venerdì 29 giugno 2012
MEDICI E TERRITORI IN RIVOLTA
SANITA', I MEDICI MINACCIANO SCIOPERO I CITTADINI SI ORGANIZZANO I TERRITORI SI SOLLEVANO.
D'ANNA,ASUR E AREE VASTE SI CONTRAPPONGONO. ECCO GLI EFFETTI DEL PIANO SOCIO SANITARIO.
L'operazione è riuscita ma il malato è morto. Mai detto fu più azzeccato per rappresentare la situazione che sta vivendo la sanità nelle Marche alla luce della “cura” del Piano Socio Sanitario.
Quei suggerimenti migliorativi, di associazioni, enti, volontari, sindacati emersi dalle centinaia di audizioni della Commissione Sanità, propedeutiche alla presentazione in Consiglio regionale, e rimaste lettera morta per la caparbietà di chi aveva redatto il Piano di non modificare quanto proposto, stanno tornando prepotentemente a galla tanto che non passa giorno che non ci siano proteste, incontri, manifestazioni alle quali troppo spesso si accodano tardivamente quanti quel Piano Socio Sanitario l'hanno condiviso.
Quanti sono stati tacciati di demagogia per aver denunciato l'incapacità del tardivo Piano (è arrivato in aula con tre anni di ritardo) di risolvere i problemi del mondo sanitario, oggi hanno perso il conto di quanti si sono accorti che quella cura e sbagliata con gravissime conseguenze per il “malato”.
Tanto che, consiglieri regionali di maggioranza, che quel Piano l'hanno votato “convintamente” oggi li vediamo presentare tardive interrogazioni alla Giunta piuttosto che interrogare se stessi sul perché hanno consentito, col loro voto, un'operazione tanto avversata dalla gente e oggi anche dai medici. Ma stesso discorso si potrebbe fare nei confronti di esponenti di diversi minoranza doppiogiochisti..
Infatti tra le lacrime di coccodrillo di chi quel Piano l'ha condiviso e venduto come la panacea di tutti i mali come stella polare della sanità del futuro, quotidianamente si sollevano le grida di realtà territoriali. Da quelle che ospitano i piccoli ospedali a quelle che hanno ospedali di medie dimensioni (piccoli anche quelli secondo il sottosegretario Polillo) come pure i medici delle Marche (aderenti ad una decina di sigle sindacali)arrivati a minacciare”azioni clamorose”mettendo in discussione precarietà,primariati senza concorsi, la non copertura del turn over dei medici che vanno in pensione, con tutto quello che comporta. E qui apro una parentesi che riguarda quanto rimane dell'Ospedale di Fano. Già perché alle evidenti penalizzazioni che il nosocomio fanese ha subito e continua a subire a vantaggio di Pesaro si devono aggiungere anche le questioni legate ,nel giro di breve tempo, al pensionamento di diversi primari che lavorano al Santa Croce, ospedale che contrariamente a Pesaro ha un numero elevato di primari che si avvicinano al pensionamento ed è evidente che la mancata sostituzione di questi ultimi sposterà ancora di più su Pesaro il controllo di quello che doveva essere una equa distribuzione di competenze e ruoli tra le due città.
Ma la cura Piano è fallita in modo evidente anche sulle competenze e sui rapporti tra Asur e Aree Vaste creando lotte interne e guai all'esterno, evidente conseguenza della mancata attribuzione di personalità giuridica alle Aree Vaste richiesta a più voci, proposta con emendamenti in consiglio e poi bocciata e oggi trasformata in proposta di legge sottoscritta dal coordinamento di Azione Marche composto da D'Anna, Romagnoli, Silvetti e Marangoni.
Se poi ci caliamo nella realtà della provincia di Pu la situazione è ancora più seria.
L'Azienda Marche Nord si sta rivelando per quella che era, cioè il rafforzamento della Azienda San Salvatore a discapito non tanto e non solo di Fano, principale vittima sacrificale come accadde all'ospedale Mondolfo a suo tempo, ma di tutto l'entroterra. Se ne stanno accorgendo anche quanti erano stati sconsigliati ad aderire all'individuazione di un'area per l'ospedale unico.
Non sappiamo se quell'ospedale sarà costruito, non c'è chiarezza su dove eventualmente sorgerà. Una cosa è certa, che dal punto di vista amministrativo l'ospedale unico già esiste ed è Marche Nord e se “complice”la crisi economica si deciderà, com'è previsto, di ridurre ulteriormente i posti letto e servizi a quel punto potremmo vedere i servizi accorpati in“vecchie” strutture e l'unica “grande novità” dopo tanto discutere sarà quanto è scolpito nel Piano Sanitario e cioè “Un'unica struttura per il livello minimo si cura e assistenza su Area Vasta”. Da questo ciclo vizioso se ne esce ridiscutendo Marche Nord e assegnando la personalità giuridica alle Aree Vaste. Il territorio deve prendersi il diritto di scegliere il proprio futuro.
Giancarlo D'Anna
Vice Presidente Commissione Sanità
lunedì 25 giugno 2012
Sanità e chiromanzia
Può il futuro della Sanità basarsi sui se, i ma, i forse?
Pare proprio che la Regione Marche si affidi alla combinazione astrale elaborata da Mezzolani-Otelma per la vicenda ospedale unico, e cioè :Se ci sono i fondi e se ci sono quanti sono e se quei pochi che potrebbero esserci il ministero ce li assegnerà.
Può sembrare una battuta ma in effetti è così , specie dopo le chiare parole del Sottosegretario Polillo a Pesaro il quale invitato nel capoluogo di provincia pensando di “fargli dire” che i soldi per l'ospedale unico, di cui Mezzolani e Ruta ci parlano da anni, sono pronti e disponibili, ha invece detto a chiare lettere che di soldi non ce ne sono e che comunque condivide le scelte di chi, come la regione Marche, chiude i piccoli ospedali (intendendo quelli di Pesaro e Fano, gli altri non li ha nemmeno tenuti in considerazione) per risparmiare. Una bella differenza dalla litania di questi ultimi anni in cui l'Ospedale Unico è stato “venduto” come l'avanguardia del futuro , di una scelta necessaria per fermare la mobilità passiva, di un richiamo nazionale e internazionale. E', ogni giorno di più chiaro, a chi non l'aveva capito o finto di non capire, che si tratta solo ed esclusivamente di un'operazione di risparmio. Se di risparmi si trattava su quello bisognava dibattere in modo chiaro, invece si è preferito confondere le acque, falsare il dibattito per poi imporre scelte impopolari trasferendo sulla crisi le responsabilità.
Ma c'è chi , come il sindaco di Pesaro, nonostante tutto che definisce l'incontro di Pesaro con Polillo:”un passo avanti perché il sottosegretario verificherà se ci sono i fondi”. Ma come ci avete assicurato per anni che i soldi c'erano e ci sono sempre stati e poi dopo aver “scelto” il sito aver “costruito” la stazione ferroviaria di Fosso Sejore, senza nemmeno chiedere l'autorizzazione e la disponibilità alle ferrovie, siete soddisfatti perché il governo verificherà se ci sono quei fondi che ci avete assicurato per anni e che sono stati la molla di quest'operazione?
Per quanto riguarda Mezzolani bastava guardare la sua faccia durante l'intervento del sottosegretario per capire l'imbarazzo. Imbarazzo in parte rientrato quando il Polillo ha detto in modo chiaro che l'operazione ospedale unico si può fare vendendo gli attuali ospedali di Pesaro e Fano. L'esatto contrario di quanto affermato fino ad oggi.
In tutto questo caos chi si romperà le ossa in modo definitivo saranno gli ospedali dell'entroterra, quegli ospedali che nel Piano di Area vasta dovrebbero rimanere di sicuro, ma in realtà come ha affermato Mezzolani, sempre a Pesaro, fino a quando si può. Visto che già dal prossimo autunno si prevede, dopo quella già avvenuta, un'ulteriore riduzione di posti letto per arrivare al 2,5 per mille abitanti, ci sarà poco da attendere.
Il Sindaco Aguzzi invece, sta prendendo atto che forse è più prudente prendere una posizione realistica rispetto a quella prospettata e così ha posto dubbi e domande.
Resta il fatto che a mio avviso tutta l'operazione vada ridiscussa e considerata. Ho sempre sostenuto che l'Operazione Ospedale Unico è servita a rafforzare l'Azienda preesistente cioè il San Salvatore. I tecnici sanno che è così, lo hanno sempre saputo come dimostrano alcuni verbali in cui la cosa è stata detta in modo esplicito. Al grande pubblico l'operazione è stata venduta in modo completamente diverso, Ospedale Unico come una sorta di Torrette 2 . Così non è e non sarà com'è emerso in modo chiaro dalle parole del sottosegretario. Occorre quindi ripensare al futuro della Sanità, nelle Marche come nella Provincia di PU alla luce degli obiettivi, dei parametri e delle risorse ,che sono sempre meno, del governo nazionale e delle scelte regionali. Lo si deve fare con una premessa:assegnare la personalità giuridica alle aree vaste. Ho già presentato insieme ai colleghi che aderiscono ad Azione Marche (Silvetti, Romagnoli del Fli e Marangoni di Popolo e Territorio) una proposta di legge in tal senso che sono disponibile a emendare se necessario col contributo degli altri colleghi, perché se non si parte da una partecipazione reale e condizionate del territorio si è costretti a subire le scelte che Ancona ci impone com'ha sempre fatto. Se dobbiamo decidere del futuro della sanità alla luce della situazione lo dobbiamo fare affidando la scelta a chi vive sul territorio. Tenendo conto che la Giunta Regionale con la delibera n.62 del 23 gennaio 2012 relativamente all'Ospedale Unico stabilisce di“riunire in un'unica struttura le realtà presenti sul territorio”a quel punto anche il futuro dell'Azienda Marche Nord è segnato ed è chiaro anche a chi tale percorso l'ha voluto,condiviso e giustificato che la sua costituzione è stata finalizzata solo e semplicemente per imporre scelte che oggi sempre più persone non condividono. A questo punto ripensare all'Azienda non è poi così assurdo. Tra tante cose sempre più chiare resta un mistero cioè. quali e quanti beni immobili saranno venduti sull'altare della politica sanitaria. E' una domanda alla quale Mezzolani non mi ha mai dato una risposta. Anche qui senza personalità giuridica saremo costretti a subire l'ennesima imposizione.
Quindi la battaglia continua e per quanto mi riguarda a difesa dell'autonomia decisionale dei territori, a favore di una sanità diffusa, accessibile e pubblica che tenga conto della situazione economica ma che non utilizzi la crisi economica per giustificare scelte che con la crisi non c'entrano un bel niente.
Giancarlo D'Anna
Vice Presidente Commissione Sanità
Pare proprio che la Regione Marche si affidi alla combinazione astrale elaborata da Mezzolani-Otelma per la vicenda ospedale unico, e cioè :Se ci sono i fondi e se ci sono quanti sono e se quei pochi che potrebbero esserci il ministero ce li assegnerà.
Può sembrare una battuta ma in effetti è così , specie dopo le chiare parole del Sottosegretario Polillo a Pesaro il quale invitato nel capoluogo di provincia pensando di “fargli dire” che i soldi per l'ospedale unico, di cui Mezzolani e Ruta ci parlano da anni, sono pronti e disponibili, ha invece detto a chiare lettere che di soldi non ce ne sono e che comunque condivide le scelte di chi, come la regione Marche, chiude i piccoli ospedali (intendendo quelli di Pesaro e Fano, gli altri non li ha nemmeno tenuti in considerazione) per risparmiare. Una bella differenza dalla litania di questi ultimi anni in cui l'Ospedale Unico è stato “venduto” come l'avanguardia del futuro , di una scelta necessaria per fermare la mobilità passiva, di un richiamo nazionale e internazionale. E', ogni giorno di più chiaro, a chi non l'aveva capito o finto di non capire, che si tratta solo ed esclusivamente di un'operazione di risparmio. Se di risparmi si trattava su quello bisognava dibattere in modo chiaro, invece si è preferito confondere le acque, falsare il dibattito per poi imporre scelte impopolari trasferendo sulla crisi le responsabilità.
Ma c'è chi , come il sindaco di Pesaro, nonostante tutto che definisce l'incontro di Pesaro con Polillo:”un passo avanti perché il sottosegretario verificherà se ci sono i fondi”. Ma come ci avete assicurato per anni che i soldi c'erano e ci sono sempre stati e poi dopo aver “scelto” il sito aver “costruito” la stazione ferroviaria di Fosso Sejore, senza nemmeno chiedere l'autorizzazione e la disponibilità alle ferrovie, siete soddisfatti perché il governo verificherà se ci sono quei fondi che ci avete assicurato per anni e che sono stati la molla di quest'operazione?
Per quanto riguarda Mezzolani bastava guardare la sua faccia durante l'intervento del sottosegretario per capire l'imbarazzo. Imbarazzo in parte rientrato quando il Polillo ha detto in modo chiaro che l'operazione ospedale unico si può fare vendendo gli attuali ospedali di Pesaro e Fano. L'esatto contrario di quanto affermato fino ad oggi.
In tutto questo caos chi si romperà le ossa in modo definitivo saranno gli ospedali dell'entroterra, quegli ospedali che nel Piano di Area vasta dovrebbero rimanere di sicuro, ma in realtà come ha affermato Mezzolani, sempre a Pesaro, fino a quando si può. Visto che già dal prossimo autunno si prevede, dopo quella già avvenuta, un'ulteriore riduzione di posti letto per arrivare al 2,5 per mille abitanti, ci sarà poco da attendere.
Il Sindaco Aguzzi invece, sta prendendo atto che forse è più prudente prendere una posizione realistica rispetto a quella prospettata e così ha posto dubbi e domande.
Resta il fatto che a mio avviso tutta l'operazione vada ridiscussa e considerata. Ho sempre sostenuto che l'Operazione Ospedale Unico è servita a rafforzare l'Azienda preesistente cioè il San Salvatore. I tecnici sanno che è così, lo hanno sempre saputo come dimostrano alcuni verbali in cui la cosa è stata detta in modo esplicito. Al grande pubblico l'operazione è stata venduta in modo completamente diverso, Ospedale Unico come una sorta di Torrette 2 . Così non è e non sarà com'è emerso in modo chiaro dalle parole del sottosegretario. Occorre quindi ripensare al futuro della Sanità, nelle Marche come nella Provincia di PU alla luce degli obiettivi, dei parametri e delle risorse ,che sono sempre meno, del governo nazionale e delle scelte regionali. Lo si deve fare con una premessa:assegnare la personalità giuridica alle aree vaste. Ho già presentato insieme ai colleghi che aderiscono ad Azione Marche (Silvetti, Romagnoli del Fli e Marangoni di Popolo e Territorio) una proposta di legge in tal senso che sono disponibile a emendare se necessario col contributo degli altri colleghi, perché se non si parte da una partecipazione reale e condizionate del territorio si è costretti a subire le scelte che Ancona ci impone com'ha sempre fatto. Se dobbiamo decidere del futuro della sanità alla luce della situazione lo dobbiamo fare affidando la scelta a chi vive sul territorio. Tenendo conto che la Giunta Regionale con la delibera n.62 del 23 gennaio 2012 relativamente all'Ospedale Unico stabilisce di“riunire in un'unica struttura le realtà presenti sul territorio”a quel punto anche il futuro dell'Azienda Marche Nord è segnato ed è chiaro anche a chi tale percorso l'ha voluto,condiviso e giustificato che la sua costituzione è stata finalizzata solo e semplicemente per imporre scelte che oggi sempre più persone non condividono. A questo punto ripensare all'Azienda non è poi così assurdo. Tra tante cose sempre più chiare resta un mistero cioè. quali e quanti beni immobili saranno venduti sull'altare della politica sanitaria. E' una domanda alla quale Mezzolani non mi ha mai dato una risposta. Anche qui senza personalità giuridica saremo costretti a subire l'ennesima imposizione.
Quindi la battaglia continua e per quanto mi riguarda a difesa dell'autonomia decisionale dei territori, a favore di una sanità diffusa, accessibile e pubblica che tenga conto della situazione economica ma che non utilizzi la crisi economica per giustificare scelte che con la crisi non c'entrano un bel niente.
Giancarlo D'Anna
Vice Presidente Commissione Sanità
giovedì 21 giugno 2012
Centrali a Biogas, il mio intervento in Consiglio Regionale
Dal verbale del Cosiglio del 12 giugno 2012 sulla “Definizione delle linee guida per l'autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili diverse dal solare fotovoltaico e moratoria per gli impianti a biomasse”
Giancarlo D’ANNA. Negli ultimi anni ho sentito molto parlare di sviluppo sostenibile e non ho mai visto una situazione così grave come quella che ci troviamo ad affrontare non solo nelle Marche ma in Italia e nel mondo intero.
Ancora una volta le chiacchiere hanno vinto sui fatti, molto spesso, infatti, si creano dei bisogni, si trovano le soluzioni a quei bisogni, ma alla fine chi ci guadagna sono sempre gli stessi.
Ne è una testimonianza quello che è accaduto per il fotovoltaico, basta andare a leggere gli atti della scorsa legislatura. Io allora, insieme a pochi altri, in tempi non sospetti, suggerii alcune proposte e alcune idee sulla questione appunto del fotovoltaico a terra. Portai come esempio la Puglia, una delle regioni che più delle altre è stata penalizzata a causa di un assalto inverosimile sia del fotovoltaico sia dell’eolico, che in parte non ha mai funzionato. Sì, perché l'appetito è sempre quello che riguarda gli incentivi. Non è che siamo diventati all'improvviso tutti ecologi o ecologisti, come nazione siamo diventati o rimasti un popolo di affaristi imprenditori. C’era una catena che funziona da sempre. Quale? Quella che parte dalle lobby che condizionano le scelte dalla Comunità europea al Governo nazionale, al Governo regionale, alle Province e ai Comuni. Infatti tutto quello che è accaduto con il fotovoltaico sta accadendo anche adesso con queste novità.
Novità che non a caso vengono fuori in momenti diversi, prima si fa il sacco con una cosa, poi si fa il sacco con un'altra e poi più avanti verranno proposte altre cose, peraltro già programmate, basta leggere quello che avviene in Comunità europea per capire che c'è la fregatura.
Non è un caso che in Italia, per esempio sul fotovoltaico, sono venuti ad investire soprattutto tedeschi e spagnoli, cioè banche tedesche e spagnole venute solo a prendere il nostro territorio pagando affitti profumati a chi non fa più reddito, perché la Comunità europea, guarda caso, prima di arrivare a questo punto ha massacrato la nostra agricoltura con una serie di interventi. Interventi che partono dal famoso set-aside di qualche anno fa, ovvero di quando davano all'agricoltore soldi per non coltivare, quindi abituandolo già a quello che sarebbe accaduto successivamente.
Quindici anni fa quando ero Consigliere comunale di opposizione a Fano una volta feci una ricerca per verificare quanto allora guadagnava il Comune di Fano con i suoi 1.400 ettari, facendo una media era venuto fuori che il Comune affittava a 34.500 lire all’ettaro invece la Comunità europea dava 500 mila lire per il set-aside. Quindi il Comune regalava 470 mila lire al privato per tenere fermo il terreno.
Sicchè il meccanismo è sempre lo stesso, poi, adesso, c’è un sacco di gente che casca dal pero.
C'è necessità di produrre energia, ma quella che abbiamo potrebbe anche essere sufficiente, se però venissero utilizzati strumenti che consentono di risparmiare le energie. Allora, ecco, forse sarebbe stato più opportuno che i Governi, le Regioni, i Comuni o anche la Comunità europea avessero finanziato di più interventi volti, ad esempio, a mantenere il calore o a trattenere il freddo o il fresco durante certi periodi. Invece no. Siccome il nostro è uno sviluppo sostenibile non andiamo a modificare quello che già c’è ma andiamo a creare qualcosa di nuovo, così il modello di sviluppo va avanti con la parola sostenibile, che, invece, sta diventando insostenibile.
Io sono contento, contrariamente a quanto accaduto con il fotovoltaico, che oggi qui in Aula ci sono delle persone che sollevano la questione autorizzazioni, se ci fossero state anche nella scorsa legislatura, quando appunto si parlava di fotovoltaico, forse qualche scempio in meno l’avremmo potuto evitare.
Non credo che oggi la condivisione da parte di tutti i Consiglieri ci sia solo perché c'è il pubblico, allora, forse è il caso di riaprire un percorso complessivo. Io ci sto a non far fare l'impianto vicino alle case, ci sto a non far mettere il fotovoltaico a terra a svantaggio di quello che può essere fatto sopra i tetti, però non ci sto, caro Assessore, che non vengano presi dei provvedimenti sulle polveri sottili perché lì le cose già ci sono e ci sono da dieci-venti anni.
Va bene bloccare quello che deve nascere, però, sant’Iddio, vogliamo prendere dei provvedimenti su quello che già c'è?!
Qualche mese fa feci un'interrogazione nella quale evidenziavo che più di altre regioni nella regione Marche c'è un incremento di tumori infantili, ebbene, i tumori infantili sono collegati anche alla presenza abnorme di polveri sottili.
Vogliamo fare o no un intervento serio sull'amianto, che già c'è, che ogni anno in Italia causa 3.500 morti il cui picco lo vedremo fra dieci anni? Vogliamo fare degli interventi cautelativi sull'elettrosmog e sulle correlate conseguenze? Ci sarà fra poco il raddoppio della linea Fano-Forlì, anche questo previsto già quindici anni fa, solo oggi stanno nascendo dei comitati.
Se la vera intenzione è quella non di tamponare bensì di guardare complessivamente la questione dell'ambiente allora ha un senso, altrimenti non si possono rincorrere i problemi, come sta succedendo adesso, sulla base di quanta gente o meno viene qui.
Il senso di responsabilità ci dice che la politica deve fare le scelte per il futuro.
Io non condivido il discorso che ha fatto il Consigliere Bugaro al cento per cento, però condivido quell’uno per cento di quando, riferendosi alla raffineria, dice: se c’è da fare un qualcosa preferisco metterla in un posto dove mi sento più tutelato.
Quindi è questo il nostro compito, non cercare di tamponare. Seppure, certo, oggi questa situazione dobbiamo tamponarla, però dobbiamo anche guardare in prospettiva, perché, ripeto, è giusto fermare quello che sta avvenendo, ma ancora più giusto è togliere di mezzo quello che già c’è, quello che fa male sul serio.
Andate a guardare sul territorio come sono aumentate determinate patologie collegate a quello che già c’è, cioè le polveri sottili e tutto il resto. Andatelo a chiedere a coloro che vivono vicino all’autostrada.
Insomma, bisogna essere corretti e concreti, quindi, la voglio mettere sul positivo, visto che questa mattina c’è condivisione su uno di questi argomenti, che certamente è importante, cerchiamo di fare un gruppo di lavoro, insieme alla Commissione e insieme agli uffici, da cui possa venir fuori una serie di iniziative per bloccare quello che prevedibilmente potrà causare danni in futuro, ma bonifichiamo da quello che già abbiamo oggi, da ciò che già sta proiettando danni per il futuro.
Credo che il senso di responsabilità faccia dire, sì, votiamo questa risoluzione, però veramente da domani – inteso proprio come giorno, quindi da domani che è mercoledì - mettiamo in piedi quel qualcosa che con il contributo di tutti riesca a guardare complessivamente le problematiche collegate all'ambiente e alla salute
Giancarlo D’ANNA. Negli ultimi anni ho sentito molto parlare di sviluppo sostenibile e non ho mai visto una situazione così grave come quella che ci troviamo ad affrontare non solo nelle Marche ma in Italia e nel mondo intero.
Ancora una volta le chiacchiere hanno vinto sui fatti, molto spesso, infatti, si creano dei bisogni, si trovano le soluzioni a quei bisogni, ma alla fine chi ci guadagna sono sempre gli stessi.
Ne è una testimonianza quello che è accaduto per il fotovoltaico, basta andare a leggere gli atti della scorsa legislatura. Io allora, insieme a pochi altri, in tempi non sospetti, suggerii alcune proposte e alcune idee sulla questione appunto del fotovoltaico a terra. Portai come esempio la Puglia, una delle regioni che più delle altre è stata penalizzata a causa di un assalto inverosimile sia del fotovoltaico sia dell’eolico, che in parte non ha mai funzionato. Sì, perché l'appetito è sempre quello che riguarda gli incentivi. Non è che siamo diventati all'improvviso tutti ecologi o ecologisti, come nazione siamo diventati o rimasti un popolo di affaristi imprenditori. C’era una catena che funziona da sempre. Quale? Quella che parte dalle lobby che condizionano le scelte dalla Comunità europea al Governo nazionale, al Governo regionale, alle Province e ai Comuni. Infatti tutto quello che è accaduto con il fotovoltaico sta accadendo anche adesso con queste novità.
Novità che non a caso vengono fuori in momenti diversi, prima si fa il sacco con una cosa, poi si fa il sacco con un'altra e poi più avanti verranno proposte altre cose, peraltro già programmate, basta leggere quello che avviene in Comunità europea per capire che c'è la fregatura.
Non è un caso che in Italia, per esempio sul fotovoltaico, sono venuti ad investire soprattutto tedeschi e spagnoli, cioè banche tedesche e spagnole venute solo a prendere il nostro territorio pagando affitti profumati a chi non fa più reddito, perché la Comunità europea, guarda caso, prima di arrivare a questo punto ha massacrato la nostra agricoltura con una serie di interventi. Interventi che partono dal famoso set-aside di qualche anno fa, ovvero di quando davano all'agricoltore soldi per non coltivare, quindi abituandolo già a quello che sarebbe accaduto successivamente.
Quindici anni fa quando ero Consigliere comunale di opposizione a Fano una volta feci una ricerca per verificare quanto allora guadagnava il Comune di Fano con i suoi 1.400 ettari, facendo una media era venuto fuori che il Comune affittava a 34.500 lire all’ettaro invece la Comunità europea dava 500 mila lire per il set-aside. Quindi il Comune regalava 470 mila lire al privato per tenere fermo il terreno.
Sicchè il meccanismo è sempre lo stesso, poi, adesso, c’è un sacco di gente che casca dal pero.
C'è necessità di produrre energia, ma quella che abbiamo potrebbe anche essere sufficiente, se però venissero utilizzati strumenti che consentono di risparmiare le energie. Allora, ecco, forse sarebbe stato più opportuno che i Governi, le Regioni, i Comuni o anche la Comunità europea avessero finanziato di più interventi volti, ad esempio, a mantenere il calore o a trattenere il freddo o il fresco durante certi periodi. Invece no. Siccome il nostro è uno sviluppo sostenibile non andiamo a modificare quello che già c’è ma andiamo a creare qualcosa di nuovo, così il modello di sviluppo va avanti con la parola sostenibile, che, invece, sta diventando insostenibile.
Io sono contento, contrariamente a quanto accaduto con il fotovoltaico, che oggi qui in Aula ci sono delle persone che sollevano la questione autorizzazioni, se ci fossero state anche nella scorsa legislatura, quando appunto si parlava di fotovoltaico, forse qualche scempio in meno l’avremmo potuto evitare.
Non credo che oggi la condivisione da parte di tutti i Consiglieri ci sia solo perché c'è il pubblico, allora, forse è il caso di riaprire un percorso complessivo. Io ci sto a non far fare l'impianto vicino alle case, ci sto a non far mettere il fotovoltaico a terra a svantaggio di quello che può essere fatto sopra i tetti, però non ci sto, caro Assessore, che non vengano presi dei provvedimenti sulle polveri sottili perché lì le cose già ci sono e ci sono da dieci-venti anni.
Va bene bloccare quello che deve nascere, però, sant’Iddio, vogliamo prendere dei provvedimenti su quello che già c'è?!
Qualche mese fa feci un'interrogazione nella quale evidenziavo che più di altre regioni nella regione Marche c'è un incremento di tumori infantili, ebbene, i tumori infantili sono collegati anche alla presenza abnorme di polveri sottili.
Vogliamo fare o no un intervento serio sull'amianto, che già c'è, che ogni anno in Italia causa 3.500 morti il cui picco lo vedremo fra dieci anni? Vogliamo fare degli interventi cautelativi sull'elettrosmog e sulle correlate conseguenze? Ci sarà fra poco il raddoppio della linea Fano-Forlì, anche questo previsto già quindici anni fa, solo oggi stanno nascendo dei comitati.
Se la vera intenzione è quella non di tamponare bensì di guardare complessivamente la questione dell'ambiente allora ha un senso, altrimenti non si possono rincorrere i problemi, come sta succedendo adesso, sulla base di quanta gente o meno viene qui.
Il senso di responsabilità ci dice che la politica deve fare le scelte per il futuro.
Io non condivido il discorso che ha fatto il Consigliere Bugaro al cento per cento, però condivido quell’uno per cento di quando, riferendosi alla raffineria, dice: se c’è da fare un qualcosa preferisco metterla in un posto dove mi sento più tutelato.
Quindi è questo il nostro compito, non cercare di tamponare. Seppure, certo, oggi questa situazione dobbiamo tamponarla, però dobbiamo anche guardare in prospettiva, perché, ripeto, è giusto fermare quello che sta avvenendo, ma ancora più giusto è togliere di mezzo quello che già c’è, quello che fa male sul serio.
Andate a guardare sul territorio come sono aumentate determinate patologie collegate a quello che già c’è, cioè le polveri sottili e tutto il resto. Andatelo a chiedere a coloro che vivono vicino all’autostrada.
Insomma, bisogna essere corretti e concreti, quindi, la voglio mettere sul positivo, visto che questa mattina c’è condivisione su uno di questi argomenti, che certamente è importante, cerchiamo di fare un gruppo di lavoro, insieme alla Commissione e insieme agli uffici, da cui possa venir fuori una serie di iniziative per bloccare quello che prevedibilmente potrà causare danni in futuro, ma bonifichiamo da quello che già abbiamo oggi, da ciò che già sta proiettando danni per il futuro.
Credo che il senso di responsabilità faccia dire, sì, votiamo questa risoluzione, però veramente da domani – inteso proprio come giorno, quindi da domani che è mercoledì - mettiamo in piedi quel qualcosa che con il contributo di tutti riesca a guardare complessivamente le problematiche collegate all'ambiente e alla salute
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