sabato 6 ottobre 2007
BOSELLI ACCUSA: DI LA TUA
(ANSA) - ROMA, 6 OTT - Grillo, Di Pietro e Alemanno: demagoghi. Enrico Boselli, nel suo intervento alla Costituente socialista, addita il noto comico, l'ex Pm e il dirigente di An tra chi aggrava la confusione e la crisi in cui si trova il nostro Paese. ''La crisi italiana - dice Boselli - e' alimentata ad arte da quelli che, nell'antica Atene, sarebbero stati demagoghi e sarebbero stati cacciati con l'ostracismo. In una democrazia liberale certe misure del genere non sono ammesse ma i demagoghi restano demagoghi e cosi' vanno chiamati e definiti, si chiamino Grillo, Di Pietro o Alemanno''. Ma Boselli va oltre e sottolinea che il sommovimento presente nella politica italiana ''solo apparentemente parte dal basso''. ''In realta' - osserva - a dirigersi contro l'attuale sistema dei partiti sono pezzi importanti della classe dirigente: imprenditori, magistrati, giornalisti e politici di rilievo. Tra di loro ci sono molte differenze ma anche la convinzione comune che gli attuali partiti e sindacati sono i reali ostacoli alla modernizzazione del Paese e che, in particolare, la politica sarebbe solo un ostacolo al dispiegarsi benefico degli spiriti animali del nostro capitalismo''. Ma Boselli sottolinea che, in quest'ambito, fa eccezione Sergio Marchionne e la sua ''giusta rivalutazione del modello europeo rispetto a quello americano''.
giovedì 4 ottobre 2007
DIRITTI UMANI, NON DIMENTICHIAMO IL TIBET
MASSICCIA CAMPAGNA DI EDUCAZIONE PATRIOTTICA IN LITHANG
Dharamsala-INDIA-, settembre 2007. Il Centro Tibetano per i Diritti Umani e la Democrazia ha reso noto di aver ricevuto conferma che nella contea di Lithang, situata nella zona sud occidentale della provincia del Sichuan, le autorità cinesi stanno attuando una capillare campagna di educazione patriottica.
Le sessioni di "Educazione Patriottica Politica" sono iniziate nella prima settimana di settembre. Dopo aver forzatamente convocato i dirigenti della contea e gli abati dei monasteri di Lithang e dei dintorni, i funzionari governativi hanno organizzato delle classi di indottrinamento di massa in cui è spiegata la situazione esistente in Tibet prima del 1959, quando "aristocratici e funzionari opprimevano e torturavano i servi", a fronte della felice e "prospera era" attuale in cui, grazie al governo cinese, gli standard di vita del popolo tibetano sono migliorati.
È stata proibita l'esposizione delle foto del Dalai Lama sia all'interno dei monasteri sia nelle residenze dei religiosi. Trenta poliziotti armati sono entrati nottetempo nell'abitazione di un monaco e lo hanno picchiato e torturato. I giovani monaci di età inferiore ai diciotto anni sono stati obbligati a lasciare i monasteri e a fare ritorno alle rispettive famiglie.
La situazione a Lithang si è fatta estremamente tesa dal 1° agosto 2007 quando un nomade tibetano, Ronggay Adrak, cinquantadue anni, ha inscenato una manifestazione di protesta nel corso di una cerimonia ufficiale. Si celebrava in quel giorno l'80° anniversario della fondazione dell'Esercito Popolare e una grande folla si era radunata per assistere sia alla cerimonia sia all'annuale corsa dei cavalli. Salito sul palco per offrire la tradizionale sciarpa bianca al Lama del monastero di Lithang, Ronggay Adrak ha afferrato il microfono ed ha iniziato a gridare "Il Dalai Lama deve tornare in Tibet", "Il Tibet vuole l'indipendenza" e "Liberate il Panchen Lama". Sceso tra la folla, si è diretto alla volta di un monaco, sospettato di collusione con i cinesi nella conduzione della campagna di educazione patriottica, denunciandone l'ambiguo comportamento. Di nuovo sul palco, ha ripreso a lanciare slogan imitato in coro da tutti i presenti fino a che è stato arrestato dalla polizia di Kardze e tradotto in un luogo sconosciuto. Migliaia di persone si sono immediatamente recate presso l'Ufficio della Contea per chiederne il rilascio e, nei giorni successivi, hanno in tutti i modi cercato di opporsi e contrastare il lavoro di pattugliamento e di perquisizione operato dalla polizia.
È dell'11 settembre 2007 la notizia dell'arrivo a Lithang, assieme a centinaia di soldati, di un esponente governativo di alto grado che pare si tratterrà nella Contea per almeno sei mesi. È stato chiesto alla popolazione di denunciare il Dalai Lama e di partecipare in massa ad una dimostrazione contro la sua persona.
Secondo la propaganda cinese, sia Ronggay Adrak sia Tenzin Delek Rinpoche sono persone che hanno commesso gravi errori e che non hanno mostrato gratitudine alla madrepatria per lo sviluppo e il progresso arrecato al loro paese dal governo comunista.
(Fonte: WTN/ TCHRD)
Dharamsala-INDIA-, settembre 2007. Il Centro Tibetano per i Diritti Umani e la Democrazia ha reso noto di aver ricevuto conferma che nella contea di Lithang, situata nella zona sud occidentale della provincia del Sichuan, le autorità cinesi stanno attuando una capillare campagna di educazione patriottica.
Le sessioni di "Educazione Patriottica Politica" sono iniziate nella prima settimana di settembre. Dopo aver forzatamente convocato i dirigenti della contea e gli abati dei monasteri di Lithang e dei dintorni, i funzionari governativi hanno organizzato delle classi di indottrinamento di massa in cui è spiegata la situazione esistente in Tibet prima del 1959, quando "aristocratici e funzionari opprimevano e torturavano i servi", a fronte della felice e "prospera era" attuale in cui, grazie al governo cinese, gli standard di vita del popolo tibetano sono migliorati.
È stata proibita l'esposizione delle foto del Dalai Lama sia all'interno dei monasteri sia nelle residenze dei religiosi. Trenta poliziotti armati sono entrati nottetempo nell'abitazione di un monaco e lo hanno picchiato e torturato. I giovani monaci di età inferiore ai diciotto anni sono stati obbligati a lasciare i monasteri e a fare ritorno alle rispettive famiglie.
La situazione a Lithang si è fatta estremamente tesa dal 1° agosto 2007 quando un nomade tibetano, Ronggay Adrak, cinquantadue anni, ha inscenato una manifestazione di protesta nel corso di una cerimonia ufficiale. Si celebrava in quel giorno l'80° anniversario della fondazione dell'Esercito Popolare e una grande folla si era radunata per assistere sia alla cerimonia sia all'annuale corsa dei cavalli. Salito sul palco per offrire la tradizionale sciarpa bianca al Lama del monastero di Lithang, Ronggay Adrak ha afferrato il microfono ed ha iniziato a gridare "Il Dalai Lama deve tornare in Tibet", "Il Tibet vuole l'indipendenza" e "Liberate il Panchen Lama". Sceso tra la folla, si è diretto alla volta di un monaco, sospettato di collusione con i cinesi nella conduzione della campagna di educazione patriottica, denunciandone l'ambiguo comportamento. Di nuovo sul palco, ha ripreso a lanciare slogan imitato in coro da tutti i presenti fino a che è stato arrestato dalla polizia di Kardze e tradotto in un luogo sconosciuto. Migliaia di persone si sono immediatamente recate presso l'Ufficio della Contea per chiederne il rilascio e, nei giorni successivi, hanno in tutti i modi cercato di opporsi e contrastare il lavoro di pattugliamento e di perquisizione operato dalla polizia.
È dell'11 settembre 2007 la notizia dell'arrivo a Lithang, assieme a centinaia di soldati, di un esponente governativo di alto grado che pare si tratterrà nella Contea per almeno sei mesi. È stato chiesto alla popolazione di denunciare il Dalai Lama e di partecipare in massa ad una dimostrazione contro la sua persona.
Secondo la propaganda cinese, sia Ronggay Adrak sia Tenzin Delek Rinpoche sono persone che hanno commesso gravi errori e che non hanno mostrato gratitudine alla madrepatria per lo sviluppo e il progresso arrecato al loro paese dal governo comunista.
(Fonte: WTN/ TCHRD)
martedì 2 ottobre 2007
VIA LA BRIGATISTA DAL NOSTRO TERRITORIO
I brigatisti non li vogliamo nella nostra Provincia.
Come se non bastasse l’invasione di clandestini, di zingari, di sorvegliati speciali adesso arrivano addirittura i brigatisti nella nostra provincia. Poco importa se il posto, dove Amarilli Caprio , è agli arresti domiciliari, è isolato. Chi è stato accusato di “concorso in banda armata e associazione con finalità di terrorismo” a nostro avviso dovrebbe stare in galera. Invece in quest’Italia dove se non c’è l’indulto ci sono i pentiti, i collaboratori di giustizia, male che va ci sono gli arresti domiciliari chi delinque in un modo o nell’altro la fa sempre franca, in galera non va nessuno e chi ci va esce prima del tempo. Non c’è buon senso ne giustizia in tutto questo.
Infine il Montefeltro, l’entroterra avrebbero bisogno di più forze dell’ordine e le poche che ci sono sarebbe meglio utilizzarle per controllare e reprimere i continui furti nelle abitazioni piuttosto che controllare una brigatista agli arresti domiciliari.
Con la scusa che nelle Marche, in Provincia di Pesaro-Urbino si vive ancora bene e i crimini, rispetto ad altre regioni, sono poca cosa, ci inviano meno forze dell’Ordine e più delinquenti.
Adesso basta si alzi forte la protesta contro una deriva pericolosa che ha iniziato da tempo a minare fortemente la qualità della vita del nostro territorio.
Via i clandestini, basta con i soggiorni obbligati, via i brigatisti. Vogliamo invece più controlli e uomini. Oggi soprattutto nell’entroterra la sera le caserme sono chiuse, il territorio sempre più in balia dei delinquenti. Io non ci sto, noi non ci stiamo. La misura è colma.
Giancarlo D’Anna
Consigliere regionale
Come se non bastasse l’invasione di clandestini, di zingari, di sorvegliati speciali adesso arrivano addirittura i brigatisti nella nostra provincia. Poco importa se il posto, dove Amarilli Caprio , è agli arresti domiciliari, è isolato. Chi è stato accusato di “concorso in banda armata e associazione con finalità di terrorismo” a nostro avviso dovrebbe stare in galera. Invece in quest’Italia dove se non c’è l’indulto ci sono i pentiti, i collaboratori di giustizia, male che va ci sono gli arresti domiciliari chi delinque in un modo o nell’altro la fa sempre franca, in galera non va nessuno e chi ci va esce prima del tempo. Non c’è buon senso ne giustizia in tutto questo.
Infine il Montefeltro, l’entroterra avrebbero bisogno di più forze dell’ordine e le poche che ci sono sarebbe meglio utilizzarle per controllare e reprimere i continui furti nelle abitazioni piuttosto che controllare una brigatista agli arresti domiciliari.
Con la scusa che nelle Marche, in Provincia di Pesaro-Urbino si vive ancora bene e i crimini, rispetto ad altre regioni, sono poca cosa, ci inviano meno forze dell’Ordine e più delinquenti.
Adesso basta si alzi forte la protesta contro una deriva pericolosa che ha iniziato da tempo a minare fortemente la qualità della vita del nostro territorio.
Via i clandestini, basta con i soggiorni obbligati, via i brigatisti. Vogliamo invece più controlli e uomini. Oggi soprattutto nell’entroterra la sera le caserme sono chiuse, il territorio sempre più in balia dei delinquenti. Io non ci sto, noi non ci stiamo. La misura è colma.
Giancarlo D’Anna
Consigliere regionale
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