Giustamente il compito di proteggere i cittadini spetta alle Forze dell’Ordine- esordisce il consigliere regionale di A.N. Giancarlo D’Anna- per questo è necessario un aumento dell’organico delle stesse ad iniziare da un passaggio di categoria del Commissariato di Fano.
Da anni atteso, ciò non è mai avvenuto. Anzi com’è accaduto di recente, ci si è mossi nella direzione opposta come la prossima chiusura del Comando della Polizia Stradale dimostra.
E’ una realtà. Nonostante l’ impegno delle Forze dell’Ordine, continuano, anzi aumentano episodi criminosi che preoccupano non poco. Le recenti rapine in Piazza Andrea Costa, in pieno centro a Fano, non sono un segnale di allarme, sono l’allarme, l’emergenza.
Sarebbe assurdo minimizzare o paragonare Fano ad altre realtà. Fano è una città nella quale è piacevole vivere solo e se si interviene immediatamente per bloccare un trend preoccupante che potrebbe degenerare, complice leggi nazionali più attente ai “diritti” delinquenti che a quelli di cittadini e commercianti.
Un recente episodio ha visto diverse massaie, impegnate nella spesa in un supermercato del centro, bloccare un extracomunitario che furtivamente cercava di uscire senza pagare. Un bel coraggio quello di commesse e clienti,ma probabilmente è servito a poco. Il ladro, consegnato ai Carabinieri, grazie ad una legislazione assurda, è probabilmente fuori pronto a ripetere l’impresa.
Fano, Pesaro, l’entroterra, l’intera Provincia e le Marche non possono continuare ad essere considerate da Roma come una realtà tranquilla tanto da non prevedere maggiori risorse umane. Anzi in base a tale assurda teoria sono inviati troppo spesso in soggiorno obbligato, nei nostri territori, pericolosi personaggi con un codazzo di individui poco raccomodabili.
La forte ed incontrollata immigrazione straniera e italiana hanno portato la presenza di lavoratori da una parte e nullafacenti dall’altra. Troppa gente vaga senza lavoro per la città, importunando, aumentando insicurezza e degrado. Importando illegalità nelle vie, nei luoghi di lavoro, nel commercio- quello abusivo- senza escludere il riciclaggio di denaro in attività lecite, avvelenando i nostri giovani con droghe di ogni genere, iniziando a creare ghetti in quartieri dove la prostituzione domiciliare è certificata da decine di inserzioni su fogli e quotidiani.
E’ necessaria una forte presa di coscienza del problema, senza polemiche di parte ma con interventi decisi, determinati, esemplari. La città, il territorio, le attività commerciali, le istituzioni hanno impiegato decenni a costruire una città a misura d’uomo. Questo patrimonio oggi corre seri pericoli, far finta che tutto va bene o meglio di altre realtà corrisponde ad abdicare ad un preciso dovere al quale nessuno può sottrarsi.
L’appello- conclude D’Anna- che rivolgiamo al Prefetto, al Questore, ai Parlamentari nazionali è quello di adoperarsi un aumento delle forza dell’Ordine nella nostra provincia ad iniziare dall’entroterra.Per un passaggio di categoria del Commissariato di Fano che consenta di elevare il numero di operatori e ridurre contemporaneamente la fascia d’età oggi troppo alta rispetto alla tipologia di lavoro. Alla Regione già da tempo abbiamo chiesto di far pressione sul governo Nazionale per un aumento dell’organico nella nostra Provincia e nell’Interara Regione Marche, oltre ad un cospicuo finanziamento di interventi a favore dei Comuni per un efficace controllo del territorio- video controllo ad esempio-. Ai comuni una maggiore presenza di vigili urbani ai quali vanno forniti mezzi adeguati di difesa accompagnati dall’emissione e applicazione di ordinanze che non consentano l’arrembaggio alla città da parte di ladri, spacciatori, prostitute,finti mendicanti e rapinatori veri.
Giancarlo D’Anna
Consigliere regionale
domenica 2 dicembre 2007
IL DALAI LAMA LO VOGLIAMO NOI
Il consigliere regionale D’Anna (An),appassionato di Tibet:“Sarebbe bellissimo,come nel 2005”
Il Dalai Lama di nuovo a Pennabilli?
Nasce l’idea di una “tappa” in occasione della visita italiana
PENNABILLI - Mentre in Parlamento
si discute di una visita “ufficiale” o
meno, per non creare problemi diplomatici
con la Cina (le vicende politiche
che legano il regime al Tibet
sono ormai note e il Dalai Lama diventa
per alcuni esponenti un “personaggio
scomodo”), a Pennabilli, e
in tutto il Montefeltro, la notizia del
suo arrivo in Italia riporta alla mente
il grande incontro del 2005.
Quel 30 luglio il Dalai Lama visitò a
San Leo la mostra fotografica “Tibet
perduto”, realizzata con le straordinarie
foto di Fosco Maraini negli anni
’30 e ’40. Poi a Pennabilli inaugurò
sul Roccione “la campana di
Lhasa”, copia originale della campana
cristiana, unico reperto rimasto
della missione dei frati cappuccini a
Lhasa nel XVIII secolo. Il calco della
campana era stato fatto a Lhasa il
4 agosto 2004 tra mille difficoltà. Nel
Teatro Vittoria ha visitato la mostra
dedicata al grande orientalista e famoso
tibetologo Giuseppe Tucci; ha
avuto un incontro riservato con
Mons. Luigi Negri, vescovo della diocesi
di San Marino-Montefeltro; ha
pregato insieme ai monaci tibetani
del monastero di Ganden Jantse che
avevano nei giorni precedenti realizzato
un mandala di sabbie colorate
dedicato a Chenrezig. In piazza Vittorio
Emanuele di fronte a 3000 persone
ha tenuto un breve discorso insieme
a Stefano Paolucci, sindaco di
Pennabilli, a padre Juan Bednarik,
definitore generale dell’ordine dei
frati Cappuccini, a Mons. Luigi Negri
e all’Imam della comunità islamica
di Rimini. “Fu un incontro eccezionale,
me lo ricordo bene”, interviene
Giancarlo D’Anna, consigliere
regionale di Alleanza Nazionale che
si confessa grande cultore della cultura
tibetana e delle alterne vicende
dei Lama. “Ho anche depositato una
mozione in Regione per sensibilizzare
la politica italiana sulla questione
del Tibet”, aggiunge, “soprattutto dopo
aver visitato personalmente quelle
zone, prima per lavoro (accompagnatore
turistico, ndr) poi per piacere”.
D’Anna ha anche incontrato il
Dalai Lama recentemente: “ad agosto
ho partecipato ad una sua lezione in
Ladhak, dove mi ero recato in vacanza”.
Crede che questo personaggio sia
davvero “scomodo”? “Al contrario
credo sia una delle persone più importanti,
una figura direi globale, non
si può minimizzare quello che rappresenta
per la sua gente, e anche
per noi, per questo spero sia possibile
invitarlo di nuovo a Pennabilli, a
questo proposito mi metto fin da ora
a disposizione per tutto”.
Intanto Sky Tg24 ha lanciato un sondaggio
ad hoc: una maggioranza quasi
plebiscitaria, il 92% dei partecipanti,
non condivide la decisione
delle Autorità italiane di non ricevere
il Dalai Lama, in visita in Italia nelle
prossime settimane. Se non lo vogliono
a Roma, in Montefeltro sarebbero
ben felici di ospitarlo.
Daniele Bartolucci
Il Dalai Lama di nuovo a Pennabilli?
Nasce l’idea di una “tappa” in occasione della visita italiana
PENNABILLI - Mentre in Parlamento
si discute di una visita “ufficiale” o
meno, per non creare problemi diplomatici
con la Cina (le vicende politiche
che legano il regime al Tibet
sono ormai note e il Dalai Lama diventa
per alcuni esponenti un “personaggio
scomodo”), a Pennabilli, e
in tutto il Montefeltro, la notizia del
suo arrivo in Italia riporta alla mente
il grande incontro del 2005.
Quel 30 luglio il Dalai Lama visitò a
San Leo la mostra fotografica “Tibet
perduto”, realizzata con le straordinarie
foto di Fosco Maraini negli anni
’30 e ’40. Poi a Pennabilli inaugurò
sul Roccione “la campana di
Lhasa”, copia originale della campana
cristiana, unico reperto rimasto
della missione dei frati cappuccini a
Lhasa nel XVIII secolo. Il calco della
campana era stato fatto a Lhasa il
4 agosto 2004 tra mille difficoltà. Nel
Teatro Vittoria ha visitato la mostra
dedicata al grande orientalista e famoso
tibetologo Giuseppe Tucci; ha
avuto un incontro riservato con
Mons. Luigi Negri, vescovo della diocesi
di San Marino-Montefeltro; ha
pregato insieme ai monaci tibetani
del monastero di Ganden Jantse che
avevano nei giorni precedenti realizzato
un mandala di sabbie colorate
dedicato a Chenrezig. In piazza Vittorio
Emanuele di fronte a 3000 persone
ha tenuto un breve discorso insieme
a Stefano Paolucci, sindaco di
Pennabilli, a padre Juan Bednarik,
definitore generale dell’ordine dei
frati Cappuccini, a Mons. Luigi Negri
e all’Imam della comunità islamica
di Rimini. “Fu un incontro eccezionale,
me lo ricordo bene”, interviene
Giancarlo D’Anna, consigliere
regionale di Alleanza Nazionale che
si confessa grande cultore della cultura
tibetana e delle alterne vicende
dei Lama. “Ho anche depositato una
mozione in Regione per sensibilizzare
la politica italiana sulla questione
del Tibet”, aggiunge, “soprattutto dopo
aver visitato personalmente quelle
zone, prima per lavoro (accompagnatore
turistico, ndr) poi per piacere”.
D’Anna ha anche incontrato il
Dalai Lama recentemente: “ad agosto
ho partecipato ad una sua lezione in
Ladhak, dove mi ero recato in vacanza”.
Crede che questo personaggio sia
davvero “scomodo”? “Al contrario
credo sia una delle persone più importanti,
una figura direi globale, non
si può minimizzare quello che rappresenta
per la sua gente, e anche
per noi, per questo spero sia possibile
invitarlo di nuovo a Pennabilli, a
questo proposito mi metto fin da ora
a disposizione per tutto”.
Intanto Sky Tg24 ha lanciato un sondaggio
ad hoc: una maggioranza quasi
plebiscitaria, il 92% dei partecipanti,
non condivide la decisione
delle Autorità italiane di non ricevere
il Dalai Lama, in visita in Italia nelle
prossime settimane. Se non lo vogliono
a Roma, in Montefeltro sarebbero
ben felici di ospitarlo.
Daniele Bartolucci
sabato 1 dicembre 2007
BERLUSCONI: STIAMO TUTTI INSIEME
dal Corriere della Sera
Berlusconi agli alleati: stiamo tutti insieme
Dopo l'avvio del dialogo con Veltroni, il Cavaliere tende la mano a Fini e Casini: «Alla fine torneranno»
Silvio Berlusconi (Imago)
PALERMO - «Agli alleati dico: stiamo tutti insieme». Silvio Berlusconi, dopo aver avviato, venerdì sera con Walter Veltroni, il dialogo per dare «nuove regole» alla politica del Paese, tende una mano agli alleati Bossi, Fini e Casini, colti di sopresa dalle nuove iniziative del Cavaliere. Una «proposta di pace», quella di Berlusconi, che però non convince Bossi e Fini.
LIBERTA' - Il messaggio è chiaro. Dopo le baruffe il leader dell'opposizione torna a dialogare anche con gli esponenti della sua parte politica, Fini e Casini (pur senza citarli direttamente): «Agli alleati dico che dobbiamo stare tutti insieme», ha detto Berlusconi in piazza Politeama, a Palermo, dov'è giunto per incontrare i simpatizzanti di Forza Italia riuniti attorno ai gazebo organizzati per lanciare il referendum sul nome del nuovo partito. «È più importante del 1994. Non c'è dubbio. È un passagggio straordinario che deve essere accolto, capito e condiviso da tutti perché dobbiamo unire tutti come vuole la gente. Sono venuto qui perchè c'è il boulevard più bello d'Europa, che è via Libertá. E con l'idea che abbiamo noi ci sono delle coincidenze meravigliose».
PDL PER UNIRE CENTRODESTRA - «Con gli alleati vogliamo fare un percorso condiviso - ha aggiunto l'ex presidente del Consiglio - Il nuovo partito è pensato per questo obiettivo di unità. Bisogna eliminare ogni divisione tra alleati. Da Palermo parte l'avventura del più grande partito di chi vuole stare insieme». Dopo l'annuncio del nuovo partito, ha rivelato Berlusconi, «mi aspettavo resistenze da parte degli alleati, ma so anche che esse verranno superate dall'entusiasmo della gente e dalla quantità di persone che si uniranno a questo progetto».
VERO BIPOLARISMO - Il Cavaliere ha anche spiegato perché ha scelto, con la sua nuova formazione politica («Partito della gente per la gente»), di aprire un dialogo con il Partito democratico guidato da Walter Veltroni: «Sono due soggetti politici forti che rappresentano la possibilitá di un vero bipolarismo non condizionato da veti e ricatti della più piccola delle forze politiche». E veti e ricatti, ha sottolineato Berlusconi, producono «paralisi, come si vede dai risultati di questo governo, che sono dannosi per l'Italia».
URNE - Malgrado le rassicurazioni a Veltroni, durante l'incontro di venerdì, di non voler porre pregiudiziali sulla data delle elezioni, Berlusconi ha anche ribadito di voler tornare prima possibile al voto: «Siamo qui dopo la più grande mobilitazione della storia della Repubblica in cui milioni di cittadini hanno chiesto a questo governo di porre fine alla sua esperienza e di tornare a votare. In una situazione come questa, quando si dimostra che la maggioranza non c'è più, l'unica strada è tornare alle urne. La sinistra ha deluso, siamo invasi dagli extracomunitari e siamo in un punto di non ritorno». Anche perché «tutti i provvedimenti di questo governo hanno una matrice ideologica: sono stati dettati, voluti, imposti all'esecutivo dall'estrema sinistra». Il governo ha fatto «troppi danni - ha concluso - e deve andare a casa: non si può andare avanti con una sfiducia dell'80%».
Berlusconi agli alleati: stiamo tutti insieme
Dopo l'avvio del dialogo con Veltroni, il Cavaliere tende la mano a Fini e Casini: «Alla fine torneranno»
Silvio Berlusconi (Imago)
PALERMO - «Agli alleati dico: stiamo tutti insieme». Silvio Berlusconi, dopo aver avviato, venerdì sera con Walter Veltroni, il dialogo per dare «nuove regole» alla politica del Paese, tende una mano agli alleati Bossi, Fini e Casini, colti di sopresa dalle nuove iniziative del Cavaliere. Una «proposta di pace», quella di Berlusconi, che però non convince Bossi e Fini.
LIBERTA' - Il messaggio è chiaro. Dopo le baruffe il leader dell'opposizione torna a dialogare anche con gli esponenti della sua parte politica, Fini e Casini (pur senza citarli direttamente): «Agli alleati dico che dobbiamo stare tutti insieme», ha detto Berlusconi in piazza Politeama, a Palermo, dov'è giunto per incontrare i simpatizzanti di Forza Italia riuniti attorno ai gazebo organizzati per lanciare il referendum sul nome del nuovo partito. «È più importante del 1994. Non c'è dubbio. È un passagggio straordinario che deve essere accolto, capito e condiviso da tutti perché dobbiamo unire tutti come vuole la gente. Sono venuto qui perchè c'è il boulevard più bello d'Europa, che è via Libertá. E con l'idea che abbiamo noi ci sono delle coincidenze meravigliose».
PDL PER UNIRE CENTRODESTRA - «Con gli alleati vogliamo fare un percorso condiviso - ha aggiunto l'ex presidente del Consiglio - Il nuovo partito è pensato per questo obiettivo di unità. Bisogna eliminare ogni divisione tra alleati. Da Palermo parte l'avventura del più grande partito di chi vuole stare insieme». Dopo l'annuncio del nuovo partito, ha rivelato Berlusconi, «mi aspettavo resistenze da parte degli alleati, ma so anche che esse verranno superate dall'entusiasmo della gente e dalla quantità di persone che si uniranno a questo progetto».
VERO BIPOLARISMO - Il Cavaliere ha anche spiegato perché ha scelto, con la sua nuova formazione politica («Partito della gente per la gente»), di aprire un dialogo con il Partito democratico guidato da Walter Veltroni: «Sono due soggetti politici forti che rappresentano la possibilitá di un vero bipolarismo non condizionato da veti e ricatti della più piccola delle forze politiche». E veti e ricatti, ha sottolineato Berlusconi, producono «paralisi, come si vede dai risultati di questo governo, che sono dannosi per l'Italia».
URNE - Malgrado le rassicurazioni a Veltroni, durante l'incontro di venerdì, di non voler porre pregiudiziali sulla data delle elezioni, Berlusconi ha anche ribadito di voler tornare prima possibile al voto: «Siamo qui dopo la più grande mobilitazione della storia della Repubblica in cui milioni di cittadini hanno chiesto a questo governo di porre fine alla sua esperienza e di tornare a votare. In una situazione come questa, quando si dimostra che la maggioranza non c'è più, l'unica strada è tornare alle urne. La sinistra ha deluso, siamo invasi dagli extracomunitari e siamo in un punto di non ritorno». Anche perché «tutti i provvedimenti di questo governo hanno una matrice ideologica: sono stati dettati, voluti, imposti all'esecutivo dall'estrema sinistra». Il governo ha fatto «troppi danni - ha concluso - e deve andare a casa: non si può andare avanti con una sfiducia dell'80%».
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