mercoledì 29 febbraio 2012

Amianto il killer tra noi.


La struttura semi abbandonata dell'ex mattaio a Fano
 Fano, l'ex mattatoio un caso irrisolto.

Finalmente una sentenza chiara. E' quella di qualche giorno fa a Torino dove si è concluso “il processo l'Eternit”. Una sentenza attesa che ha visto la condanna di quanti, pur consapevoli delle gravissime conseguenze dell'inalazione di fibre d'amianto,( che possono portare e hanno portato alla morte di diverse migliaia di persone) non sono intervenute con misure che impedissero l'uso,la diffusione e dispersione, l'inalazione delle fibre d'amianto.

Una sentenza storica che deve “sturare le orecchie” a chi continua a far finta di non sentire, ad aprire gli occhi di chi non vuol vedere. In definitiva un chiaro monito a chi non agisce per ridurre ed eliminare le situazioni a rischio.

Il nostro territorio, regione,province, città è stracarico di manufatti che contengono amianto, che sono rivestiti di amianto, che sono ricoperti di amianto:edifici pubblici e privati, scuole, strutture sanitarie, uffici postali, piscine, capannoni, capanni e molto altro.

E' bene ricordarlo, solo le fibre che si disperdono sono pericolose. Le altre, quelle che non si sbriciolano, vanno monitorate, fissate. In quel caso non sono pericolose nell'immediato ma tenute sotto continua osservazione.

Solamente in Provincia di PU sono stati censiti oltre 3500 luoghi in cui è presente l'amianto. Molte di più le realtà che non sono state segnalate e censite.

La sentenza di Torino è stata chiara ed ha aperto la strada ad una serie di esposti sopratutto da parte di persone che per troppi anni sono state lasciate sole nella loro battaglia contro la malattia tipica dell'amianto, il mesotelioma e contro quanti, specie nell'ambiente lavorativo, non hanno informato, previsto precauzioni, messe in sicurezza di chi era a contatto con l'amianto.

Oggi la sentenza certifica ,basandosi anche su ricerche scientifiche, il nesso tra amianto e tumori.

Non ci sono più giustificazioni nel tollerare la presenza di alcune realtà che mettono a serio rischio la salute pubblica.

A Fano, in passato, dopo una lunga battaglia di sensibilizzazione furono allontanati numerosi pericolosi treni -deposito di amianto fermi presso la stazione ferroviaria, venne bonificato l'ex Foro Boario, parte del Liceo scientifico Torelli, più di recente l'Istituto Tecnico Commerciale Battisti. Restano alcuni edifici di proprietà pubblica che non lasciano affatto tranquilli sia per l'estensione della coperture in amianto sia per lo stato di deterioramento dello stesso. Un caso per tutti l'ex mattatoio. Quella tettoia è una bomba ecologica permanente che non può continuare a minacciare seriamente la salute dei cittadini ad iniziare da quanti in quell'area vivono.

E se al privato viene intimata la rimozione di una tettoia di eternit di pochi metri quadrati, com'è accaduto ad un confinante del mattatoio, non si capisce perché il pubblico sia esente dallo stesso obbligo.

Le proposte di legge che ho presentato nella scorsa legislatura come nell'attuale per concedere contributi per la rimozione dell'amianto _che è bene ricordarlo deve essere rimosso da personale specializzato- e mai arrivate in aula certificano l'indifferenza delle istituzioni nei confronti di un killer che in Italia causa ogni anno 3000 morti mentre e in Europa, entro i prossimi trent'anni sono addirittura previsti 500.000 (mezzo milione) di morti sempre a causa dell'asbesto.

Oggi la sentenza di Torino inchioda alle proprie responsabilità civili e penali quanti pur conoscendo rischi e conseguenze dell'esposizione all'amianto non si adoperano per eliminare o ridurre i rischi. Non sarà più possibile fingere di non sapere.

martedì 28 febbraio 2012

53° ANNIVERSARIO DELLA RIVOLTA DI LHASA, PASSA LA MOZIONE DI D'ANNA


Giancarlo ospite in Tibet
 Il Consiglio Regionale delle Marche ha approvato questa mattina, all'unanimità una mozione proposta dal Consigliere Giancarlo D'Anna,(Gruppo Misto) e sottoscritta trasversalmente da diversi consiglieri per ricordare il 53° anniversario della rivolta dei tibetani di Lasha contro l'occupazione cinese Il 10 marzo del 1959, infatti, la popolazione tibetana, esasperata dai continui soprusi perpetrati a opera dell'esercito cinese, sollevò una sommossa popolare per rivendicare la sovranità del territorio illecitamente occupato dalle truppe di Pechino. Quel giorno 65.000 tra monaci e civili tibetani persero la vita, torturati e uccisi dai soldati di Mao, mentre altri 70.000 furono deportati nei laogai, i campi di rieducazione. Fu la prima di una serie di sconfitte democratiche e diplomatiche tra Cina e Tibet che i media globali, a distanza di mezzo secolo, ancora tacciono, nonostante il silenzioso conflitto abbia provocato più di un milione di vittime. Il Consigliere del Gruppo Misto, Giancarlo D'Anna, a pochi giorni dal 53° anniversario di quella drammatica giornata, ha chiesto espressamente di esporre la bandiera tibetana sugli edifici del Consiglio e della Giunta Regionale, a memoria e rispetto di ciò che avvenne e di quello che sta ancora accadendo sotto il mantello dell'omertà d'informazione.


Mentre all'esterno il governo cinese cerca in tutti i modi di ostacolare le azioni del Dalai Lama, premio nobel per la pace, all'interno del Paese le azioni repressive hanno raggiunto livelli insostenibili tanto che già 25 i monaci si sono dati alle fiamme per protestare contro la repressione cinese. Dobbiamo dare un segnale forte al regime cinese- ha concluso D'Anna- e questa unanimità nella condanna alla repressione in Tibet va in quella direzione.

sabato 25 febbraio 2012

FUORI MAFIA E CAMORRA DAL NOSTRO TERRITORIO

La criminalità va affrontata
Il Procuratore Palumbo prima il Prefetto Visconti poi hanno evidenziato un pericolo mafia e camorra sui nostri territori. Finalmente si parla chiaro e non ci si nasconde, come troppo spesso è accaduto in passato dietro un dito.


Parte del nostro territorio negli ultimi anni è diventato terra di conquista di organizzazioni che, direttamente o indirettamente stanno occupando i spazi vitali della nostra società.

Sarebbe importante sapere ( e controllare a fondo) quante attività commerciali sono passate di mano, da dove arrivano i soldi, chi sono questi personaggi che all’improvviso compaiono nei paesi, nelle città e acquistano attività commerciali e turistiche.

Quanti sono i pentiti che vivono sul nostro territorio? Quanti sono quelli che vivono in soggiorno obbligato? Tra questi,quanti sono coloro che hanno aperto attività commerciali?E queste attività sono reali o una sorta di parafulmine, di ventaglio, di separé, che nascondo altro?



La nostra è una Provincia che è stata presa d’assalto dalle eco-mafie, come dimostra la vicenda Arcobaleno .I traffici illeciti riguardano anche lo smercio di griffe false che spesso, purtroppo, vengono tollerate anche dai Comuni. I proventi di questi traffici vanno poi a finire soprattutto in acquisto di droga. Droga circola a fiumi nonostante alcune brillanti operazioni delle Forze dell'Ordine. Dietro lo sballo si nasconde la criminalità e un business impressionante, calamita della criminalità mafiosa e camorrista.



Ben venga l'allarme del Procuratore e del Prefetto. Si agisca di conseguenza. Terra bruciata alla malavita ad iniziare dalla presenza di collaboratori e pentiti e soggiorni obbligati. Controlli sulle nuove attività specie quelle che vedono investitori estranei al territorio. Insorgano i comuni di fronte alla presenza sul loro territorio di certi personaggi che magari scavalcano nelle graduatorie delle case popolari chi è veramente in difficoltà ed ha veramente bisogno. Lotta spietata alla droga e ai clan che gestiscono il traffico. Abbiamo assistito in questi giorni al blitz di controllo delle attività commerciali che non rilasciano gli scontrini. Ci aspettiamo altrettanta e visibile attenzione e controllo dei luoghi , delle situazioni e delle persone che gravitano intorno a questo grave fenomeno.

Infine, ci si dimentica di noi in fatto di rimborsi per i danni causati dal maltempo o per le fermate dei treni mentre ci si ricorda quando c'è da piazzare pentiti e collaboratori. E' giunta l'ora di dire basta e le denunce autorevoli degli ultimi mesi possono e devono segnare l'inizio di una vera difesa del nostro territorio e della qualità della vita.Il Procuratore Palumbo prima il Prefetto Visconti poi hanno evidenziato un pericolo mafia e camorra sui nostri territori. Finalmente si parla chiaro e non ci si nasconde, come troppo spesso è accaduto in passato dietro un dito.


Parte del nostro territorio negli ultimi anni è diventato terra di conquista di organizzazioni che, direttamente o indirettamente stanno occupando i spazi vitali della nostra società.

Sarebbe importante sapere ( e controllare a fondo) quante attività commerciali sono passate di mano, da dove arrivano i soldi, chi sono questi personaggi che all’improvviso compaiono nei paesi, nelle città e acquistano attività commerciali e turistiche.

Quanti sono i pentiti che vivono sul nostro territorio? Quanti sono quelli che vivono in soggiorno obbligato? Tra questi,quanti sono coloro che hanno aperto attività commerciali?E queste attività sono reali o una sorta di parafulmine, di ventaglio, di separé, che nascondo altro?



La nostra è una Provincia che è stata presa d’assalto dalle eco-mafie, come dimostra la vicenda Arcobaleno .I traffici illeciti riguardano anche lo smercio di griffe false che spesso, purtroppo, vengono tollerate anche dai Comuni. I proventi di questi traffici vanno poi a finire soprattutto in acquisto di droga. Droga circola a fiumi nonostante alcune brillanti operazioni delle Forze dell'Ordine. Dietro lo sballo si nasconde la criminalità e un business impressionante, calamita della criminalità mafiosa e camorrista.



Ben venga l'allarme del Procuratore e del Prefetto. Si agisca di conseguenza. Terra bruciata alla malavita ad iniziare dalla presenza di collaboratori e pentiti e soggiorni obbligati. Controlli sulle nuove attività specie quelle che vedono investitori estranei al territorio. Insorgano i comuni di fronte alla presenza sul loro territorio di certi personaggi che magari scavalcano nelle graduatorie delle case popolari chi è veramente in difficoltà ed ha veramente bisogno. Lotta spietata alla droga e ai clan che gestiscono il traffico. Abbiamo assistito in questi giorni al blitz di controllo delle attività commerciali che non rilasciano gli scontrini. Ci aspettiamo altrettanta e visibile attenzione e controllo dei luoghi , delle situazioni e delle persone che gravitano intorno a questo grave fenomeno.

Infine, ci si dimentica di noi in fatto di rimborsi per i danni causati dal maltempo o per le fermate dei treni mentre ci si ricorda quando c'è da piazzare pentiti e collaboratori. E' giunta l'ora di dire basta e le denunce autorevoli degli ultimi mesi possono e devono segnare l'inizio di una vera difesa del nostro territorio e della qualità della vita.