domenica 30 novembre 2008

1945, i due milioni di stupri che misero fine alla guerra


di Gherardo Ugolini - Fonte: L'Unità

Nelle sale tedesche «Anonyma» tratto dal diario dell’epoca d’una giornalista

Le violenze perpetrate dai soldati dell’Armata Rossa taciute e rimosse per 60 anni1945, i due milioni di stupri che misero fine alla guerraUn gioco di veti incrociati ha coperto la tragedia di massa di cui, alla sconfitta, furono protagoniste in Prussia orientale le cittadine del Reich. Ora il film di Max Färberböck l’ha imposta all’attenzione di tutti.Quante furono le donne tedesche violentate dai russi negli ultimi mesi di guerra? Secondo gli storici, se si considera l’intero territorio della Prussia orientale, la regione di confine dove l’Armata Russa sfondò già nel dicembre del 1944, le donne vittime di stupro furono circa 2 milioni, gran parte delle quali ammazzate direttamente dai soldati che le violentarono o morte per le conseguenze della violenza (spesso compiendo suicido). Un dramma collettivo dalle proporzioni mostruose, sul quale per decenni è caduto un muro di silenzio. Nella Ddr il tema è stato esorcizzato fino all’ultimo per ovvie ragioni di opportunità politica: non si poteva parlare dei soldati sovietici se non in termini apologetici di liberatori. Allusioni agli stupri di guerra erano ammesse ma solo sottolineando che si era trattato di pochi episodi isolati dovuti al cattivo comportamento di qualche soldato ubriaco che aveva disatteso le consegne delle autorità militari. Ed era d’obbligo ricordare che i tedeschi della Wehrmacht pochi mesi prima avevano violentato le russe in misura incomparabilmente superiore. Ma anche all’Ovest si è preferito per decenni far cadere il silenzio su quella tragedia, in parte per un senso di vergogna che coinvolge la biografia dell’intera nazione, in parte per un principio di «colpa collettiva» introiettato in misura più o meno consapevole da molti, e in parte anche per non danneggiare i rapporti politici con l’Urss e poi con la Russia.Ora questa rimozione sembra essere finita. A riproporre la vicenda delle violenze dei russi sulle donne tedesche è arrivato un film uscito sugli schermi tedeschi a fine ottobre. Si intitola Anonyma. Eine Frau in Berlin e l’ha girato Max Färberböck basandosi sul diario di una giovane giornalista tedesca trovatasi a vivere a Berlino nelle settimane tra il 20 aprile e il 22 giugno del 1945. L’attrice Nina Hoss interpreta il ruolo della protagonista sullo sfondo degli ultimi giorni di guerra: l’assedio sovietico della capitale, la resistenza a oltranza ordinata dal Führer, l’arrivo dei carri armati dell’Armata Rossa fino alla capitolazione del Reich. La pellicola illustra la pena di sopravvivere in una città distrutta, la difficoltà di trovare cibo, la vita nascosta negli scantinati. Rievoca anche la grande paura che serpeggiava a Berlino nei confronti dei Russi, descritti dalla propaganda nazista come mostri crudeli e selvaggi. E racconta naturalmente anche degli stupri di massa compiuti dai soldati vincitori.PERSONA O BOTTINO?Finché la protagonista, che anche nel film non ha nome, per puro spirito di sopravvivenza decide di lasciarsi prendere come bottino di guerra da un ufficiale dell’esercito nemico (Evgeny Sidikhin) così da garantirsi la sussistenza materiale ed un minimo di protezione. Tra i due nasce un sentimento che potrebbe essere definito d’amore, se non ci fosse a dividerli la barriera dei diversi schieramenti: lui uno dei colpevoli, lei una delle vittime. Il film di Färberböck racconta tutto questo in modo sobrio e disincantato, senza rabbia, vittimismi e neppure moralismi. Questo film è un’ennesima testimonianza di quella tendenza che da un po’ di tempo si è fatta avanti nella storiografia tedesca e con essa anche nella percezione comune della gente. La parola d’ordine è: indagare a tutto campo su eventi considerati fino agli anni Novanta un tabù, in particolare sulle sofferenze patite dalla popolazione civile tedesca durante la seconda guerra mondiale. Un tempo parlare dei tedeschi come «vittime» piuttosto che come «carnefici» poteva costare l’accusa di nostalgia verso il passato nazista o di revisionismo destrorso. Adesso non più. Così abbiamo visto il dolore dei cittadini di Dresda, caduti sotto le bombe alleate nel febbraio 1945, così come il dramma dei profughi tedeschi costretti dopo la guerra a lasciare i paesi di residenza (Sudeti, Slesia, Pomerania). Sovente è stato il cinema il veicolo più efficace nel raccontare queste pagine dolorose della storia. E in questa serie rientra anche la questione degli stupri di massa compiuti dai soldati dell’Armata Rossa.

venerdì 28 novembre 2008

DI CARLO: UN ASSESSORE ALLA VACCINARA



Fare Verde chiede le dimissioni dell'assessore alla casa e ai rifiuti,si schiera contro il monopolio dei privati sui rifiutie indica la soluzione nella raccolta porta a porta della differenziata

La discarica più grande d'Europa, falde inquinate, aria irrespirabile, raccolta differenziata ai minimi termini, monopolio dei privati nella gestione dei rifiuti, uso di "nuove tecnologie" messe al bando nel resto d'Europa, produzione di diossina, mancanza di centraline, piani d'emergenza e controlli inesistenti. Questa è la situazione dei rifiuti a Roma, portata all'attenzione nazionale dalla trasmissione Report. Una situazione che Fare Verde denuncia da anni, aggravata oggi dalle incredibili affermazioni dell'assessore regionale Mario Di Carlo.“Dopo le gravissime affermazioni fatte nel corso dell'ultima puntata della trasmissione televisiva Report” - afferma Massimo De Maio presidente nazionale di Fare Verde onlus - “è inammissibile che l'assessore Mario Di Carlo possa continuare a gestire serenamente la propria delega ai rifiuti nella Giunta della Regione Lazio. In un contesto tragico come quello della gestione dei rifiuti, scoprire che i massimi responsabili pubblici delegano completamente le scelte all'imprenditore privato Manlio Cerroni fa inorridire, ma al contempo spiega la mancanza di qualsiasi politica seria sul problema rifiuti”.“Le affermazioni di Di Carlo” - aggiunge Claudia Iacobelli, presidente regionale di Fare Verde Lazio - “sono gravissime nella misura in cui prima giustificano l'invio di materiali riciclabili all'incenerimento contro qualsiasi normativa europea e, subito dopo, confermano i propri personali legami con l'imprenditore interessato a bruciare e non riciclare i rifiuti di Roma. Di Carlo sostenendo in modo molto colorito che a bruciare "certo non poteva essere verdura", dimostra la totale inadeguatezza al ruolo che ricopre e fa emergere pesanti interrogativi sul perché la delega ai rifiuti sia stata assegnata a lui e non all'assessore all'ambiente che, di contro, ha recentemente lanciato progetti per la riduzione dei rifiuti.Un capitolo a parte meritano le dichiarazioni del nuovo amministratore dell'AMA Panzironi che definendo la raccolta porta a porta dispendiosa offre un sostegno alle tesi di Di Carlo e apre la via al tutto in discarica/tutto da bruciare, tesi che fanno felice il monopolista Cerroni, ma non i cittadini romani”.“Quanto dovremo aspettare,” - conclude Iacobelli - “per vedere Comune, Provincia e Regione costituirsi parte civile nei processi ambientali contro i gestori della discarica di Malagrotta, per avere le centraline e monitoraggi intorno a discarica e inceneritore, per avere amministratori, che si occupano di rifiuti tutelando gli interessi dei cittadini e non favorendo imprenditori privati?Dopo il sequestro dell'inceneritore di Malagrotta, Roma deve avere il coraggio di aprire una nuova stagione nella gestione dei rifiuti. Per adesso, come segnale positivo, vorremmo vedere le dimissioni di Di Carlo”.

mercoledì 26 novembre 2008

SICUREZZA NELLE SCUOLE ,D'ANNA RISPONDE A MOLLAROLI (PD)


Il tragico crollo del controsoffitto in una scuola di Rivoli, che ha causato la morte di un giovane studente, ha drammaticamente riaperto il dibattito sulla sicurezza delle scuole dove studiano i nostri ragazzi.
Doverosamente ho chiesto , attraverso un’interrogazione al Presidente della Giunta Regionale, la situazione delle scuole nelle Marche per una giusta e corretta informazione, visto che dati di alcune associazioni riportano percentuali poco tranquillizzanti relativamente alla certificazione di agibilità statica (solo il 41%) delle scuole della nostra Regione.

E’ chiaro che un monitoraggio della situazione si rende necessario. Nell’interrogazione chiedo:
Quanti sono gli edifici scolastici nella regione Marche costruiti oltre 50 anni fa;
Quante e quali sono le scuole nella Regione Marche con il certificato di agibilità;
Quali provvedimenti s’intendono adottare per mettere a norma le scuole prive di certificato di agibilità;
Quanti e quali casi di cedimenti e/o crolli all’interno delle scuole si sono verificati nelle scuole delle Marche negli ultimi 10 anni.

Un’interrogazione senza spirito polemico. Obiettivo: consentire un’informazione chiara e trasparente sulla situazione.

Come spesso accade , c’è chi vuole dare un taglio politico anche alle tragedie(sulle quali indaga la magistratura) ed ecco che , il Consigliere Adriana Mollaroli, invece di preoccuparsi di appoggiare una richiesta di monitoraggio per verificare dove e come agire e quali priorità dare ai futuri interventi sulle scuole, vuole addossare “colpe” al governo nazionale, nonostante questo sia in carica da pochi mesi e malgrado la problematica della messa a norma degli edifici pubblici – scolastici e non- è tristemente cronica.

Adriana Mollaroli sa benissimo che a Fano, quand’era assessore, ci sono stati diversi crolli in strutture scolastiche. Il più grave e pericoloso all’Asilo “Il Grillo”, dove la tragedia si evitò di un soffio e altri crolli all’Istituto Olivetti dove cedette più volte il tetto, tanto per citare gli episodi più clamorosi.

Ebbene allora a Fano, in Provincia, in Regione e al Governo nazionale c’era il centrosinistra. Come si vede se ci si cimenta nell’addossare le responsabilità, politiche o tecniche che siano, non solo non si finisce mai ma si distoglie l’attenzione dal vero problema :quello di garantire la sicurezza negli edifici pubblici ad iniziare dalle scuole. Con questo spirito ho chiesto alla Regione Marche di informare e di agire. Su questo, insieme a molte famiglie, attendo risposte.
Giancarlo D’Anna
Consigliere regionale A.N. verso il PdL