mercoledì 30 maggio 2012

Sanità, il Piano truffa, la storia e la farsa.



Una delle manifestazioni per la salvagurdia degli ospedali
Il Piano Socio Sanitario, quello che sta stravolgendo la Sanità, è stato votato dal Consiglio Regionale con tre anni di ritardo. Se da una parte si può e si deve contestare ed evidenziare la lunghezza dei tempi ,dall'altra non si può negare che tre anni in più potevano consentire, a chi l'avesse voluto , “d' imparalo a memoria” e quindi conoscerne vizi e virtù. Facendo parte della commissione Sanità e a quel tempo del Pdl, ho più volte chiesto nel direttivo regionale del partito di aprire un dibattito interno per analizzare quanto è stato sempre scritto il quel Piano e cioè:la riduzione dei posti letto per acuti, la concentrazione degli acuti pressoché in un'unica struttura (in provincia di Pesaro-Urbino nell'azienda Marche Nord-Ospedale Unico) e la trasformazione dei piccoli ospedali in lungodegenza-riabilitazione. Quel dibattito, più volte richiesto, non c'è mai stato. Non solo da parte dei vertici regionali dl Pdl c'è sempre stata una condivisione della strategia di Spacca che è orientata, come più volte è apparso anche sulla stampa, ad un ospedale per provincia. Tale teoria fu condivisa ed avvallata dall'allora ministro della Sanità del governo Berlusconi, Fazio, durante un incontro a Roma con parlamentari e consiglieri regionali delle Marche. In quella sede riportai le mie preoccupazioni sulle scelte del centrosinistra delle Marche in campo sanitario. Scelte che improntate su un'unico ospedale in provincia di PU “per il livello minimo di assistenza di cura su Area Vasta”, avrebbero portato alla trasformazione dei piccoli ospedali in lungodegenza e riabilitazione. La risposta fu lapidaria, “dovete andare d'accordo col centrosinistra su questa necessaria strategia”.

Evidenziai la crescente “rivolta” della gente e il madornale errore di spostare sulla costa anche i servizi sanitari. Lettera morta. Tornati da Roma ho continuato , da una parte a denunciare quanto stava accadendo, dall'altra ho presentato una lunga serie di emendamenti al Piano Sanitario, in commissione e successivamente in Consiglio Regionale, per cercare di bloccare o quantomeno ridimensionare lo svuotamento dei nostri ospedali, dall'altra, anche attraverso ben due manifestazioni a difesa del Santa Croce di Fano e degli ospedali delle Vallate del Cesano e del Metauro l'opera di sensibilizzazione e di denuncia su quanto stava accadendo . Quelle iniziative vennero”bollate” da esponenti del mio ex partito come “personali” e attuate solo per visibilità personale. Quando finalmente il Direttivo Provinciale del Pdl di PUdecise di affrontare, sull'onda del crescente malumore dei cittadini, la questione dell'Ospedale Unico, che è l'asse portante della strategia che coinvolge e condiziona tutte le strutture ospedaliere provinciali ,lo fece accuratamente il giorno nel quale non potevo essere presente.

Tanta gente con le idee chiare

Oggi, a Piano Socio Sanitario approvato, assistiamo a tardivi interventi a difesa di questa o di quella struttura arrivando a difendere la scelta dell'Ospedale Unico sulla costa e gli ospedali minori nell'entroterra evitando accuratamente di dire come stanno le cose. L'Ospedale Unico(Azienda Marche Nord) nasce per trasformare gli ospedali minori in lungodegenza in quanto è “l'unica struttura prevista per la copertura del fabbisogno di cura e assistenza su Area Vasta”. La cosa assurda è che il tutto nasce dall'approvazione della legge che creava l'Azienda Ospedali Riuniti Marche Nord (l'incorporazione di Fano nell'azienda preesistente il San Salvatore di Pesaro) quella legge che ha aperto la strada alle attuali scellerate situazioni venne approvata con il solo voto contrario del sottoscritto e di un esponente dei comunisti italiani. Tutto il Pdl uscì dall'aula, avvallando di fatto quella scelta, ma anche fuori dall'aula non si udì una parola contro quelle strategie che ci hanno portato oggi a vivere la più grave e penalizzante situazione per la sanità in provincia di Pesaro-Urbino. Nel caos anche mediatico di informazioni e disinformazioni nascono oggi paladini ,della sanità diffusa, dell'ultima ora dalle ceneri di taciti consenzienti delle strategie del passato.

CINA: DISSIDENTE UIGHURA DENUNCIA, 'PERSEGUITATI MIEI FIGLI'

Rebiya Kadeer aduna recente manifestazione a Roma
   
   (ANSA) - PECHINO, 30 MAG - La dissidente uighura Rebiya
Kadeer, che dal 2006 vive in esilio negli Usa, ha denunciato l'
aggravarsi della persecuzione in Cina contro i suoi tre figli,
che stanno scontando pesanti pene detentive dopo processi tenuti
a porte chiuse e dalla dubbia regolarita'.
   Secondo Kadeer, i tre uomini sono stati costretti a firmare
documenti in base ai quali cedono allo Stato la proprieta' di un
centro commerciale di Urumqi, la capitale della Regione Autonoma
del Xinjiang, nel quale avevano i loro negozi centinaia di
commerciati uighuri. L' edificio sara' demolito, hanno
annunciato le autorita' locali.
   ''In violazione delle leggi cinesi e della decenza umana, le
autorita' cinesi non si fermano davanti a nulla pur di
tormentare i miei figli in prigione'', ha affermato Rebiya
Kadeer in una dichiarazione diffusa oggi. 
 

Insieme alla leader degli Uighuri
 ''Abbiamo visto in altri casi, come quello di Chen Guangcheng
(il dissidente cieco che dieci giorni fa e' riuscito a lasciare
la Cina dopo un' avventurosa fuga dagli arresti domiciliari),
che i funzionari cinesi provano una perversa soddisfazione nel
perseguitare le famiglie di coloro che parlano in difesa della
verita' e della giustizia'', ha aggiunto la dissidente.
   Il Xinjiang e' l' area di origine della minoranza etnica
degli uighuri, in maggioranza musulmani, che oggi sono circa il
40% dei 20 milioni di abitanti della Regione Autonoma, nel
nordovest della Cina.

martedì 29 maggio 2012

Bronzi di Pergola, maggioranza in ritirata.


Maggioranza in ritirata sui Bronzi di Pergola. Dopo aver presentato attraverso la consigliera del PD Ortenzi una risoluzione che se approvata avrebbe umiliato Pergola, la maggioranza di centrosinista, dopo l'appassionato intervento del Consigliere D'Anna, ha preferito chiedere il rinvio della discussione della risoluzione e delle mozioni sui Bronzi di Pergola. D'Anna nel suo intervento ha ringraziato i cittadini di Ancona che col loro silenzio hanno nel corso degli anni hanno  fatto capire che il luogo giusto per i capolavori è Pergola. D'Anna a contestato le premesse dell'Ortenzi che nel suo documento sostiene la tesi della"impossibilità di contestualizzare le statue, in quanto fin dall'antichità oggetto di trafugamento e quindi prive di un preciso contesto storico di riferimento" se passasse questo principio-denuncia D'Anna- si aprirebbe un pericoloso capitolo nel momeno in cui i Lisippo dovesse tornare in Italia.IRidicola la citazione dell'Ortezi sugli investimenti della REgione per i Bronzi, solo 130.000 euro contro diversi milioni di euro di Provincia di PU e Comune di Pergola. E visto che nel suo documento la consigliera del PD si "interroga su quale sia la collezione archeologia più importante del territorio regionale" D'Anna ha potuto mollare un destro: i numeri dei visistatori del Muoseo Pergolese, superano abbondantemente quelli del MUseo di Ancona. A questo punto ha concluso D'Anna se quel principio dovesse passare dovrebbe essere Ancona a trasferire il suo Museo a Pergola. Vista la mala parata la maggioranza ha suonato la ritirata.