la sanità, per usare un termine per conto della Regione.
Avevamo invitato anche il Direttore dell'ASUR, uno degli attori che dovrà partecipare
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insieme alla zona di Fano e alla zona di Pesaro. Il dott. Malucelli mi ha telefonato
dicendomi che sarebbe stato presente con il Direttore sanitario e con il Direttore
amministrativo, ora non li vediamo, ma speriamo che arrivino.
Ora direi di iniziare questo nostro incontro affidando a voi la parola per i suggerimenti.
Sapete che in sede di audizioni non possiamo sviluppare grandi dibattiti, stiamo qui per
ascoltare i soggetti interessati e per cogliere suggerimenti ed indicazioni.
Gabriele RINALDI (Direttore generale Azienda Ospedaliera San Salvatore di Pesaro).
Credo che questo sia un passaggio ulteriore rispetto a quelli già iniziati un po' di anni fa.
Nel senso che il lavoro fatto tra l'Azienda ospedaliera e le Zone 1, 2 e 3 e con il
coinvolgimento dei professionisti, ha rappresentato sì un lungo passaggio ma che ha
consentito di costruire una rete di integrazione tra i professionisti ed identificare quelle
dimensioni e quegli spazi comuni in cui la sanità deve crescere.
Il lavoro che è stato fatto negli ultimi due anni, di cui posso rendere testimonianza
diretta, è stato proprio quello di un coinvolgimento, ovviamente a livello di direttori di
struttura, per far sì che il lavoro che veniva fatto in comune avesse una esplicitazione
ancora più chiara. Quindi il lavoro dell'integrazione, fatto con i primi undici gruppi poi con
gli altri sei che si sono aggiunti successivamente, ha proprio rappresentato questo
passaggio.
Alcuni di questi gruppi hanno dato dei risultati più evidenti, altri hanno avuto un po' più
fatica nel partire, però per ognuno di essi c'è stata una condivisione, alcuni risultati che
hanno portato ad un aumento di quelle prestazioni che è stato possibile erogare, abbiamo
potuto contare sulla collaborazione dei professionisti che hanno deciso di scommettere le
loro storie, di mettere in discussione il loro modo di lavorare, di condividere le risorse
all'interno di tutta l'area vasta.
Sono convinto che quasi i cinquanta degli incontri che abbiamo fatto in questi due anni
con i professionisti abbiano portato a risultati significativi ed importanti. In questi percorsi si
poteva fare di più? Sicuramente. Si poteva fare meglio? Forse. Però secondo me un
lavoro importante è comunque stato fatto.
Ogni gruppo attivato ha prodotto insieme ai Direttori di zona vari documenti, inviati alla
Regione, in cui sono state esplicitate per filo e per segno le attività fatte.
E' chiaro che quando si parla di percorsi di questo genere è impegnativo e complicato.
Ora mentre stiamo continuando a fare questo tipo di attività, il disegno di legge che ci
è stata proposto è scuramente un ulteriore salto di qualità. Quindi, anche sulla scorta del
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lavoro fatto, ci siamo sentiti in condizioni di scommettere e di poter fare un ulteriore salto
avanti. Sicchè l'integrazione, la messa in comune e la costituzione di un'Azienda
ospedaliera riunita tra l'ospedale di Pesaro e l'ospedale di Fano nell'ottica dell'area vasta
secondo me rappresenta un passaggio importante.
E' evidente che dovremo lavorare sull'atto aziendale nel quale verrà identificato come i
servizi in funzione di questa nuova entità dovranno essere ridisegnati. Entità che per
definizione rappresenterà un’ulteriore crescita e un punto di riferimento per quanto
riguarda l'area vasta, ma soprattutto se verrà pensata in termini di intensità di cure, di
nuovi modelli che si orientino all'identificazione dei bisogni dei pazienti dove le
organizzazioni e le strutture si devono disegnare intorno a questi servizi.
Credo che questa sia la strada verso la quale ci indirizza il disegno di legge di cui
stiamo discutendo oggi.
Per quanto riguarda il ruolo che sto svolgendo in questo momento, il pensiero di
orientarsi per intensità di cure, di orientarsi su una unica azienda che deve aiutare a
governare il territorio nella parte nord, penso sia un passaggio ineludibile e assolutamente
necessario.
Credo che avere una struttura ospedaliera che si possa articolare su queste due
piattaforme, e tra esse ci comprendiamo quella di Muraglia, identificando con correttezza
le intensità di cure e i servizi in comune – che è un po' la strada che abbiamo provato ad
intraprendere in questi mesi – rappresenti davvero una grande opportunità.
Certo, se anziché guardare avanti ci si attarda nel guardare indietro, cioè che cosa
poteva succedere o altro, non ci porta da nessuna parte.
Abbiamo i professionisti che hanno dimostrato la loro disponibilità, abbiamo la
Regione che ci dà un supporto ulteriore per questo sviluppo, quindi abbiamo una bella
opportunità.
Ragionare per le intensità di cure porterebbe quest'Azienda abbastanza avanti rispetto
al panorama nazionale; di queste cose molto si parla, poi quando vai a stringere ti accorgi
che non sono tante le realtà che sono già disegnate in questo modo.
Ripeto, noi abbiamo una grande possibilità, abbiamo due stabilimenti ospedalieri
importanti che se messi insieme possono fare ancora meglio. Su che cosa? Migliorare i
servizi, aumentare l'attività, laddove possibile ridurre i tempi di attesa come ci si aspetta,
migliorare l'efficacia degli interventi.
Se faremo le cose con efficacia e con efficienza, cioè se faremo bene le cose giuste,
credo che di conseguenza avremo anche una buona ricaduta in termini di economicità.
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Quello che ci ha guidato nei lavori di questi mesi è stato esattamente questo, cioè
cercare di fare le cose giuste e di farle bene poi l'economicità ne verrà di conseguenza,
quindi averle messe in quest'ordine è una scelta precisa. Inoltre penso che lavorando in
questo modo staremo anche più attenti ad un’equità nell'accesso e anche a tutti quegli
aspetti che riguardano i valori e l'etica professionale che quando ci siamo messi a tavolino
ci hanno sempre guidato.
Dunque questo è quello che ho provato a leggere negli articoli che abbiamo studiato
in questi giorni. Certamente l'atto aziendale che guiderà, e per il quale il Servizio salute ha
la responsabilità, dovrà declinare i titoli principali poi calati nella realtà.
Pensando a questo incontro mi sono venute in mente queste cose, quelle cioè che ho
condiviso in tutti gli incontri con i professionisti e su cui abbiamo trovato anche un
consenso, al di là di mettere in discussione le proprie storie.
Queste sono le impressioni che mi sono sentito di dire alla Commissione su questo
disegno di legge.
PRESIDENTE. Ha la parola il dott. Ricci.
Aldo RICCI (Direttore zona territoriale n. 3 di Fano-Fossombrone-Pergola). Il dott.
Rinaldi ha già fatto tutta la cronistoria che è sicuramente importante. Nel senso che questo
atto è la fase finale di un processo che parte da lontano - come ha ricordato il Presidente -
e che negli ultimi anni ha portato a far sì che i professionisti delle tre Zone di Pesaro
lavorassero insieme per degli obiettivi comuni. Questo è il risultato più importante – citato
bene dal dott. Rinaldi - che ha fatto sì che si sia lavorato sul contenuto in attesa di
discutere del contenitore. Altrimenti sarebbe stato un processo che partiva dall'alto e che
poi bisognava far crescere una cultura che, invece, in questi anni è cresciuta insieme
grazie al lavoro dei professionisti.
Voglio introdurre alcuni dubbi che sono nati dopo l'uscita della proposta di legge.
Il primo riguarda l'aspetto strutturale. La proposta di legge parla di ospedali riuniti
Fano-Pesaro. Sappiamo che c'è una discussione in atto nelle Istituzioni di Fossombrone
perché in questa nuova azienda ospedaliera si è aperta una proposta di inserimento
dell'ospedale di Fossombrone.
Personalmente sono d'accordo perché a livello strutturale l'ospedale di Fossombrone
è un gioiello, è una struttura che può ben ospitare attività che non trovano giusta
collocazione nei due ospedali, strutture che hanno dei problemi strutturali dato il loro anno
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di nascita. Quindi in un discorso – come diceva prima il dott. Rinaldi - di integrazione per
intensità di cure vedo bene anche l'ospedale di Fossombrone.
Altri problemi posti dai professionisti. Il primo problema è quello di avere un’idea di
quello che succederà al momento della costituzione dell'azienda ospedaliera. La domanda
che fanno a Fano – non a Pesaro perché è chiaro che la collocazione è all'interno di
quell'azienda ospedaliera – è “ma noi dove lavoreremo?!”.
Qual è il problema? E’ che Fano ha un organico omni-comprensivo anche per
Fossombrone e Pergola. Quindi nel momento in cui andremo a costituire questa nuova
azienda dovremo pensare di farla accompagnare da un processo di nuova pianta
organica, che può essere già prevista dall'atto aziendale e che poi tenga presente che ci
sarà del personale che dovrà confluire nella nuova azienda e altro personale che invece
dovrà rimanere nella Zona.
La cosa importante che nasce anche da un'osservazione dei nostri professionisti è
che in questi anni abbiamo effettivamente lavorato in rete, nel senso che ormai non è un
problema per il professionista spostarsi tra Fano, Fossombrone e Pergola. L'osservazione
che ci è stata fatta anche nell'ultima riunione dal dott. Gazzelli è che dobbiamo cercare di
non perdere questa cultura di rete con la costituzione di un'azienda ospedaliera. Questo
vuol dire che nel momento in cui si costituirà l'azienda ospedaliera bisogna prevedere
degli atti istituzionali convenzionali oppure degli accordi per far sì che non decuplichiamo
gli organici ma rendiamo possibile questo lavoro integrato anche con la costituzione
dell'azienda ospedaliera.
Queste sono le osservazioni principali, poi è chiaro che ci sono altri problemi, ma
penso che a questo il dott. Ruta avrà già pensato.
La nascita dell'azienda ospedaliera fa sì che per esempio per la Zona 3 bisogna
andare a fare un’attenta analisi di tutti i beni immobiliari, sapere quali transiteranno
nell'azienda ospedaliera e quali rimarranno nella Zona. Cito per tutti l'ex ospedaletto dei
bambini pensato come area parzialmente edificabile per poter avere delle risorse da
investire, parte per il Santa Croce, e qui va bene, ma parte per RSA che rimarrebbe nella
Zona, ecco, queste cose bisogna pensarle per tempo altrimenti potrebbero nascere dei
problemi istituzionali e giuridici.
Cosimo ARGENTIERI (Direttore Zona territoriale n. 2 di Urbino). La Zona n. 2
comprende anche Sassocorvaro e Cagli nonché tutta l'area del Montefeltro, ha
un'estensione di 1.410 chilometri quadrati.
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A me interessa sottolineare alcuni aspetti che fanno parte dei contenuti del metodo di
come siamo arrivati - come ha detto prima il dott. Rinaldi e il dott. Ricci -, perché mi
sembra particolarmente importante, quindi li pongo sul fatto che è una zona periferica che
ha collaborato insieme a Pesaro e Fano nell'ambito dell'area vasta. La visione più volte
sottolineata è che l'interesse che si ha all'interno della sanità è quello di accentrare alcune
attività, alcuni presìdi, ma al tempo stesso avere un livello alto di pianificazione e di visione
della sanità. Quando all'inizio partecipavo a questi gruppi ero un po’ perplesso, mi
domandavo che cosa ci stavo a fare nell'ambito di un rapporto fra strutture ospedaliere
specifiche, infatti non si parlava sostanzialmente di integrazione di Pesaro-Fano-Urbino
come ospedali bensì si diceva all'interno dell'area vasta.
Credo che questo passaggio vada tenuto presente altrimenti rischieremmo di fare
semplicemente una mera manovra tattica vista dal punto di vista strutturale. Nell'ambito
della nostra discussione – che è poi ciò che è venuto fuori in questa legge – è emerso che
qualsiasi processo di integrazione, fatto all'interno di un'area ed in modo particolare dentro
la regione Marche, non può non portare con sé considerazioni di costi e benefici e di utilità
per l'intera collettività.
Ecco perché all'interno di queste logiche sono stato contento di partecipare come
Urbino. Infatti, magari grazie a chi era esterno all'interesse particolaristico, è più sentito il
concetto di rete clinica, di rete di assistenza, di rapporto socio-sanitario, ovvero in che
modo si sviluppa l'entroterra nel momento in cui c'è un qualcosa che si integra a livello
della costa. E' un'integrazione che, fra l'altro, come diceva giustamente il Presidente
Luchetti, nasce da anni di lavoro, non da oggi, quindi devo ringraziare in quanto l’atto di
questa regione ha il coraggio di dire “a questo punto facciamo davvero”.
Quindi di questo provvedimento non possiamo che esserne contenti perché di fatto ci
mette nelle condizioni di lavorare. Infatti spesso nel nostro lavoro, giocando sul discorso
delle responsabilità o quant'altro, si ha difficoltà a muoversi nel quotidiano, mentre quando
ci sono degli atti chiari può dire “a questo punto devo stare dentro questa cornice”.
Ora però non voglio perdere il percorso principale che facevo prima, cioè l'interesse
della collettività dove il concetto di rete clinica, all'interno del quale qualsiasi presidio –
sicchè in questo caso ci sta bene anche Urbino, Cagli, Sassocorvaro (non so
Fossombrone perché non appartengo a questa Zona) – rappresenta un diamante –
volendo usare una metafora -, cioè un punto riferimento all'interno del quale qualsiasi
operato, qualsiasi azione che avviene all'interno di questo diamante, è prezioso come tutti
gli altri punti. Quindi il concetto di hub and spoke.
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All'interno di questa logica (quindi l’atto che sta facendo la Regione lo condivido
appieno) fondamentalmente c'è la riproposizione di una logica di rete. Quindi se uscissimo
da questa logica si rischierebbe di dare letture differenti a questo atto, rischieremmo
ancora una volta – scusate se lo dico – di entrare in particolarismi di un certo tipo, anche
se, per carità, hanno un loro significato di esistere perché ognuno di noi è portatore di
interesse – secondo me non c'è nessuno di noi che non è portatore di interesse, i
professionisti, le parti istituzionali, le parti politiche –.
Ritengo, invece, che da parte della Regione con questo atto ci sia stato un salto di
qualità forte. Magari potrà essere rivisto, rimaneggiato, ma di fatto c'è comunque un
tentativo di far sì che tutti i cittadini che si trovano in qualsiasi parte della regione Marche
possano ricevere un certo tipo di assistenza.
Nella Zona territoriale di Urbino i cittadini richiedono un punto di riferimento chiaro,
che non sia l'Emilia Romagna, che non sia Bologna, che non sia Rimini. Quindi il fatto che
si ha l'intenzione di porre in essere un'azienda importante già pone per una zona esterna
un punto di passaggio determinante in quanto si può avere un punto di riferimento.
Sicchè in tale concetto di rete – ma credo che la Regione stia già lavorando in questo
senso – andrà valorizzato anche l'entroterra.
Mentre venivo qua ripensavo ad alcuni dati che appartengono ad un profilo di salute
che la zona di Urbino produce da circa quattro anni. Il profilo di salute rappresenta la
fotografia del contesto entro cui lavoriamo, allora sono andato a vederlo per capire di cosa
stiamo parlando, perché parliamo sempre del cittadino ma forse a volte non lo conosciamo
neanche. Nella zona di Urbino, in maggior parte nell'entroterra, abbiamo un alto indice di
invecchiamento, patologie croniche degenerative, ma la cosa più sconcertante, che mi ha
lasciato perplesso in quanto appartiene ad una specificità delle aree periferiche, è che
negli ultimi tre anni c'è stato un incremento del mono nucleo familiare, per cui nella logica
che stiamo facendo adesso questo ha posto in essere tutta una serie di problemi.
Nel mio immaginario di aree periferiche e montane c’era il concetto dell'anziano dentro
la famiglia, ora invece l'invecchiamento e il discorso dell'immigrazione ed emigrazione –
perché di fatto oggi cambiano anche i modelli culturali – sta portando in essere che circa il
25-30% dei nuclei familiari sono costituiti da mono nucleo familiare.
Questo significa, a mio giudizio – come ho sentito più volte dire dal dott. Ruta – che
occorre sviluppare quel concetto di rete fino in fondo. Si ha bisogno di avere delle strutture
– questo è il lavoro che è stato fatto collettivamente – che siano punto di riferimento
ospedaliero vero, ma al tempo stesso, per quanto riguarda l'entroterra, non vi è più un
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problema di ospedali grossi o piccoli bensì vi è proprio un problema di rete per quanto
riguarda le emergenze, l’integrazione socio-sanitaria, oltre che la creazione di quelle
macro strutture territoriali che ci permettono di stare vicini al cittadino, un cittadino che è
solo. Di fatto quando parliamo di sanità dobbiamo anche leggere i fenomeni come
avvengono nel nostro territorio, ed in questo momento nel nostro territorio stanno
avvenendo dei fenomeni che secondo me vanno letti sino in fondo - non mi soffermo oltre
su tanti altri aspetti legati a tutta l'area della rete consultoriale, all'area della rete della
medicina di base, ecc - ., come se fosse stato finora l'aria di rispetto dell’ospedale
Abbiamo sempre detto che fondamentalmente ci deve essere una riproposizione del
rapporto ospedale-territorio, quindi questa legge paradossalmente, nel momento in cui
parla di integrazione Pesaro-Fano, pone in essere queste cose, se le leggiamo da un
punto di vista alto e non, ancora una volta, da un punto di vista di rapporto strutturale.
L'audizione è fatta anche per dire cosa va e cosa non va, quindi la seconda parte del
mio ragionamento abbraccia totalmente quello che ha detto prima Aldo sugli aspetti
riguardanti il personale e il monitoraggio delle risorse, però questo già appartiene al lavoro
che si sta facendo.
Di fatto non possiamo non pensare che nel momento in cui poniamo una forte novità,
che si chiama integrazione – l'ho vissuta in altri momenti e in altre esperienze –, poi in
realtà le cose che mettono più in difficoltà sono quelle del quotidiano immediate e
concrete, che hanno a che fare ancora una volta con la risorsa principale del sistema,
quindi con la persona.
Quindi avremmo bisogno di continuare a discutere sull'applicazione della legge,
perché un conto è parlare di legge, un conto è parlare di applicazione. Su questo sono
sempre stato molto attento, a volte abbiamo criminalizzato delle leggi che in realtà
dipendevano da una non perfetta applicazione.
Sicchè il passaggio successivo dovrà essere una corretta applicazione della legge. ,
Pertanto il problema della risorsa umana – e per non utilizzare formule ormai antiquate e
che appartengono a un vocabolario sorpassato diciamo che si tratta di persona –
necessariamente deve vedere tutta quella serie di aspetti legati all'esistenza di un
operatore che deve integrarsi, muoversi, ragionare insieme, quindi partire dal fatto di
spostarsi a più serie strutture ecc., ma anche dal condividere dal punto di vista culturale
tutta una serie di cose. E questo sta già avvenendo all'interno del lavoro iniziato, che per
due anni, appunto, è stato condotto in questo modo.
Così come il discorso delle risorse che ha fatto prima Aldo. E' ovvio che qualsiasi
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legge nel momento in cui viene implementata al suo interno sottintende un forte
monitoraggio delle risorse e in che modo verranno utilizzate.
Io ho partecipato a diversi processi di integrazione quindi posso dirlo, l'ho fatto in
Emilia Romagna, ho partecipato anche ad una prima fase dell'integrazione dell'azienda
Ospedali riuniti Umberto I di Ancona quando ero al Lancisi. Per cui è chiaro che in una
prima fase – anche se è un paradosso – di risorse ce ne vogliono di più. Nel momento in
cui vai a integrare devi prima creare una rete solida, dove magari utilizzi delle risorse in un
certo modo, poi è nella stabilizzazione del processo che avvengono i risparmi, l'efficienza
e l'efficacia organizzativa - come diceva prima il dott. Rinaldi -.
Pertanto già da adesso non mi illudo che in un primo monitoraggio possa succedere
che si spenda un po' di più nella fase iniziale, allora la nostra capacità nell'applicazione
della legge è quella di mettere in moto un monitoraggio, per cui ciò che spendo in più oggi
domani mi ritorna a casa in maniera doppia o tripla a seconda di come vanno avanti i
processi. Non si può pensare che i processi di integrazione a così alto livello di
conservazione di quelli che sono i fabbisogni locali e organizzativi, immediatamente
possano produrre gli effetti e i benefici che tutti si aspettano.
Gianni GENGA (Direttore Zona territoriale n. 1 di Pesaro). Condivido sull'importanza di
questo atto, che di fatto anche formalmente è una tappa importante rispetto a quel
percorso di integrazione sul quale da due anni ci stiamo impegnando.
Rispetto a questo percorso, qualora avessimo la possibilità di parlarne anche con più
calma, vorrei anche dire che, al di là dei dati e dei numeri, i risultati ci sono. Questo
percorso ci ha infatti permesso di mettere attorno a dei tavoli un mondo complesso come
può essere quello sanitario.
Voglio fare due velocissime considerazioni.
Da ora in avanti in questo percorso di integrazione dovremmo essere ancora
maggiormente incisivi. Il nostro sisma non può permettersi di stare alla finestra. Purtroppo
quando ci sono dei cambiamenti importanti ed incisivi il rischio è che troppe componenti
del sistema si mettano in attesa di cosa passa sul fiume, ci si mette un po' sulla sponda,
insomma in attesa di vedere cosa succede.
Noi, invece, dobbiamo essere ancor più incisivi, credo che abbiamo tutte le
componenti e le potenzialità per farlo, altrimenti potrebbe esserci il rischio di
compromettere parte del lavoro fatto.
Altra considerazione. Giustamente in questo percorso di integrazione si dà rilevanza
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alla componente ospedaliera, infatti l'atto va ancor più a configurare il nuovo riassetto della
componente ospedaliera. E come hanno già detto in parte i colleghi, credo che sia
altrettanto importante non abbassare l'attenzione sulla componente territoriale, cioè sulla
messa in rete di tutte le varie componenti del sistema, anche esterne alla componente
ospedaliera, è un presupposto fondamentale affinché il nuovo sistema ospedaliero che si
viene a configurare possa andare avanti.
Adriana MOLLAROLI. Se possibile vorrei sapere come è vissuta questa prospettiva
nel mondo dei professionisti e di tutti i lavoratori tutti.
Aldo RICCI. Il dott. Rinaldi l'aveva ampiamente detto per cui non ci siamo tornati.
Comunque il clima è buono. Dalle riunioni iniziali a quelle attuali abbiamo visto un
cambiamento totale. Nelle prime riunioni vedevamo dei professionisti perplessi, il
problema che si ponevano era “chi comanda fra noi”. Poi una volta capito che il problema
non era questo bensì che si doveva lavorare insieme, questo pregiudizio iniziale è stato
superato. Quindi poi si sono avuti poi dei buoni risultati per i quali abbiamo dimostrato, non
solo dal punto di vista quantitativo ma dal punto di vista qualitativo, che si può lavorare
insieme. Pertanto, ripeto, il clima è buono.
Prima dicevo che le perplessità di Fano sono quelle di capire il domani, non l'oggi,
cioè dove verrò collocato nella nuova azienda ospedaliera. Questo è per Fano – quando
parlo di Fano parlo anche di Fossombrone e Pergola –, come diceva il dott. Genga, ma
non per la parte sanitaria bensì per la parte amministrativa, lì infatti esiste un problema,
perché è evidente che la componente amministrativa dovrà subìre una riorganizzazione,
ovvero una semplificazione delle varie strutture amministrative.
Questo forse è il problema principale che si pone in questo momento.
Gabriele RINALDI. A me preme sottolineare due aspetti. E' evidente che nei momenti
di cambiamento tutti si preoccupano per cercare di capire quale sarà il proprio futuro. Però
quello che si è visto è proprio il cambiamento, il passaggio da una presenza ai tavoli
iniziata con le braccia chiuse e con un distacco, alla voglia, man mano che i gruppi
andavano avanti, di condividere alcune cose.
A me piace ricordare – è chiaro però che rimangono sempre gli episodi che più i fanno
piacere – il collega oncologo di Novafeltria che al tavolo del gruppo in cui c'erano tutti gli
oncologi ha detto “io lassù a volte sono da solo, quindi il fatto di sentirmi parte di percorsi
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clinici, di poter contare su alcune cose, mi fa...”.
Comunque quando si mettono insieme per cinquanta volte delle persone a produrre
dati, a esplicitare le attività, a sapere come vanno, poi è chiaro che ci possono essere
alcune tensioni.
Se invece la domanda era: “ma il livello di condivisione, oltre ai direttori di struttura,
come sta andando?” dico questo. E’ evidente che dentro le organizzazioni man mano che i
messaggi scendono assumono delle deviazioni strane, ma è anche vero che tutti abbiamo
detto che quello che viene dichiarato in un documento sono le uniche cose che hanno una
validazione, mentre tutto quello che non c'è non ha un diritto, talvolta sono solo dei
meccanismi intelligenti di resistenza, oppure per mettersi avanti per evitare che accadano
delle cose.
D'altra parte credo anche – ed è il messaggio che abbiamo dato a tutti – che non
possiamo correre il rischio che il sistema cambi senza di noi. Il sistema sta cambiando, e
non riguarda solo Pesaro, Fano, Fossombrone, Pergola, ecc.., lo vediamo tutti i giorni,
stanno cambiando le necessità professionali, cambiano le attese dei pazienti, cambiano le
velocità con cui vengono diffuse le informazioni, insomma cambia tutto il contesto. Allora
se saremo in grado di accompagnare il cambiamento verremo riconosciuti come valore,
altrimenti il sistema cambierà senza di noi e qualcuno si dimenticherà.
Se alcune discipline professionali – l'esperienza è corrente – non fossero state capaci
di cambiare in corsa il loro mandato probabilmente oggi non ci saremmo più. Pensate alle
malattie infettive. Se le malattie infettive fossero rimaste legate al reparto isolamento come
c'era venti anni fa probabilmente oggi non ci sarebbero più. E’ vero che hanno avuto un
episodio – passatemi il termine – di una malattia infettiva diffusiva piuttosto importante,
però dentro le strutture ospedaliere i servizi di malattie infettive hanno dovuto cambiare il
loro ruolo. Ho fatto questo esempio ma ne avrei potuti citare tanti altri.
Spero che i professionisti abbiano capito lo spirito che c'è dentro questo
cambiamento, e chi lo capisce poi in realtà parte.
Devo dare atto che il dott. Ricci e i suoi collaboratori, ma anche Pesaro, ci hanno
messo molto. Ad esempio, il primo gruppo che era partito fu quello dell'endoscopia, era
partito facendo spostare dei professionisti, adesso si è introdotta una nuova metodica di
diagnosi, l'ecoendoscopia, prima in questo territorio non c’era quindi i nostri cittadini
dovevano rivolgersi altrove. Ciò è stato fatto utilizzando risorse economiche e di spazi
dell'ospedale Santa Croce, mettendo insieme delle risorse umane e professionali di
Pesaro. Quando è stata aperta questa diagnostica i primi pazienti erano di Macerata.
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Credo che questo esempio, che speriamo sia l'inizio, rappresenta il significato di tale
integrazione. Si possono fare le cose insieme? Sì, perché quel gruppo professionale ci
stava, chi ci ha messo gli investimenti ha capito che era da fare a prescindere e che i
servizi crescevano per tutti.
Penso che questo sia lo spirito che dovrebbe passare.
PRESIDENTE. Ringrazio i Direttori dell'apporto che ci hanno dato. Accolgo con
ottimismo quell'impostazione che si vorrebbe dare a questa nuova azienda, che intende
impostare i servizi sull'intensità di cura. Ho qualche dubbio che giuridicamente diventi un
problema, stando le cose così come sono oggi, perché dobbiamo avere il coraggio,
rispetto all'evoluzione della tutela sanitaria, di cambiare alcune questioni. Comunque da
qualche parte si sta sperimentando quindi chi avrà la volontà di integrarsi si integrerà.
Faremo tesoro delle cose che ci avete detto, grazie di questo incontro.
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Secondo incontro
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Presidente della V Commissione
Marco Luchetti
PRESIDENTE. Saluto i Sindaci di Pesaro Ceriscioli e il Sindaco di Urbino Corbucci.
La V Commissione, presieduta dal sottoscritto Marco Luchetti, è presente con il
Vicepresidente Tiberi e con i colleghi Altomeni, Mollaroli e D'Anna. Oggi si intende
svolgere questa audizione su un testo di legge che, come sapete, è stato varato dalla
Giunta regionale e passato alla nostra Commissione che pertanto vuole valutarlo dopo
aver sentito anche le espressioni di tutti gli interessati.
E' un progetto di legge che sta cominciando finalmente a prendere consistentemente
corpo, e al di là del testo così come proposto, dove probabilmente la Commissione
interverrà, sarà comunque un passo significativo verso quell'obiettivo di cui si parla da
tempo. Deve in qualche modo rappresentare una delle prime realizzazioni di quel progetto
di rete ospedaliera che la Regione vorrebbe realizzare.
Come ben sapete abbiamo ancora 35 ospedali, è un'offerta sicuramente superiore ai
bisogni della nostra comunità, quindi pian piano dobbiamo fare in modo che questa
organizzazione, sempre più collegata al suo interno, possa trovare una condizione diversa
proprio per esprimere una qualità più elevata. Ben sapendo che strategicamente già
l'Azienda San Salvatore consiste in un presidio forte, che soprattutto, come si diceva al
tempo della legge n. 13 ma ancor prima della legge 26, doveva essere un presidio per
l'emigrazione del nord dei nostri pazienti. In parte questa cosa non è avvenuta, ma non
solo per effetto del discorso ospedaliero in sé per sé, bensì anche perché sappiamo
perfettamente che abbiamo tutta un'altra partita sanitaria conseguente all'acuzia e al postacuzia
su cui dobbiamo lavorare soprattutto in questo territorio.
Ecco perché ci siamo promessi di fare un confronto con i rappresentati delle Istituzioni
di questo territorio. Avevamo invitato anche il Presidente della Conferenza permanete
regionale – che oggi non è presente ma speriamo di recuperarlo in altre circostanze –
proprio perché questo passo non investe solamente il territorio di Pesaro ma rientra in una
strategia più generale della sanità marchigiana che ha preso il via dalle indicazioni del
Piano.
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Siete voi che avete il polso di questa situazione. Peraltro, tenendo conto che questa
realizzazione coinvolge le coscienze e i consensi di tanta gente sia di Fano che di Pesaro,
quindi se pensiamo che tutto questo sia giusto dobbiamo anche avere il coraggio
…(improvvisa interruzione tecnica di registrazione di circa trenta secondi)…
Lascio a voi la parola.
Luca CERISCIOLI (Sindaco del Comune di Pesaro). Innanzitutto vi ringrazio perchè
rispetto ad una scelta di questo valore un percorso di consultazione che permetta di
portare un contributo alla legge che l'Assemblea legislativa sta per approvare, mi sembra
importante.
Per quanto riguarda il Comune di Pesaro già parlano gli atti di cinque anni fa. Uno dei
primi ordini del giorno promosso dal Consiglio comunale da poco insediato riguardava
proprio l'affrontare i temi della salute a 360 gradi, dalla prevenzione al territorio alla
struttura ospedaliera e al sistema più in generale.
L'obiettivo era quello di uscire da uno stile rivendicativo, per esempio confrontando
quante risorse arrivano a Pesaro, quante ne arrivano in Ancona, quante persone svolgono
un servizio con determinati risultati qui e quanti là, ecc., che aveva un po' contrassegnato
la modalità di lamentarsi della sanità nel nostro territorio, ad un atteggiamento più
propositivo di quella che poteva essere una prospettiva complessiva per il tema della
salute e quale ruolo potevano svolgere le strutture presenti nel territorio della provincia.
C'era quindi l'idea di proporre una visione di salute in termini regionali facendo giocare
un ruolo all'azienda ospedaliera, al territorio, ecc.. Sicchè fin dal primo documento di
cinque anni fa si auspicava l’idea di integrare le strutture ospedaliere di Pesaro e Fano
verso gli ospedali riuniti.
C'era la consapevolezza che giocare in maniera integrata su un sistema permette di
liberare risorse non per risparmiarle ma per investirle in ulteriori servizi, qualità e risposte.
All'interno c'era il tema del centro unico di prenotazione, della riabilitazione, della
conclusione dei cantieri. Molte di queste cose in questi cinque anni sono diventate realtà,
vedi i cantieri chiusi, l'ultimo che si chiuderà sarà quello del DEA, poi ci sono stati servizi
attivati, Galantara ospita la riabilitazione che non c'era, neo-chirurgia è a un passo al
diventare operativa, come dicono quelli della protezione civile, in termini di emergenza
(h24).
Quando abbiamo visto la Giunta regionale proporre questo disegno di legge abbiamo
capito che anche questo punto elaborato negli anni stava andando a maturazione.
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Il tempismo secondo me è stato perfetto, perché dopo un paio di anni che si ragionava
sui tavoli di prospettive, obiettivi, ecc., la Giunta nell’esprimersi in maniera così chiara ha
dato una mano grossa al processo. Sapete che quando le cose che si trascinano nel
tempo poi il rischio è di non crederci più.
Quindi è stato il momento giusto in quanto ha dato concretezza al percorso e ha
rafforzato la convinzione di un lavoro positivo per risultati che riteniamo siano utili per tutto
il territorio.
Voglio ricordare che fin dall'inizio coinvolgemmo l'Assemblea dei Sindaci a livello
provinciale. Ritenevamo il percorso di integrazione fra le strutture di Pesaro e Fano non
solo non si limitava all'interesse dei due Comuni, non solo come presidio a nord della
regione, ma dell'intero territorio provinciale. Per cui tale metodologia di far avanzare
questo percorso coinvolgendo l'intero sistema a mio giudizio ha pagato sin dall'inizio. Non
è un fatto estemporaneo arrivato all’improvviso una bella mattina, ma è il risultato di un
percorso che ha coinvolto tutti i soggetti giusti. Soggetti che in questo percorso un punto di
rafforzamento dell'intero sistema che non andava a togliere alle necessità delle aree
interne, anzi, poteva giocare un ruolo positivo. Ovvero che poteva trovare all'interno del
territorio quelle risposte che oggi sono solo fuori dalla nostra provinciale chiarire anche il
valore di presìdi come quello di Urbino, di cui poi penso parlerà meglio di me il Sindaco
Corbucci.
Quindi per noi è una scelta coerente dentro un percorso meditato da almeno cinque
anni e che ha visto fin dall’inizio il coinvolgimento dei vari attori politici e dei professionisti
su una logica di area vasta, quindi non coinvolgendo solo due città ma tutto il territorio.
Non vorrei sbagliarmi ma mi sembra che gli ultimi ordini del giorno votati abbiano
avuto un consenso più largo – manderò alla Commissione gli atti che parlano meglio di
quello che posso dire ora al microfono – quindi anche da un punto di vista politico lo
scenario di chi era d'accordo si è allargato.
Sicchè non posso che confermare quello che il Consiglio comunale ha detto per
cinque anni, ovvero una valutazione estremamente positiva di questo percorso, ci
terremmo di arrivare fino in fondo per vedere e praticare questo risultato.
Franco CORBUCCI (Sindaco del Comune di Urbino). Grazie innanzitutto per questa
opportunità. E' chiaro che parlare degli ospedali riuniti di Pesaro per me significa parlare
anche della sanità di questa provincia.
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PRESIDENTE. Corbucci, ospedali riuniti Marche nord!
Franco CORBUCCI. Va bene, Pesaro-Fano, ci siamo capiti! Ho sempre pensato che
bisognava ragionare della sanità della nostra area vasta, della nostra provincia. Quindi
l'interesse per questa questione non può essere relegata ad un ambito ristretto bensì ad
una visione complessiva.
Ho sempre detto che due strutture ospedaliere così vicine potevano sicuramente
ragionare di lavorare insieme qualora si verificasse la condizione di mettere insieme
risorse, non di creare duplicazioni o quant'altro. Cioè doveva servire per creare una
struttura all'altezza del servizio da dare alla popolazione. Tanto è vero che in questi luoghi
c'è stata sempre l'esigenza forte sia di tamponare le uscite verso il nord della regione che
di alzare il livello di sanità e quindi di prestazioni.
Secondo me questo processo, iniziato dall'integrazione fino ad arrivare molto
probabilmente ad un unico ospedale, è l'unica garanzia per provare ad innalzare questo
livello di prestazioni che sono interesse di tutto il territorio.
In questo senso l'ho sempre visto, anzi, ho anche compreso che molto probabilmente
questo potesse creare anche dei risparmi in termini di risorse che poi potrebbero servire
per un rilancio ulteriore della sanità e per garantire quello che serve nel territorio.
Infatti c’è anche il problema “nelle terre alte” – mi dicono che non devo chiamarlo più
entroterra ma terre alte, io le chiamo terre più alte, colline un po' più alte – dove vivono
100 mila persone, dove comunque un presìdio forte ci deve essere se non altro per tutta la
questione dell'emergenza-urgenza, per le acuzie, ecc..
E' chiaro che investire nel territorio significa anche fare un servizio per innalzare la
qualità della prestazione del polo Pesaro-Fano.
Il rischio di Ancona, infatti, è sempre stato quello, si è intasato completamente di tante
questioni, ha avuto difficoltà ad emergere come polo di specializzazione proprio perché
era diventato un ospedale intasato di tanti filtri, che potevano essere invece sviluppati dal
territorio.
Allora penso che il ruolo di Urbino in questo contesto si possa rafforzare proprio
perché per posizione orografica ha una funzione indiscutibile ma nello stesso tempo può
veramente servire per quel filtro necessario affinchè si possa innalzare la qualità della
costa.
Inoltre ho sempre immaginato che il sistema rete voglia anche dire che chi sa fare
qualcosa lo debba mettere a disposizione di un territorio. Quindi la questione dell'azienda
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ospedaliera che diventi veramente un'azienda ospedaliera non l’abbiamo mai contrastata,
anzi, è un'opportunità per tutti in termini di risposta sanitaria. Sapendo che il rischio più
grosso è che forse c'erano risorse per fare due cose invece di farne una integrata. Il
rischio è che si potevano creare due contrapposizioni dove ognuno voleva crescere, ma
poi nessuno sarebbe cresciuto abbastanza per dare le risposte di cui hanno bisogno le
Marche del nord rispetto al resto. Allora lì sì che si sarebbero distrutte risorse anche a
scapito del territorio. Quindi bisogna tenere conto del territorio, perché c'è gente che da
Mercatello sul Metauro, da Lamoli o da Cagli per arrivare qui ci mette un’ora-un’ora un
quarto.
Questa è la visione che ho, quindi mi sembra che dentro questo documento ci sia
questa idea di sanità.
Carmie RUTA (Dirigente Servizio Salute Regione Marche). Con i Sindaci ci siamo
incontrati tante volte, quindi dico solo poche parole, voglio solo rassicurare sul percorso.
Il fatto che fin dall'inizio nel Piano sanitario abbiamo detto che dovevamo differenziare
e integrare significava proprio che a nord come a sud delle Marche c'era, appunto, un
problema di differenziare e integrare. Questo per rispondere non tanto a un problema che
parte dall'offerta dei posti letto, ma quanto dai flussi di pazienti che si muovevano
attraverso mobilità passiva o risposte inadeguate rispetto ad alcune specificità cliniche.
L'altra cosa che si è sempre detta è che tutta la dinamica dei nodi di rete avveniva
dentro il tema delle aree vaste, quindi non si dimenticava il fatto che nasceva
un'integrazione più forte di due strutture Pesaro-Fano ma che tutto nasceva all'interno di
una logica dell'area vasta.
Quindi area vasta significa soprattutto quello che stiamo facendo oggi, attenzione
all'urgenza-emergenza, attenzione al territorio, attenzione all'integrazione socio-sanitaria,
attenzione alle dinamiche di prevenzione.
Tanto è vero che questo è l'altro tema su cui nei giorni scorsi – forse i miei colleghi
non l'hanno detto – abbiamo lavorato pesantemente con ogni area vasta, con i documenti
delle cabine di regia e i documenti e i progetti fatti a livello territoriale. Questo è forse un
dato ancora più importante della stessa evoluzione dei singoli nodi di rete.
Noi stiamo lavorando – domani saremo a Macerata, l'altro giorno sono stato ad Ascoli,
San Benedetto e Fermo – integrando con i contenuti delle cabine di regia le attività che
vengono fatte a livello territoriale. Questo è fondamentale dirlo altrimenti non si capisce.
La stessa delibera di studio dell'area montana significa soltanto che abbiamo cercato
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di trovare la logica di servizio, sempre dell'urgenza emergenza, del territorio e anche
dell'integrazione socio-sanitaria, a livello montano. Perché? Perché analizzando i dati ci
siamo accorti di due cose fondamentali: dei flussi che cominciano a muoversi anche
intorno al 27% di mobilità passiva dall'area montana delle Marche verso Perugia e Foligno;
inoltre che non è vero che la dinamica epidemiologica e anche gli stili di vita dell'area
montana sono molto diversi da quelli della fascia adriatica. Non è vero che
tendenzialmente il connettivo dell'area montana - il dott. Argentieri prima ha citato i dati
che io ho dato loro - sia molto diverso dal punto di vista dell'evoluzione di quello dell'area
adriatica. Però il problema è che mentre nell'area adriatica hai dei servizi comunque sui
centri vicini, nell'area montana questo invece può diventare un problema molto serio dal
punto di vista della qualità della vita e di fragilità.
Volevo rassicurare che nella logica di creare questi nodi di rete, quindi il passare,
come ha detto il Presidente Luchetti, a delle piattaforme un po' più complesse…, badate
bene, abbiamo un'evoluzione tecnologica e scientifica che è sempre più evoluta,
l'endoecografia nasce soprattutto perché ci sono tecnologie che stanno confluendo. Inoltre
non dimentichiamo che i prossimi documenti che usciranno dal Ministero per il federalismo
prevedono 3 posti letto per mille abitanti, 130 ricoveri per ogni mille abitanti e 108 DRG,
ottime attività di produzione ospedaliera che vanno fuori dall'ospedale. Quindi qui non
possiamo dire che ci piace o non ci piace, ma dobbiamo dire come farlo.
Oggi siamo a 4 posti letto ogni mille abitanti, dobbiamo arrivare ad uno standard di 4-
5, 180-160 ricoveri per ogni mille abitanti, dobbiamo arrivare a 130, poi 108 DRG che
escono, il che vuol dire che tante attività oggi fatte a livello ospedaliero non saranno più
pagate, se non a livello ambulatoriale e con tariffe molto diverse.
Quindi non posiamo scegliere, possiamo decidere solo come farlo e con quale
velocità lo facciamo, ma non possiamo più pensare che il sistema resta fermo.
Allora di qua c'è la consapevolezza degli operatori. Quando questa mattina i Direttori
di Zona dicevano che c'è consapevolezza è perché si sa perfettamente che si deve
gestire, altrimenti si subisce. Guarda caso le piccole strutture sono tutte quelle marginali
rispetto all'area vasta.
Faccio un esempio. L'altro giorno ero a Fermo, però, a parte Fermo, i problemi dove
sono? A Sant'Elpidio a Mare, Montegiorgio, cioè in tutte le aree di confine tra l'area vasta 4
e 3. Se vado a vedere l'area vasta 2 e 3, Porto Recanati, Osimo, sono tutte lì a confine,
ma se guardo verso l'area montana, con grande preoccupazione dico che nel momento in
cui partirà il discorso delle infrastrutture montane, la Quadrilatero, in quell'area ci sarà una
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superstrada di 28 chilometri da Camerino a Fabriano, risono 6 strutture, Matelica con 26
posti letto, San Severino, Tolentino, Camerino, ecc., dall'altra parte a mezz'ora c'è Perugia,
Foligno, Gubbio, che sono strutture solide.
Andando avanti con il Piano sanitario mi sono accorto che ci sono alcune iperdensità,
dei piccoli ospedali proprio nelle zone marginali delle aree vaste, quindi lì ci sono le
famose ridondanze ospedaliere con poca risposta.
Il fatto che ci stiamo concentrando in queste aree intermedie di aree vaste, quindi
l'area montana, ma anche l'area Fermo, Macerata, l'area Ancona-Macerata, è perché sono
tutte quelle aree famose dove si sono aggrappati la metà di questi piccoli ospedali.
Poi abbiamo le aree montane – penso all'alto pesarese –, anche lì ci sono delle
aggregazioni piccole però è più fisiologico, quindi bisogna capire come tutelarle.
Per cui mentre nell'area adriatica dobbiamo razionalizzare, nell'area montana
dobbiamo capire come investire.
Le cabine di regia stanno lavorando tutte per intensità di cura. Per esempio su
urgenza-emergenza non parliamo solo del 118 ma anche del piano eliosuperficie fino alle
Potes. Il discorso delle Potes medicalizzate, delle Potes come strumenti importanti e non
come ripiego è importante. Lo stesso discorso della domiciliarità territoriale, che va fino
alla residenzialità o alla semiresidienzialità, è importante proprio perché sono diversi livelli
di cura. Così le reti cliniche, dalla neonatologia fino alla traumatologia.
Quindi il costruire questi nodi di reti è il lavoro che si sta facendo per area vasta.
PRESIDENTE. Ringraziamo i Sindaci per questo incontro.
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Terzo incontro
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Presidente della V Commissione
Marco Luchetti
PRESIDENTE. La V Commissione è qui a Pesaro per una consultazione dei soggetti
interessati sul testo di legge, varato il 5 febbraio dalla Giunta, che riguarda l'istituzione
dell'azienda ospedaliera Ospedali Riuniti Marche Nord.
La Commissione è composta dal sottoscritto, Presidente Luchetti, dal Vicepresidente
Tiberi, il collega Altomeni, il collega D'Anna che sostituisce il collega Castelli, e la collega
Mollaroli.
Oggi la Commissione intende ascoltare i soggetti interessati, ma siamo disponibili ad
avere il contributo anche da tutti quei soggetti che vorranno mandarci documentazione
adeguata e suggerimenti.
Questo incontro riguarda le organizzazioni sindacali regionali e provinciali sia
confederali che di categoria. Ci dispiace ci siano molti assenti, comunque lascio ora la
parola a Ricci Simona della funzione pubblica Cgil di Pesaro.
Simona RICCI (Funzione pubblica Cgil di Pesaro). Dirò alcune cose a nome della
Confederazione della Cgil di Pesaro ma anche della categoria regionale in quanto su
questo argomento ci siamo sentiti e confrontati peraltro non solo per questa occasione.
Prima di entrare nel merito della proposta di legge oggetto della discussione vorrei
dire un paio di cose riguardo al percorso che in questi mesi abbiamo fatto nell'area vasta
di Pesaro sempre in tema di integrazione sia sanitaria che tecnico amministrativa.
Molte delle cose contenute nella proposta di legge, soprattutto l'obiettivo finale riferito
all'integrazione delle due aziende, dipenderanno da come tale integrazione verrà portata
avanti, da come sarà condivisa e quello che avrà prodotto.
Nei mesi scorsi, anche in seguito alle delibere delle dell'Asur e dell'azienda
ospedaliera San Salvatore ci siamo confrontati, appunto, con le due aziende su alcune
pecche - che poi abbiamo cercato di recuperare dal punto di vista delle relazioni sindacali
– sul tema dell'integrazione in area vasta. Tema che era oggetto del mandato che la
Giunta regionale aveva dato ai due Direttori per avviare questo percorso. Un percorso che
poi avrà, almeno così auspichiamo, uno dei risultati finali nella creazione dell'azienda
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ospedali riuniti.
Di questa sperimentazione e del suo protocollo attuativo, riadottato poche settimane fa
anche in seguito al confronto sindacale delle due aziende, purtroppo nel merito
dell'attuazione delle undici attività, oggetto di sperimentazione sia sanitaria che non –
penso alla formazione –, nulla sappiamo e nulla ci è dato sapere. Nonostante avessimo
chiesto come organizzazione sindacale sia del comparto che della dirigenza di capire, al
di là dei titoli, i contenuti della sperimentazione, il coinvolgimento del personale, le regole
con il quale veniva coinvolto, e soprattutto – questo interessa non solo noi come categoria
ma anche la Confederazione – i risultati di questa sperimentazione.
L'altro giorno durante un incontro sindacale ho detto che l'unico risultato concreto di
questa sperimentazione, che abbiamo visto anche in forma cartacea, è stato quello che
riguarda la formazione del personale che ha prodotto un regolamento in area vasta sulla
gestione, appunto, della formazione sul personale – formazione CM e non solo –. Delle
altre dieci sperimentazioni nulla sappiamo.
Provo a dirne un'altra, che comunque è uno dei temi sui quali la Regione Marche dal
nostro punto di vista giustamente si è spesa di più e che interessa in maniera importante
anche la comunità provinciale, l'utenza in particolare, ovvero il problema delle liste di
attesa e in particolare il bando regionale per il CUP che vede nell'area vasta di Pesaro uno
dei territori nei quali verrà sperimentato.
Al di là di ciò che è consultabile da qualsiasi utente sul sito dell'Asur, cioè le 187
pagine di capitolato, come organizzazioni sindacali, nonostante abbiamo chiesto ad
ottobre 2008 in maniera formale un'informativa sui contenuti dell'appalto, e non solo per le
ricadute evidenti speriamo positive sull'organizzazione del lavoro ma anche per i risvolti
occupazionali di questo appalto sui quali siamo abbastanza preoccupati, perché questo è
uno dei settori sui quali il numero dei precari occupati è piuttosto consistente, a tutt'oggi
non abbiamo ricevuto nessuna informativa sindacale, che peraltro ci spetta da contratto.
La stessa cosa riguarda la sperimentazione in area vasta in tutti i settori tecnici
amministrativi, sui quali mi sembra di capire siamo ancora in alto mare.
Altro elemento che secondo me potrebbe contribuire ad aumentare quello che ho
provato a definire il caos istituzionale organizzativo, che se non ben gestito rischiamo di
produrre in questo territorio provinciale, riguarda la recente delibera della Giunta regionale
sulla sperimentazione nelle tre aree vaste montane, che rischia, a nostro modestissimo
giudizio, di aumentare la confusione istituzionale e organizzativa.
Su tutti questi aspetti, che come potete capire sono assolutamente importanti, il
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coinvolgimento di tutte le organizzazioni sindacali – parlo per la Cgil ma credo che questo
sia un sentimento diffuso – è stato pressoché nullo. Allora non si può, a mio parere,
pensare di portare avanti un progetto importantissimo per il servizio sanitario regionale
senza che ci sia un coinvolgimento adeguato di tutte le organizzazioni sindacali e anche
delle organizzazioni sindacali confederali per gli evidenti risvolti che ha questo progetto
sulla comunità provinciale e regionale.
Quindi mi sento di dire, senza timore di smentita, che questo a tutt'oggi è mancato.
Sulla proposta di legge dico poco.
Al di là della condivisione di massima che come Cgil abbiamo espresso anche
pubblicamente sul progetto dell'integrazione, quindi sulla creazione degli ospedali riuniti,
essa è sintetica, affida in toto il progetto vero e proprio all'atto aziendale che verrà prodotto
e sul quale so che alcuni professionisti stanno già lavorando.
Sia come organizzazioni sindacali di categoria, comparto dirigenza, sia come
organizzazioni sindacali confederali, sull'atto aziendale, sul quale poi verranno costruite le
regole del processo per arrivare al risultato che ci poniamo, chiedo che vengano
individuate delle sedi di confronto, ovviamente con titolarità e compiti diversi, attraverso le
quali accompagnare il progetto. L'atto aziendale va confrontato con le Conferenze dei
Sindaci, con i professionisti per la parte che compete loro, con la politica, con tutta la
comunità locale, però un ruolo lo devono avere anche le organizzazioni sindacali di
categoria e confederali, questo per recuperare, se ce la facciamo e se siamo ancora in
tempo, quel vuoto di relazioni sindacali che fino adesso c'è stato su questo percorso
dell'integrazione.
Laura BIAGIOTTI (Segretario provinciale UIL FPL di Pesaro Urbino). Parlo a nome
della UIL FPL che ha redatto una lettera che pensavo di leggervi e magari
successivamente inviarvi.
“La costruzione di una realtà integrata di eccellenza, quale dovrebbe essere l'Azienda
Ospedaliera "Ospedali Riuniti Marche Nord", che deve rappresentare il punto di
riferimento per la soddisfazione della domanda dei residenti, in modo complementare con
le altre strutture sanitarie del territorio e secondo gli indirizzi del piano sanitario regionale,
orientata ad offrire una gamma completa di servizi che si integrano eliminando così
inefficienti duplicazioni, viene accolta con estremo favore da parte della UIL fpl.
L'obiettivo dichiarato dal piano sanitario regionale di non voler ridurre le strutture ed i
servizi ma piuttosto di "valorizzare e rilanciare i centri di attività con azioni di
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riadeguamento delle strutture, riorganizzazione dei servizi, razionalizzazione delle
risorse, rimodulazione delle funzioni e riqualificazione del personale" con il fine di
migliorare il sistema di erogazione dei servizi ed innalzare il livello di efficienza dei
processi amministrativi, tecnici, logistici non può che essere, ora come in passato,
fortemente condiviso.
Il raggiungimento degli obiettivi dichiarati nel P.D.L. n. 294/2009 viene perseguito
mediante la redazione dell'atto aziendale (Art. 2, secondo comma) mediante il quale sono
individuate le caratteristiche delle due strutture ad alta specializzazione (ex S. Salvatore
ed ex S. Croce), diversificate ed integrate che costituiscono le articolazioni organizzative
dell'azienda, definendone autonomia gestionale ed operativa.
Viene così sottolineata l'importanza e la centralità dell'atto aziendale "proposto"; e
perciò formulato tecnicamente e nei contenuti, dal Dirigente del Servizio alla salute, passato
al vaglio della Commissione assembleare competente e ratificato dalla Giunta regionale.
Tale fase di redazione tecnica dell'atto aziendale determina effetti ed implicazioni che
meritano una particolarissima attenzione nella scelta dei collaboratori chiamati a
progettare le soluzioni tecniche operative che daranno corpo alla nuova Azienda
Ospedaliera. Non potrà essere consentito che aleggi il minimo sospetto che le concrete
individuazioni e specificazioni dell'atto aziendale, invece della valorizzazione di soluzioni
atte a consentire il miglioramento del sistema di erogazione dei servizi e l'innalzamento del
livello di efficienza dei processi, siano invece funzionali al miglioramento della posizione
personale di singoli professionisti coinvolti nella fase progettuale.
Le soluzioni tecniche adottate oltre a perseguire obiettivi di massima efficienza
dovranno presentare anche il massimo livello possibile di trasparenza ed equilibrio ed
essere orientate alla valorizzazione ed al rilancio dei centri di attività di cui il cittadino deve
essere il solo destinatario.
La UIL FPL, nel confermare il proprio sostegno alla realizzazione della
Az.Osp."Ospedali Riuniti Marche Nord", sottolinea il ruolo che intende esercitare nel vigilare
che tali obiettivi non vengano stravolti a fini personalistici.”
Penso di essere stata chiara, sicuramente è un'azione risentita dopo alcuni
provvedimenti presi che penso debbano essere sicuramente discussi.
Paolo BRACONI (CISL FPS). Mi limiterò a parlare molto brevemente della proposta di
legge che ci è stata inviata facendo alcune righe di prefazione sulle quali avrei qualcosa da
dire. La proposta di legge, come è stato già detto, è sintetica quindi lascia poco spazio,
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invece quello che si comprende bene è che il succo della questione è rimandato all'atto
aziendale, dunque è proprio su questo che bisognerà vigilare. Per esempio sulle righe che
accompagnano questa proposta di legge si legge che dovrà esserci un monitoraggio dei
dati e la gestione delle risorse professionali in termini di idonea flessibilità.
La dicitura “in termini di idonea flessibilità”, forse a torto o forse a ragione, a me evoca
un'altra parola, cioè “mobilità”. Quando si parla di gestione di idonea flessibilità è facile che
si vada a finire sulla mobilità del personale.
Sicuramente conclusioni più approfondite e dettagliate si potranno avere dalla visione
dell'atto aziendale, però già il fatto che si accenni a cose di questo tipo fa pensare che
comunque sarà bene vigilare.
Veniamo da esperienze che ci legittimano ad essere un po' scettici, veniamo
dall'esperienza dell'ASUR regionale che comunque qualche problemino lo crea, veniamo
dall’esperienza dell'area vasta che crea più di un problema.
Al momento attuale l'applicazione pratica di questo tipo di organizzazione, secondo
me, al momento attuale sta creando tanti problemi. Ad esempio l'ASUR, che ormai vive da
diversi anni, non è stata capace neanche di stabilire quali sono gli standard assistenziali
da fornire ai degenti negli ospedali. Ci si rifà ancora ai famosi 120 minuti di assistenza, in
alcuni posti sì e in altri no, il personale vive questa cosa con un carico di lavoro eccessivo
sulle proprie spalle, gli infermieri sono chiamati a fare doppi turni, il personale
amministrativo è ridotto al lumicino e tante altre cose.
Siccome veniamo da questa esperienza, quindi è quello che abbiamo tutti i giorni
davanti agli occhi, questa ulteriore cosa non ci vede né contrari né particolarmente
entusiasti, però prima di pronunciarci vorremmo vedere l'applicazione pratica della
creazione dell'azienda ospedaliera Marche Nord.
Ripeto, il timore è che la creazione dell'azienda ospedaliera Marche Nord avrà
comunque delle ripercussioni sul personale, ma speriamo che queste ripercussioni non
siano quelle che fino adesso abbiamo visto per l'ASUR e per la sua organizzazione.
Riccardo MORBIDELLI (Segretario provinciale UIL). Ci sono due aspetti che ci
riguardano direttamente, il primo riguarda i lavoratori della categoria, la contrattazione di
cui alcune problematiche sono stasate esposte dai colleghi delle tre organizzazioni di
categoria.
Il secondo è più generale e ci riguarda come confederazioni in tutela dei cittadini. Noi
all'atto di nascita dell'ASUR unica abbiamo lasciato una lettera di credito aperta alla
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Regione, però, come prima veniva ricordato, non abbiamo colto – probabilmente ci
saranno stati dei risparmi nel bilancio regionale – assolutamente dei miglioramenti rispetto
al servizio per il cittadino. Non decollano il centro di prenotazione unico, le liste di attesa
aumentano, la qualità dei servizi non migliora, è una sanità che dal punto di vista del
sindacato confederale non ci soddisfa assolutamente.
Per quanto riguarda gli ultimi atti di indirizzo cercheremo di capire meglio cosa sta
succedendo per le ASL montane. Non ho ancora letto personalmente – me l'hanno letta
questa mattina per telefono – la delibera della Giunta regionale per la sperimentazione
delle ASL di Urbino, Fabriano e Camerino, ma vorremmo capire bene anche lì.
Chiaramente nel merito della questione non sono assolutamente contrario
all'unificazione degli ospedali Fano-Pesaro, è una discussione che nel sindacato e nella
politica pesarese si fa da tanti anni, però se le premesse sono purtroppo quelle che sono
state sino ad oggi le situazioni attuate siamo preoccupati, perché anche se si fa una cosa
buona si potrebbe ottenere un risultato non eccezionale, magari peggio di quello che c'è
adesso.
Quindi saremo accorti come organizzazione sindacale affinché il tutto si traduca in un
miglioramento dei servizi.
Non è possibile che le liste di attesa di questo territorio siano a livelli di terzo mondo,
la Regione deve intervenire perché tutte le modifiche strutturali che avete fatto non hanno
inciso minimamente in questa direzione.
Come organizzazioni sindacali l'abbiamo detto all'Assessore circa un mese fa, quindi
trascorso un tempo ragionevole saremo costretti, nostro malgrado, a promuovere azioni e
proteste in questo senso. Bisogna migliorare i servizi, bisogna ridurre i tempi di attesa,
bisogna che i centri di potere locali, che ancora rimangono, vengano messi in rete e che i
cittadini abbiano realmente la possibilità di scegliere. Ancora qui si gioca con carte che
sono leggermente truccate, ogni ASUR gestisce il suo centrino di potere, il centro di
prenotazione unica non decolla e la gente è costretta ad andare a pagamento per avere
servizi che gli spetterebbero gratuitamente. Questa è una sanità che non ci soddisfa.
PRESIDENTE. Il dott. Ruta vuole esprimere delle precisazioni su alcune cose dette.
Carmine RUTA. Velocemente per quanto mi compete, non entro nel merito della
trattativa dei rapporti locali, però mi sembra che il dott. Ricci abbia fatto qualche
valutazione ora ripetuta anche dalla UIL.
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Per chiarezza di tutti il tema è stato declinato nel Piano sanitario. Si era detto che si
declinava a livello di programmazione per area vasta le quattro reti cliniche: l'urgenza
emergenza, la prevenzione, il territorio con il socio-sanitario, tutto quello che era il
territorio.
Questo è stato il modello interpretato, a tutt'oggi ci sono ancora riunioni in corso con le
aree vaste riguardo ai contenuti di queste quattro reti – ne ho fatta una nei giorni scorsi
con l'area di Macerata, con l'area di Pesaro-Fano, con l'area di San Benedetto, con l'area
di Fermo –. Questo è il percorso che stiamo facendo proprio perché a livello di Piano
sanitario si era detto che quello era il luogo ideale di programmazione. Perché le ASL o le
vecchie Zone erano troppo piccole dal punto di vista della risposta in senso di efficacia ed
efficienza mentre l'ASUR rappresentava ancora un problema di integrazione troppo forte
per riuscire a raggiungere certi obiettivi.
L'altro tema è che dentro le aree vaste oggi nelle Marche c'è un problema molto forte
di risposta differenziata e integrata di alcuni poli. Questi poli rappresentano le aree di fuga
più importanti, sono l'area nord, l'area sud e anche la fuga verso l'Umbria che è sempre
più importante.
Questa non è una cosa diversa, è che dentro le aree vaste dobbiamo passare ad
avere alcune piattaforme integrate, tecnologiche e professionali importanti per poter
rispondere a quelle che sono le evoluzioni tecnologiche. Per esempio l'endoecografia la fai
se disponi dell'endoscopia, dell'ecografia e di altre tecnologie insieme, quindi oggi c'è una
convergenza tecnologica che la fai soltanto mettendo insieme alcune professionalità e
tecnologie.
Si era detto che dentro l'area vasta non era più possibile avere concorrenza tra
strutture distanti pochi chilometri, soprattutto sulla parte elettiva e non tanto sull'urgenza
emergenza, quindi si era individuata l'area Pesaro-Fano, l'area Ascoli-San Benedetto e
l'area Ancona Sud come future piattaforme tecnologiche professionali.
Questo non è in contraddizione, è una cosa che riguarda l'intera area vasta per
trovare dei nodi di rete importanti.
L'area montana, invece, non è un'altra area vasta, se lei legge bene è uno studio
organizzativo per area vasta. Perché? Perché in questo momento la cosa su cui stiamo
lavorando, e non per fantasia ma perché abbiamo un problema serio sui servizi nell'area
montana, avendo inaugurato il secondo elicottero e una serie di servizi, allora ci rendiamo
conto che oggi un conto è razionalizzare l'urgenza emergenza sull'area territoriale
adriatica, un conto è razionalizzare l'urgenza emergenza nell'area montana. Quindi
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abbiamo collegato l'urgenza emergenza, non solo, perché avendo visto una fuga quasi del
30% verso l'Umbria con lo sviluppo della Quadrilatero – abbiamo problemi di percorsi
verso Perugia o verso Foligno – stiamo cercando di razionalizzare i percorsi nell'area
montana.
L'area montana per definizione è un'area abbastanza marginale rispetto alle città
adriatiche, quindi non è un'altra area vasta, ma uno studio, perché in questo momento
nell'area montana vi è una particolare sofferenza sui servizi.
Servizi che sono di tipo diverso. Ripeto, gestire per esempio le fragilità o la
domiciliarità in montagna è completamente diverso che gestirle nella linea adriatica.
Ho fatto l'esempio questa mattina, tra Camerino e Fabriano, che sono due aree vaste
diverse, distano 27 chilometri, ci sono 6 piccole strutture (San Severino, Tolentino,
Camerino, Matelica, ecc.), però dobbiamo capire come, al di là del fatto che appartengono
a due aree vaste, razionalizzarne i percorsi clinici.
Quindi non è una cosa in più, è una cosa che prevede.
In questo momento il lavoro che si sta facendo è quello di razionalizzare per intensità
di cure – anche questo è un problema che è importante capire –. Cosa vuol dire per
intensità di cure? Vuol dire che a livello di urgenza emergenza si avranno non solo sul 118
o sul decimo livello ma sul primo intervento, sulle potes medicalizzate, sull'elisuperfici,
quindi è un sistema urgenza emergenza che vediamo sempre più omogeneo a livello
regionale.
Stiamo lavorando per intensità di cura sul territorio, dall'ambulatorialità alla
domiciliarità, alla semiresidenzialità, alla residenzialità e alla disabilità. Stiamo lavorando
per intensità di cura sul territorio ma anche sulle rete cliniche, cioè dalla neonatologia, che
è la prima traumatologia legata all'urgenza emergenza, a scendere.
Quindi questo è il percorso che si sta facendo, se poi può sembrare che alcuni atti
siano in contraddizione, ma gli atti hanno ruoli diversi, un conto è una legge, un conto è
uno studio dell'area montana, un conto è l'aggregazione tecnologica di alcune piattaforme,
che oggi sono contigue e duplicate, Pesaro-Fano, Ascoli-San Benedetto e l'ASUR di
Ancona.
Non scendo nel tema della comunicazione locale perché non essendo presente non
mi posso esprimere.
PRESIDENTE. Grazie per il vostro intervento, aspettiamo eventuale ulteriore
documentazione che ci vorrete far pervenire. Arrivederci e alla prossima occasione
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Quarto incontro
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Presidente della V Commissione
Marco Luchetti
PRESIDENTE. La V Commissione è presieduta dal sottoscritto Marco Luchetti,
accompagnato dal Vicepresidente Tiberi e dai Consiglieri Altomeni, Mollaroli e D'Anna che
sostituisce il collega Castelli, ha ritenuto opportuno svolgere sul territorio di Pesaro un
incontro con tutti i soggetti interessati alla proposta di legge ad iniziativa della Giunta
regionale datata febbraio, che propone un progetto molto, molto rilevante del quale se ne
parla già da tempo.
Dato che la Commissione dovrà prendere in esame il testo della legge nei prossimi
giorni abbiamo ritenuto doveroso incontrare tutti i soggetti interessati in modo da recepire
suggerimenti, indicazioni e commenti su questo testo legislativo.
Nel pregarvi, quando prendete la parola, di dire nome, cognome e l'associazione che
rappresentate, vi dico anche che se vorrete farci pervenire ulteriori documentazioni scritte
siete pregati di farlo al più presto in modo che potremo essere in grado di prenderle in
considerazione prima dell'inizio dei lavori che vedranno l'approvazione del testo di legge.
Ha la parola il dott. Mercante.
Oriano MERCANTE (ANAAO ASSOMED). Parlo a nome della segreteria ANAAO
ASSOMED, saluto il Presidente della V Commissione, i Consiglieri presenti e il Dirigente
del Servizio salute.
Usualmente non prendiamo posizione sulle scelte gestionali, in quanto è diritto e
dovere della politica proporre al Consiglio regionale. Non siamo entrati mai in merito alle
scelte politiche di carattere generale come ad esempio la legge n. 13. Abbiamo solo avuto
qualche perplessità sulle aree vaste in quanto erano un passaggio intermedio tra
precedenti proposte alla legge n. 13.
Per quel che riguarda gli Ospedali riuniti Marche Nord, pur non prendendo posizione
esprimiamo parere favorevole, nel senso che rappresentano quello che noi chiediamo da
anni, cioè un aumento della qualità delle strutture, ovvero accorpare e rendere più
funzionali e più efficienti strutture più piccole che da sole non raggiungerebbero volumi
adeguati di prestazioni.
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E' chiaro che gli articoli attualmente proposti sono una prima fase, aspettiamo senza
dubbio l'atto aziendale, ma ci pare comunque un primo passo verso un’effettiva
integrazione non solo funzionale ma futuribile – poi, per carità, la politica vedrà le scelte da
fare –.
Non c'è da discutere di aspetti particolari però in attesa dei futuri sviluppi poniamo
intanto l'attenzione su tre punti.
Trattandosi di costituzione di nuova azienda, non più fatta da una vecchia azienda
ospedaliera e da un presidio ospedaliero dell'ASUR, ci sono problemi conseguenti alle
fusioni – personalmente ne ho vissute un paio, dalle 24 alle 12 e poi lo scorporo dalle
aziende ospedaliere, ecc. –, quindi come organizzazione dei medici chiediamo un rispetto
sostanziale e formale delle prerogative sindacali per quanto riguarda i diritti di
informazione, consultazione, concertazione e contrattazione, questo perché ci saranno dei
problemi sulle politiche del personale.
Siamo un sindacato, è chiaro che l'adeguamento dei fondi dovrà avvenire non al
minimo ma al massimo, quindi cortesemente cercate di provvedere ad un finanziamento
adeguato quando ci sarà la costituzione effettiva.
E' chiaro che chiediamo un rispetto dei ruoli, attualmente presenti nell'ambito
dell'azienda San Salvatore e del presidio di Fano, delle sedi di lavoro e delle prerogative
acquisite.
Queste fasi devono necessariamente passare per una fase di contrattazione
sindacale. E' scontato ma non mi pare fuor di luogo richiamarlo.
Chiediamo anche un'altra cosa fondamentale, infatti voviamo con preoccupazione
alcuni aspetti di accorpamento che a nostro avviso in questa fase non sono ancora
giustificabili. Quindi chiediamo che vengano confermate tutte le direzioni di struttura
complessa – per intenderci, i primariati – attualmente presenti nei due presìdi ospedalieri.
E' una richiesta doverosa da parte di un sindacato, ma assume un carattere particolare
perché ancora non si riesce ad intravedere quale sarà effettivamente il funzionamento di
questa azienda riunita con due presìdi che, nonostante tutto, continuano a rimanere
separati logisticamente, e questo creerà la necessità di conservare, almeno a livello di
direzione, le strutture operative complesse presenti. Pur non essendo contrari a una
supervisione, e magari le forme si potranno sicuramente trovare in ambito di accordi
sindacali.
Nicola COLONNA (Federazione medici veterinari ex UIL). A parte una piccola
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metafora calcistica: qui non siamo col pubblico delle grandi occasioni, siamo quattro gatti,
e la cosa mi duole! Comunque sarei grato se mi deste una risposta tecnica ad una mia
domanda che forse non è molto tecnica bensì direi quasi banale. Dato che si creerà
questo ospedale Marche Nord - chiamiamolo ospedale provinciale, che secondo me
avverrà dopo che io sarò morto da tanti anni! - vorrei sapere dal Dott. Ruta come faremo a
ricoverare i nostri pazienti in un ospedale mega da 600-700 posti, quando già adesso
abbiamo dei serissimi problemi a ricoverarli negli ospedali di rete? Grazie.
PRESIDENTE. L'audizione purtroppo non consente dibattito quindi non possiamo
interloquire se non recepire le vostre osservazioni sul testo di legge.
Al di là della sua scioltezza questa normativa contiene anche una scelta di fondo -
probabilmente il fatto che le associazioni questa mattina non siano presenti è perché
hanno forse già metabolizzato questa scelta -, cioè l'obiettivo è fare un ospedale unico,
passando attraverso un'azione integrativa, è ovvio, l'atto aziendale disciplinerà questo
aspetto integrativo. Quindi di fatto l'obiettivo è questo, ed il primo passo per realizzarlo è
che si deve costituire un soggetto giuridico che porterà avanti il problema. Questo è il
senso della legge.
Simona RICCI (CGIL Medici). Vorrei fare due specifiche riguardo la funzione pubblica
Cgil dell'area dirigenza, riallacciandomi anche alla considerazioni che ha fatto poco fa il
collega, in particolare su questa fase di transizione.
Sulla sperimentazione in area vasta fatta a Pesaro, in particolare sull'area tecnica
professionale e amministrativa, il confronto nel merito, al di là della regole sindacali, sul
processo organizzativo è vicino allo zero.
Riguardo alla questione delle unità operative complesse, per noi sempre questione
delicata e anche difficile da affrontare, ci sarebbe piaciuto pensare ad un percorso
organizzativo alla fine del quale si cominciasse a ripensare alle strutture semplici,
complesse, agli incarichi professionali.
E' giusta invece la richiesta del collega che dice:“intanto lasciamo le cose come
stanno poi dentro l'atto aziendale penseremo alla struttura nel suo complesso”.
Per ciò che riguarda le sperimentazioni in area vasta tecnica, professionale e
amministrativa già sono state poste delle scadenze, per esempio nel 2010 soppressione di
alcune unità operative complesse.
Questa ovviamente è una richiesta di parità di trattamento rispetto all'area medica e
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all'area STPA, che non è niente di meno e niente di più dell'area medica. Sono due
percorsi, non solo sindacali ma anche organizzativi, strettamente legati e che devono
procedere di pari passo anche dal punto di vista delle regole.
La seconda questione riguarda l'atto aziendale. E' vero che ci dovremo confrontare sul
nuovo atto aziendale, però mi permetto di dire che molti dei problemi, anche di tipo
organizzativo che stiamo affrontando come sindacato, derivano in buona parte dal fatto
che l'atto aziendale dell'ASUR, che è la nostra unica azienda regionale, risale al 2005.
Mentre il San Salvatore ha il suo bell'atto aziendale, sul quale ci confrontammo all'epoca,
con tutti gli atti susseguiti assolutamente coerenti, cioè ciò che prevede la 502, la legge n.
13, ecc..
Allora secondo me uno dei limiti dell'ASUR è proprio questo, tanto è vero che per
l'ASUR e per le sue Zone ci siamo inventati tutto un vocabolario di ingegneria sanitaria
sulle aree progetto e le varie sperimentazioni.
Quindi il mio timore rispetto al confronto che faremo nei prossimi mesi è che avremo
due punti di partenza a carattere giuridico radicalmente diversi, uno attuale, vero,
concreto, ed uno che è rimasto in gran parte sulla carta. Nel frattempo le strutture
dell'ASUR hanno subìto necessariamente tutta una serie di trasformazioni.
Infine abbiamo una preoccupazione che spero recupereremo in itinere, riguarda il
percorso di stabilizzazione della dirigenza delle funzioni istituzionali svolte da personale
precario in tutta l'area della dirigenza medica e non medica, che è stato avviata dalla
Regione Marche e che per almeno per le due aziende incrocerà questo percorso di
accorpamento.
Quindi mi auguro che non perderemo nessun pezzo per strada di ciò che ci siamo
impegnati a fare nell'ambito dei piani che sono, almeno sulla carta, quadriennali di
stabilizzazione delle funzioni dirigenziali, con numeri da quanto mi risulta assolutamente
gestibili per l'azienda ospedaliera San Salvatore, che per fortuna da questo punto di vista
non ha moltissimi dirigenti precari, anche se ci sono numeri un po' più complicati sulla
zona di Fano.
Pertanto mi auguro che anche su questo aspetto avremo modo di confrontarci.
Carmine RUTA. Ripeto quello che ho detto prima ma lo farò anche in modo più
articolato. In questo momento qual è il problema sul differenziare ed integrare le strutture?
Oggi se abbiamo strutture vicine che fanno le stesse cose stanno duplicando, quindi il
problema non è togliere ma è aggiungere.
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Se oggi fai ortopedia di tipo traumatologico per intensità di cura la fai dove hai terapia
intensiva, ma se vuoi fare dell'interventistica anche molto innovativa è un qualcosa in più
che devi dare.
Avendo avuto in passato strutture che si duplicavano oggi tendenzialmente non si
decideva dove venivano fatte queste attività innovative. Per cui oggi per via della
duplicazione nessuno andava verso nuove chirurgie interventistiche, penso all'urologia o
alla chirurgia toracica o addominale.
Quindi il problema non è togliere ma fare in modo che restando anche le strutture
complesse in qualche modo si vada verso un mondo che segua l'orientamento tecnologico
di risposta ai cittadini. Le nostre fughe le abbiamo soprattutto su nuove tecnologie o su
tecnologie importanti che devono avere un percorso, anche di rischio clinico e di rischio
paziente, molto protetto.
Se penso che da una parte fai la grande traumatologia destruente e dall'altra fai la
nuova chirurgia interventistica microinvasiva, sono due mondi assolutamente integrabili.
Quindi non andiamo verso un depauperamento professionale ma verso un aumento
professionale, è una risposta complessiva.
Oggi queste cose le facciamo su due strutture che insieme fanno circa 500-600 posti
letto. Il problema che ho sempre detto è che mentre in Emilia Romagna queste strutture
da 500-600 posti letto vanno da Piacenza, Parma, Modena, Reggio Emilia, ecc., nelle
Marche non le abbiamo, è per questo che abbiamo delle difficoltà, perché inizialmente
abbiamo risposto in modo duplicato a distanza di 12 o 18 chilometri come tra Ascoli e San
Benedetto.
Qui non c'è depauperamento ma miglioramento dello sviluppo professionale.
Per non parlare delle nuove tecnologie. Faccio un esempio banale: la chirurgia
riparativa con le cellule staminali, questo è il futuro della chirurgia, ma noi non lo facciamo
da nessuna parte.
Quindi dobbiamo capire – e non servono grandi supporti tecnologici – dove fare
questa cosa però è importante decidere che si faccia.
PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi vi ringrazio del vostro apporto, terremo
conto di quanto ci è stato detto questa mattina, quindi alla prossima occasione.
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Quinto incontro
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Presidente della V Commissione
Marco Luchetti
PRESIDENTE. Buongiorno, incontriamo ora le associazioni di tutela, cioè le
associazioni che stanno nel sistema sanitario attraverso la loro funzione di tutela ma
anche di supporto.
La V Commissione sanità e servizi sociali dell'Assemblea legislativa tra qualche giorno
comincerà ad esaminare la proposta di legge presentata il 5 febbraio dalla Giunta
regionale che attiene alla realizzazione della nuova azienda ospedaliera Ospedali riuniti
Marche Nord.
La Commissione è rappresentata, dal sottoscritto che la presiede, Marco Luchetti, dal
Vicepresidente Tiberi e dai Consiglieri Altomeni, Mollaroli e D'Anna. Prima di prendere in
considerazione il testo questa Commissione è voluta venire a Pesaro per interloquire con
tutti i soggetti coinvolti in questa vicenda, quindi vuole per ascoltare suggerimenti e
indicazioni che possono aiutarci a realizzare questo testo di legge.
Come sapete nelle audizioni che le Commissioni assembleari propongono si
ascoltano i soggetti interessati, non è possibile fare un dibattito o una contrattazione in
questa sede.
Abbiamo ritenuto giusto sentirvi e cogliere le vostre osservazioni proprio perchè
questo atto propone una scelta piuttosto importante non solo per il territorio di Pesaro
bensì per tutto il territorio regionale, esso è anche lo sviluppo delle indicazioni del Piano
sanitario regionale, quindi l'importanza di questa scelta coinvolge il territorio, i pazienti in
prima istanza e le persone che vi lavorano, per cui tutti quei soggetti che girano intorno al
mondo della sanità.
Elvira MORETTI (Tribunale per il diritto del malato di Urbino). Credo che sia difficile
poter fare un’obiezione, anche perché è la presentazione ideologica di quello che dovremo
ricevere. A me, invece, farebbe piacere ricevere la presentazione concreta di questo
piano, cioè dove sono i servizi, come si accede ai servizi, in quanto sono le cose che più
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interessano per poter tranquillizzare quelle che sono le nostre territorialità.
Quindi concretezza, sapere che a questo si accede in questo modo, che a quest'altro
si accede in quest'altro modo, le liste di attesa si abbattono così, ecc., ecc..
PRESIDENTE. Vorrei precisare che noi dobbiamo prendere in esame in questa
occasione gli aspetti organizzativi sanitari che ovviamente saranno conseguenza della
scelta a monte di carattere organizzativo “istituzionale” del servizio sanitario.
Questo atto, infatti, propone l'unificazione di due presìdi sanitari molto importanti
(l'azienda San Salvatore e il presìdio ospedaliero di Fano) che andranno ad organizzarsi in
un'unica azienda. Questo è il dato, dopodiché strutturalmente seguirà tutto il resto,
l'integrazione dei servizi, ecc., ma che sarà sicuramente una conseguenza di questa
scelta.
Oggi parliamo della scelta strutturale, cioè quella di unificare organizzativamente due
plessi ospedalieri che oggi appartengono uno all'azienda ospedaliera del San Salvatore e
l'altro al Santa Croce di Fano che invece dipende dalla Zona 3 cioè dall'ASUR.
Quindi la legge propone una unificazione organizzativa.
(……) (Tribunale per il diritto del malato di Fano). Credo che a questo punto non ci
siano più ostacoli a questa unificazione dell'ospedale di Fano e di Pesaro in un polo delle
Marche nord, siamo tutti consapevoli che si debba andare avanti in questa direzione, però
bisognerebbe specificare meglio quali sono i compiti dei due plessi ospedalieri, ovvero
quello che rimane a Fano, se ci rimane qualcosa, oppure cosa va a finire a Pesaro.
Comunque si ha l'impressione, sentendo i vari esponenti politici, che la grossa fetta si
trasferirà tutta a Pesaro e a Fano rimarrà quasi niente se non qualche servizio
ambulatoriale.
Questa è l'impressione che si coglie, per cui bisognerebbe essere un po' più precisi
per poter poi fare un dibattito più serio.
PRESIDENTE. Oggi è difficile, ripeto, precisare queste cose. Penso che
organizzativamente si partirà da un’integrazione di queste due strutture quindi
sicuramente inizialmente ci sarà un bilanciamento doveroso di carattere organizzativo per
non sbilanciare l'attuale situazione.
La cosa che ci accingiamo a fare è realizzare quella integrazione di cui abbiamo
parlato9 fino ad oggi in modo tale che servizi analoghi non vengano duplicati stupidamente
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rispetto ad un'efficacia qualitativa, che se fatta in modo strutturalmente organizzato
darebbe una qualità superiore. Su questo non c'è dubbio.
E' chiaro, però, che questa proposta strutturale propone in questo momento una
scelta di soggetto unico che tende, ovviamente, a questo obiettivo, cioè una fase iniziale di
perfetta integrazione per poi procedere ai successivi sviluppi.
Mi pare, gioco forza, che un’unica organizzazione porterà ad una maggiore
qualificazione – questo è l'obiettivo poi dopo tutto viaggia sulle gambe degli uomini –.
La legge dava quasi per scontata questa cosa, ma anche questa scelta a monte fino a
qualche tempo fa non era affatto data per scontata, comunque oggi dal punto di vista
concreto ci limitiamo al testo.
Elvira MORETTI. Non è facile intervenire, è un po' come tutte le programmazioni, poi
bisogna vedere i risultati. Lei ha detto che non si poteva fare altrimenti, che questa era la
scelta più ovvia, ma questo lo sapete voi perché è una vostra scelta, però la tutela
vorrebbe vedere come la ricaduta di questa scelta possa assicurare a tutti l'eccellenza,
l'accessibilità, la qualità dei servizi.
Quindi noi eravamo qui proprio perché speravamo di poter sentir dire qualche cosa di
più specifico, di più concreto.
Carmine RUTA. Il problema del passato, tuttora attuale, è quello che dovevamo creare
dei centri di eccellenza più forti in quest'area delle Marche. Quindi non è che partiamo da
dei centri di eccellenza e che poi stiamo distruggendo, bensì dobbiamo costruirne di nuovi
e più completi. Il primo punto è questo, ovvero che bisognava costruire dei centri di
eccellenza. Per cui facendo l'analisi del Piano sanitario avevamo scoperto che in
quest'area avevamo non una risposta complessiva ma problemi di accessibilità ad alcune
prestazioni importanti e magari anche carenti. Ad esempio in quest'area non c’è un DEA di
secondo livello.
Quindi dobbiamo costruire un dipartimento che abbia dei contenuti più sofisticati dal
punto di vista tecnologico.
Abbiamo anche detto che alcune strutture cliniche, come la neurochirurgia, devono
maturare una risposta e poi trovare risorse dentro un contenitore adeguato.
A quel punto, allora, ci siamo detti che dovevamo lavorare per creare in quest'area
delle Marche a nord una struttura che sviluppandosi in futuro abbia queste risposte
adeguate come quelle che può avere ad esempio una struttura oltre confine dell'Emilia
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Romagna.
Quindi in questo momento non dobbiamo togliere, come ho detto prima, ma dobbiamo
aggiungere, nel senso che da una parte, a Pesaro, dobbiamo sviluppare la parte più
collegata di intensità clinica, dall'altra parte, invece, dobbiamo sviluppare tutte le nuove
tecnologie che sono altrettanto importanti.
Questa mattina ho fatto un esempio. Creare oggi una competenza sulle microchirurgie
invasive, che saranno sempre più importanti, è una cosa che dobbiamo sviluppare in aree
che non sono solo collegate all'urgenza emergenza ma anche aree di specialistica
medico-chirurgiche.
Quando parlo di chirurgia interventistica polmonare o addominale fatta con strumenti
tecnologici molto evoluti la posso fare non collegata direttamente ad un blocco operatorio
importante traumatologico ma anche in altro ambiente.
Un altro esempio, nelle Marche non stiamo rispondendo con tutti i nuovi modelli di
chirurgie collegate alle chirurgie c.d. riparative, dove posso ricostruire un organo come il
pancreas, la laringe o addirittura la loro sostituzione con protesi.
Allora fare Pesaro-Fano integrato Marche Nord significa sviluppare il sistema e non
distruggerlo. Semmai il problema sarà per il futuro, magari quello di trovare le risorse
finanziarie o trovare e sviluppare competenze. Avere due laboratori di analisi uguali non
serve a niente, oggi sui laboratori c'è aperto un mondo nuovo, non possiamo continuare a
fare le stesse cose, ma questo non vuol dire che saranno concorrenziali bensì che
diventeranno integrate.
Questo dunque è il motivo per cui nasce tale azienda. Dopodiché io sono più
preoccupato del fatto che occorrono trovare le risorse strutturali, finanziarie, tecnologiche,
di competenza umana, e probabilmente sviluppare queste competenze sarà un tema
molto serio. Sono queste le preoccupazioni che vivo in questo momento, quindi non tanto
quello di distruggere un primariato, e peraltro questo non sarà perché abbiamo il problema
di sviluppare.
E' evidente a tutti che in questo momento il problema sarà soprattutto quello di
sviluppare e di spingere i medici a dire “oggi ho fatto fino adesso la gastroenterologia in
questo modo, ma se devo sviluppare devo anche andare a formarmi”, quindi si dovrà
provvedere a fare queste cose, perché, ripeto, le nuove tecnologie si vanno a prendere, si
spostano, ecc..
Questo è il problema più grosso, cioè capire che cosa fanno due strutture complesse,
qual è lo sviluppo professionale dei medici che devono rispondere ai cittadini.
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Ho sempre detto nel Piano sanitario che il problema era quello di parlare di flussi, di
epidemiologia, e poi dei posti letto. Però il problema, ripeto, non è più neanche tanto dei
posti letto, perché quando si parla di tutta la microchirurgia non invasiva su una delle due
struttura il problema non è tanto dei posti letto ma di spazi adeguati, tecnologie adeguate,
servizi adeguati.
Ultima cosa. Oggi l’importante è portare queste attività qui (che non sono
quell'urgenza emergenza che faremo sul territorio).
Questo è il punto serio che io ho di quest'area, dobbiamo farlo in questo modo. Quindi
non preoccupatevi di che cosa faremo da una parte o dall'altra, perché l'ortopedia sarà a
Pesaro e a Fano, l’urologia sarà a Pesaro e a Fano, però finalmente con competenze e
sviluppi professionali diversi e nuove tecnologie.
Questo è il contenuto di questa operazione.
PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi vi ringraziamo della vostra presenza. Nei
prossimi giorni affronteremo questo testo di legge per portarlo in Assemblea legislativa,
quindi nel caso voleste inviarci anche dei documenti che nel frattempo potreste elaborare,
inviateceli quanto prima, ne prenderemo visione.
Arrivederci.
9 aprile 2009
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Estensori del resoconto
Fiorella Pietroni – Caroline Moresi

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